GIACOMO BERTANI (PD)
«La magistratura si attivi subito per fare accertamenti»
REGGIO EMILIA. Sulla denuncia fatta da una donna di 30 anni, che al colloquio di lavoro si è sentita chiedere di non rimanere incinta fino al 2020, interviene anche Giacomo Bertani, responsabile...
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REGGIO EMILIA. Sulla denuncia fatta da una donna di 30 anni, che al colloquio di lavoro si è sentita chiedere di non rimanere incinta fino al 2020, interviene anche Giacomo Bertani, responsabile Economia e Lavoro del Pd di Reggio Emilia.
«È una vergogna inqualificabile quanto riportato da una giovane lavoratrice a cui sarebbe stato richiesto di non avere figli per 3 anni durante un colloquio di lavoro. È inaccettabile che nel 2017 si pongano condizioni di questo tipo, che non esito a definire antisociali e umilianti per le lavoratrici e per la comunità reggiana. Particolarmente gravi in un territorio che ha da sempre messo l’infanzia al centro del suo agire politico. Mi auguro che la magistratura si attivi subito e con determinazione per accertare quanto segnalato dalla lavoratrice. Lavorare non può essere messo in contrapposizione con la genitorialità e, senza un’armonizzazione di questi due aspetti importanti della vita delle persone, non bisogna stupirsi se i tassi di natalità sono scesi ai livelli attuali. Una società che non fa figli è una società condannata al declino, anche economico. Dobbiamo contrastare questa cultura ostile alla genitorialità nel mondo del lavoro. Le imprese ci devono aiutare su questo fronte, le associazioni di categoria si facciano sentire: fare figli è un diritto e le persone devono essere messe nelle migliori condizioni per poterlo fare».
«Reggio Emilia – prosegue Bertani – è anche terra di esempi molto positivi su questo versante: ricordo la notizia di qualche mese fa dell’azienda Nem di Quattro Castella che ha deciso di assumere a tempo indeterminato una donna che a colloquio si è presentata in avanzato stato di gravidanza. La legislazione a sostegno della genitorialità, grazie all’impegno di Governo e Parlamento, in questi anni è cresciuta: abbiamo esteso l’assegno di maternità a una platea più ampia di lavoratrici, comprendendo anche forme di lavoro autonomo, freelance e precario, abbiamo aumentato le possibilità di coniugare l’attività lavorativa con la cura familiare e investito molte risorse per aiutare le nuove famiglie (bonus asilo nido, bonus mamma) e la crescita dell’edilizia scolastica. Ma tutto questo non basta fin tanto che non riusciremo a innescare un cambiamento culturale profondo nel mondo del lavoro, che non veda la maternità e paternità come un ostacolo a svolgere il proprio lavoro».
«È una vergogna inqualificabile quanto riportato da una giovane lavoratrice a cui sarebbe stato richiesto di non avere figli per 3 anni durante un colloquio di lavoro. È inaccettabile che nel 2017 si pongano condizioni di questo tipo, che non esito a definire antisociali e umilianti per le lavoratrici e per la comunità reggiana. Particolarmente gravi in un territorio che ha da sempre messo l’infanzia al centro del suo agire politico. Mi auguro che la magistratura si attivi subito e con determinazione per accertare quanto segnalato dalla lavoratrice. Lavorare non può essere messo in contrapposizione con la genitorialità e, senza un’armonizzazione di questi due aspetti importanti della vita delle persone, non bisogna stupirsi se i tassi di natalità sono scesi ai livelli attuali. Una società che non fa figli è una società condannata al declino, anche economico. Dobbiamo contrastare questa cultura ostile alla genitorialità nel mondo del lavoro. Le imprese ci devono aiutare su questo fronte, le associazioni di categoria si facciano sentire: fare figli è un diritto e le persone devono essere messe nelle migliori condizioni per poterlo fare».
«Reggio Emilia – prosegue Bertani – è anche terra di esempi molto positivi su questo versante: ricordo la notizia di qualche mese fa dell’azienda Nem di Quattro Castella che ha deciso di assumere a tempo indeterminato una donna che a colloquio si è presentata in avanzato stato di gravidanza. La legislazione a sostegno della genitorialità, grazie all’impegno di Governo e Parlamento, in questi anni è cresciuta: abbiamo esteso l’assegno di maternità a una platea più ampia di lavoratrici, comprendendo anche forme di lavoro autonomo, freelance e precario, abbiamo aumentato le possibilità di coniugare l’attività lavorativa con la cura familiare e investito molte risorse per aiutare le nuove famiglie (bonus asilo nido, bonus mamma) e la crescita dell’edilizia scolastica. Ma tutto questo non basta fin tanto che non riusciremo a innescare un cambiamento culturale profondo nel mondo del lavoro, che non veda la maternità e paternità come un ostacolo a svolgere il proprio lavoro».
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