Parmigiano Reggiano sfida gli Usa
Il presidente Bertinelli: «Norme più chiare per crescere anche su quel mercato»
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REGGIO EMILIA. Continua la battaglia per difendere e tutelare la denominazione e la tipicità dei prodotti alimentari italiani. Una contesa di rilievo internazionale che coinvolge in modo evidente il formaggio delle nostre contrade che spesso viene spacciato, oltre confine, con false definizioni e confezioni contraffatte.
Il Consorzio di tutela del Parmigiano Reggiano è impegnato da tempo nella vigilanza e spesso si è visto costretto a ricorrere ad azioni legali di difesa.
Su questo tema si è svolto a Parma un convegno dal titolo “Produzione alimentare e sfide del commercio internazionale” che ha visto la partecipazione del presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani e di quello di Federalimentare Luigi Scordamaglia. Vi ha preso parte Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio del nostro formaggio che ha offerto una riflessione sul mercato americano, dove il Re dei Formaggi sbarca ogni anno con 250 mila forme (oltre 10 mila tonnellate) per un valore che supera i 110 milioni di euro.
«Oltre Atlantico il Consorzio – ha affermato Bertinelli – dopo il Ceta che ha regolato gli accordi fra Unione Europea e Canada, è impegnato in una forte azione di vigilanza perché l’eliminazione dei dazi porterà a una consistente crescita delle esportazioni. Il nostro impegno sarà quello di spiegare a tutti gli interlocutori che non esistono altri formaggi assimilabili al nostro. Il Parmigiano Reggiano può nascere solo qui, è frutto di questa terra e del saper fare delle sue genti che si tramanda da generazioni. Rispetto a nove secoli fa nulla è cambiato. Purtroppo negli Stati Uniti non esiste una tutela delle indicazioni geografiche e il nome “parmesan” viene inteso in modo generico; noi dovremo dimostrare che si tratta di una denominazione imperfetta e che il suo uso rappresenta una infrazione alla Dop, perché il Parmigiano Reggiano rispetta un preciso e rigoroso disciplinare. La battaglia non sarà semplice ma abbiamo dalla nostra parte sentenze importanti come quella della Corte di Giustizia Europea che, contro la Germania, ha sancito che l’uso di termini non conformi al disciplinare costituisce una violazione alle norme europee».
Le pratiche ingannevoli, ha precisato Bertinelli, riguardano anche il taglio del formaggio e il suo confezionamento. «Norme più chiare e trasparenti – ha detto – ci permetterebbero di aumentare sensibilmente la nostra presenza sul mercato con una crescita che potremmo stimare in altre 120mila forme per un valore superiore a 50 milioni di euro. In questi obiettivi la politica deve aiutarci con norme in grado di eliminare pratiche ingannevoli, in particolare l’uso di denominazioni geografiche, immagini e marchi. Una forma sfacciata di concorrenza sleale e truffa dei consumatori». (l.v.)
Il Consorzio di tutela del Parmigiano Reggiano è impegnato da tempo nella vigilanza e spesso si è visto costretto a ricorrere ad azioni legali di difesa.
Su questo tema si è svolto a Parma un convegno dal titolo “Produzione alimentare e sfide del commercio internazionale” che ha visto la partecipazione del presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani e di quello di Federalimentare Luigi Scordamaglia. Vi ha preso parte Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio del nostro formaggio che ha offerto una riflessione sul mercato americano, dove il Re dei Formaggi sbarca ogni anno con 250 mila forme (oltre 10 mila tonnellate) per un valore che supera i 110 milioni di euro.
«Oltre Atlantico il Consorzio – ha affermato Bertinelli – dopo il Ceta che ha regolato gli accordi fra Unione Europea e Canada, è impegnato in una forte azione di vigilanza perché l’eliminazione dei dazi porterà a una consistente crescita delle esportazioni. Il nostro impegno sarà quello di spiegare a tutti gli interlocutori che non esistono altri formaggi assimilabili al nostro. Il Parmigiano Reggiano può nascere solo qui, è frutto di questa terra e del saper fare delle sue genti che si tramanda da generazioni. Rispetto a nove secoli fa nulla è cambiato. Purtroppo negli Stati Uniti non esiste una tutela delle indicazioni geografiche e il nome “parmesan” viene inteso in modo generico; noi dovremo dimostrare che si tratta di una denominazione imperfetta e che il suo uso rappresenta una infrazione alla Dop, perché il Parmigiano Reggiano rispetta un preciso e rigoroso disciplinare. La battaglia non sarà semplice ma abbiamo dalla nostra parte sentenze importanti come quella della Corte di Giustizia Europea che, contro la Germania, ha sancito che l’uso di termini non conformi al disciplinare costituisce una violazione alle norme europee».
Le pratiche ingannevoli, ha precisato Bertinelli, riguardano anche il taglio del formaggio e il suo confezionamento. «Norme più chiare e trasparenti – ha detto – ci permetterebbero di aumentare sensibilmente la nostra presenza sul mercato con una crescita che potremmo stimare in altre 120mila forme per un valore superiore a 50 milioni di euro. In questi obiettivi la politica deve aiutarci con norme in grado di eliminare pratiche ingannevoli, in particolare l’uso di denominazioni geografiche, immagini e marchi. Una forma sfacciata di concorrenza sleale e truffa dei consumatori». (l.v.)
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