Carenza d’acqua, un altro record negativo
Il deficit dovuto alla somma di due fattori: scarsità di piogge e temperature particolarmente alte
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REGGIO EMILIA. La determinazione a costruire una diga a monte di Vetto è sorta dalla consapevolezza che il nostro clima sta diventando sempre più mediterraneo, con poca neve d'inverno e una prolungata siccità estiva. Quest'anno il problema è stato aggravato dalle scarse precipitazioni verificatesi dall'inizio dell'inverno, che ha mantenuto il terreno prevalentemente asciutto e l'Appennino leggermente imbiancato soltanto sulle cime più alte. Reggio Emilia Meteo ha misurato in città appena un millimetro di pioggia in dicembre e 0,5 in gennaio. Febbraio, con 67,6 millimetri, è rientrato nella media, ma poi sono scesi al di sotto marzo, con soli 8,1 millimetri, e anche aprile, con 33. Maggio si è riscattato portandone 89,2, ma giugno è sceso a 41,9, luglio a 7,4 e agosto a 4,3. Nel periodo invernale e primaverile la nostra provincia ha registrato circa il 40% in meno delle precipitazioni medie stagionali. E' andata peggio nelle province di Parma e Piacenza, dove il deficit ha superato il 50%, arrivando in qualche zona al 75%, cosicchè in agosto qualche località di collina doveva essere rifornita di acqua potabile con le autobotti. Le zone complessivamente meno colpite sono state quelle della pianura ferrarese e ravennate. «Il deficit del bilancio idroclimatico – spiega l'Arpa – è dovuto alla combinazione tra la scarsità delle piogge, protrattasi praticamente senza tregua dall’inverno 2016 a tutta l’estate 2017, e gli elevati valori di evapotraspirazione potenziale, dovuti a bassa umidità relativa e a temperature estive particolarmente alte». Si è verificata una carenza d'acqua paragonabile, e in diverse aree superiore, a quelle registrate nel 2012 e nel 2003. (l.s.)
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