Estate torrida? Sarà così per trent’anni
di Luciano Salsi
Secondo l’Agenzia regionale per la protezione ambientale le temperature estreme sono destinate a diventare la norma
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REGGIO EMILIA. La frescura e le piogge di settembre hanno bruscamente interrotto, accorciandola di venti giorni, una delle estati più calde e siccitose iscritte negli annali della meteorologia. Nelle ultime settimane le temperature massime sono risultate di quindici o venti gradi inferiori a quelle registrate all'inizio di agosto, quando nella nostra pianura si erano toccati i quaranta. L'Enza e il Secchia, ormai, sono percorsi da correnti sostenute, mentre per tre mesi avevano mostrato lunghi tratti trasformati in asciutte e desolate pietraie. Sarebbe sbagliato, però, pensare che abbiamo lasciato definitivamente alle spalle una stagione eccezionalmente torrida destinata a non ripetersi. L'Agenzia regionale per la protezione ambientale avverte, dati alla mano, non solo che l'estate del 2017 è stata per la nostra regione la terza più calda dal 1961 ad oggi, ma anche che le proiezioni scientifiche fanno prevedere per il prossimo trentennio stagioni estive altrettanto o più roventi ogni tre anni all'incirca.
L'osservatorio geofisico di Unimore e gli altri servizi meteorologici, in Italia e nel mondo, sono dello stesso avviso: è in atto un cambiamento climatico, quasi certamente provocato dai gas serra, in particolare dall'anidride carbonica dovuta ai combustibili fossili, che determina il riscaldamento globale destinato ad accentuarsi nel prossimo futuro. La diagnosi e la prognosi non cambiano scendendo dal globale al locale. Per l'Italia l'estate 2017 è risultata addirittura la seconda più bollente dopo quella del 2003, che detiene il primato. In Emilia Romagna è stata superata anche da quella del 2012, mentre anche le altre annate recenti mostrano valori termici decisamente superiori a quelli del secolo scorso. L'Arpa le confronta con quelle del trentennio 1961-1990. L'estate appena trascorsa mostra una temperatura media superiore di tre gradi rispetto a quel periodo. Nel 2003 se n'erano rilevati ben 4,5 in più e 3,4 nel 2012. Nella nostra città Reggio Emilia Meteo ha misurato quest'anno tre o quattro gradi in più, con una media in luglio di 26,3 e in agosto di 27,5 rispetto ai 23,8 e ai 23,1 del trentennio archiviato dall'Arpa. A livello regionale il centro della fornace si è localizzato, come sempre, nella pianura bolognese e nell'interno della Romagna. Il picco più elevato in assoluto, 42,5 gradi, è stato toccato il 4 agosto a Brisighella, sulla collina ravennate. In quello stesso giorno nella nostra provincia l'Arpa ha rilevato 40,1 gradi a Correggio, 39,7 a Reggio e Castelnovo Sotto, 39,6 sulla collina di Casalgrande, 38 a Castelnovo Monti e 34 sui mille metri di Civago. Ha oltrepassato di poco i 40 gradi anche il termometro installato da Unimore nell'ex-San Lazzaro.
È stata impressionante, poi, la durata della calura, che in pianura imperversava da giugno con nottate particolarmente afose e temperature massime quasi sempre superiori a 30 gradi. La prima decade di agosto è stata decisamente tropicale, con minime fra 22 e 26 gradi e massime spesso oltre i 38. La calura, inoltre, ha tormentato un territorio molto esteso. Nella nostra regione massime superiori a 40 gradi sono state registrate dall'Arpa in una trentina di località, anche collinari, mentre nel 2003 quel limite era stato superato da una decina di stazioni meteo situate in pianura e nel 2003 soltanto da due. Le previsioni di lunghissimo periodo, relative al trentennio 2021-2050, sono formulate con beneficio d'inventario dal Centro euromediterraneo per i cambiamenti climatici. In Emilia-Romagna le temperature massime estive potrebbero innalzarsi fino a una media di poco inferiore ai 30 gradi, mentre erano risultate di 28 fra il 1981 e il 2010 e di 26 fra il 1961 e il 1990. L'andamento climatico comporta sempre delle oscillazioni, con variazioni anche rilevanti da un anno all'altro. Tuttavia la tendenza generale al riscaldamento in tutte le stagioni è inequivocabile. Assistiamo, in questo quadro, ad una sempre maggiore frequenza delle ondate di calore africano. «Nel periodo 2021-2050 – sottolinea l'Arpa – quasi un’estate su tre potrebbe raggiungere una media stagionale delle temperature massime uguale o superiore a quella del 2017».
L'osservatorio geofisico di Unimore e gli altri servizi meteorologici, in Italia e nel mondo, sono dello stesso avviso: è in atto un cambiamento climatico, quasi certamente provocato dai gas serra, in particolare dall'anidride carbonica dovuta ai combustibili fossili, che determina il riscaldamento globale destinato ad accentuarsi nel prossimo futuro. La diagnosi e la prognosi non cambiano scendendo dal globale al locale. Per l'Italia l'estate 2017 è risultata addirittura la seconda più bollente dopo quella del 2003, che detiene il primato. In Emilia Romagna è stata superata anche da quella del 2012, mentre anche le altre annate recenti mostrano valori termici decisamente superiori a quelli del secolo scorso. L'Arpa le confronta con quelle del trentennio 1961-1990. L'estate appena trascorsa mostra una temperatura media superiore di tre gradi rispetto a quel periodo. Nel 2003 se n'erano rilevati ben 4,5 in più e 3,4 nel 2012. Nella nostra città Reggio Emilia Meteo ha misurato quest'anno tre o quattro gradi in più, con una media in luglio di 26,3 e in agosto di 27,5 rispetto ai 23,8 e ai 23,1 del trentennio archiviato dall'Arpa. A livello regionale il centro della fornace si è localizzato, come sempre, nella pianura bolognese e nell'interno della Romagna. Il picco più elevato in assoluto, 42,5 gradi, è stato toccato il 4 agosto a Brisighella, sulla collina ravennate. In quello stesso giorno nella nostra provincia l'Arpa ha rilevato 40,1 gradi a Correggio, 39,7 a Reggio e Castelnovo Sotto, 39,6 sulla collina di Casalgrande, 38 a Castelnovo Monti e 34 sui mille metri di Civago. Ha oltrepassato di poco i 40 gradi anche il termometro installato da Unimore nell'ex-San Lazzaro.
È stata impressionante, poi, la durata della calura, che in pianura imperversava da giugno con nottate particolarmente afose e temperature massime quasi sempre superiori a 30 gradi. La prima decade di agosto è stata decisamente tropicale, con minime fra 22 e 26 gradi e massime spesso oltre i 38. La calura, inoltre, ha tormentato un territorio molto esteso. Nella nostra regione massime superiori a 40 gradi sono state registrate dall'Arpa in una trentina di località, anche collinari, mentre nel 2003 quel limite era stato superato da una decina di stazioni meteo situate in pianura e nel 2003 soltanto da due. Le previsioni di lunghissimo periodo, relative al trentennio 2021-2050, sono formulate con beneficio d'inventario dal Centro euromediterraneo per i cambiamenti climatici. In Emilia-Romagna le temperature massime estive potrebbero innalzarsi fino a una media di poco inferiore ai 30 gradi, mentre erano risultate di 28 fra il 1981 e il 2010 e di 26 fra il 1961 e il 1990. L'andamento climatico comporta sempre delle oscillazioni, con variazioni anche rilevanti da un anno all'altro. Tuttavia la tendenza generale al riscaldamento in tutte le stagioni è inequivocabile. Assistiamo, in questo quadro, ad una sempre maggiore frequenza delle ondate di calore africano. «Nel periodo 2021-2050 – sottolinea l'Arpa – quasi un’estate su tre potrebbe raggiungere una media stagionale delle temperature massime uguale o superiore a quella del 2017».
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