Gazzetta di Reggio

Reggio

Voci fuori dal coro dalla parte delle aziende

di Andrea Munari
Voci fuori dal coro dalla parte delle aziende

In giro per le attività del centro di Reggio nessuna vuole esporsi sull’episodio  Ma c’è chi assume solo giovani o donne che non vogliono più diventare madri

2 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA . È un argomento destinato a fare discutere. La discriminazione subita dalla giovane donna che a un colloquio di lavoro si è sentita porre come condizione per l’assunzione il “divieto” di restare incita per i tre anni successivi, divide le imprenditrici. Moltissime donne si sono schierate al fianco della giovane, difendendo il diritto di ognuna di poter diventare madre e definendo questa una discriminazione impossibile da accettare. È quanto affermano molte commercianti del centro storico, che tuttavia preferiscono restare anonime, alle quali ieri la Gazzetta è andata a chiedere un parere. E secondo le quali nel 2017 è inaccettabile pensare che per assumere delle donne si debba impedire loro di diventare madri. Ma se per molte l’episodio segnalato nei giorni scorsi è un fatto da denunciare pubblicamente, dal punto di vista dell’imprenditoria femminile non mancano tante voci fuori dal coro, che sempre preferendo restare in forma anonima, sostengono la scelta aziendale, mostrando comprensione verso problematiche che soprattutto nelle piccole realtà una dipendente che rimane incinta può creare al datore di lavoro.

Un pensiero di tanti fuori dal coro che viene però detto e non detto, senza esporsi troppo e che tendenzialmente viene tenuto nascosto. «Sono assolutamente d’accordo con il titolare dell’azienda che ha fatto questo tipo di scelta – afferma una negoziante del centro storico – in una piccola realtà una dipendente in maternità può causare molti problemi a noi titolari». Problemi che solitamente si tende ad esternare fin dal primo colloquio di lavoro: «Io chiedo immediatamente alle persone che vengono a fare il colloquio se intendono avere dei figli nel breve periodo – prosegue la commerciante – proprio per questo motivo tendo ad assumere dipendenti o molto giovani, che solitamente non pensano ancora ad avere una famiglia, oppure persone che hanno già superato l’età in cui una donna vuole diventare madre». Alla radice del problema c’è il lungo periodo in cui le dipendenti si assentano dal lavoro per la maternità, periodo che è molto diverso da chi invece è titolare di un’azienda: «Se io rimango incinta dopo il parto rimango a casa solamente per una ventina di giorni, dopodiché sono già al lavoro – conclude l’imprenditrice – le dipendenti invece possono rimanere a casa dal giorno successivo in cui vengono a sapere di essere rimaste incinta per non rischiare di compromettere la gravidanza e questo può arrecare dei grossi problemi a noi imprenditori, soprattutto nelle piccole realtà. Le responsabilità all’interno delle aziende di piccole dimensioni devono essere riversate anche sui dipendenti perché in caso contrario i titolari possono essere messi in seria difficoltà».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google