Correggio a Hell’s kitchen Tirabassi “sfida” Cracco
di Samuele Ragazzi
Lo chef 23enne protagonista dal 3 ottobre del cooking show in onda su Sky uno «Cucino da quando ho 10 anni, dopo la scuola Alma questa è la mia occasione»
3 MINUTI DI LETTURA
CORREGGIO. Un correggese nelle cucine di Hell’s kitchen. La 4ª edizione del cooking show in cui i concorrenti, tutti cuochi professionisti, si sfideranno in numerose prove per vincere l’ ambito premio finale andrà in onda a partire dal 3 ottobre sul canale Sky uno. Tra i partecipanti vi sarà anche Lorenzo Tirabassi, 23 anni di Correggio, che lavora come cuoco da 9 anni dopo essersi diplomato a Parma alla scuola di cucina Alma di Gualtiero Marchesi e aver viaggiato in tutta Italia per scoprire i vari sapori della nostra terra.
Quando è nata la tua passione per la cucina?
«Da bambino. Quando tornavo a casa da scuola mi fermavo sempre a mangiare da mia nonna e ho avuto così modo di imparare come fare i piatti della tradizione emiliana e mantovana (la nonna ha infatti origini lombarde, ndr)».
Qual è il primo piatto che hai cucinato? Quanti anni avevi? E invece il primo vero piatto da ristorazione?
«Se non ricordo male dovrebbe essere a 10 anni, quando a casa mi sono fatto un toast “a tutti i gusti più uno”. Non ricordo cosa ci fosse dentro. Probabilmente non era neanche un granché. Per il resto, il mio “esordio” è stato un risotto scampi, zeste di arancia e bisque di crostacei».
Quanto è durata e cosa ti ha dato la scuola di cucina?
«Ho fatto 5 mesi di lezioni e 5 mesi di stage nel ristorante “La Madia” di Pino Cuttaia a Licata. Quest’ultimo è stato fondamentale perché mi ha permesso di capire cosa significa essere cuoco. Per me lo stage è stato veramente uno spartiacque che mi ha spinto a mettere in gioco tutta la mia passione e la mia abilità per la cucina».
Qual è il tuo cibo preferito? E il tuo ingrediente?
«Sicuramente il pesce è tra i miei preferiti, perché lo si può abbinare ad ogni alimento, anche con il cioccolato. Me la cavo bene anche con la carne e soprattutto i risotti. Mentre per quanto riguarda l’ingrediente, nei miei piatti faccio spesso uso di spezie perché mi ricordano la cucina orientale, una delle mie preferite».
Che emozioni provi a partecipare ad Hell’s kitchen, uno dei cooking show più seguiti in Italia? Cosa hai dovuto fare per entrare?
«Sono al settimo cielo. Le mie doti culinarie sembrano essere apprezzate e questo mi rende orgoglioso. Per entrare ho dovuto sostenere due casting culinari a distanza. Non nascondo che non ero nemmeno così sicuro di passare, ma per fortuna ce l’ho fatta».
A differenza di Masterchef, vi sarà un solo giudice: Carlo Cracco. Ti spaventa un po’?
«Non lo conosco e un po’ mi spaventano i suoi giudizi, ma sono sicuro che potrà essere per me un eccellente insegnante».
Cosa speri ti possa dare Hell’s kitchen?
«Mi auguro che mi aiuti nel mio percorso di crescita personale e professionale».
Hai un sogno?
«Girare il mondo e scoprire i vari sapori, gli ingredienti di ogni tradizione culinaria e i suoi piatti tipici. Un cuoco non smette mai di imparare. Poi desidero anche aprire un ristorante tutto mio, magari focalizzato alla cucina giapponese di cui sono un grande estimatore».
Vuoi dire qualcosa a chi vedrà Hell’s Kitchen?
«Seguitemi e fate il tifo per me, il vostro sostegno mi sarà molto utile».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Quando è nata la tua passione per la cucina?
«Da bambino. Quando tornavo a casa da scuola mi fermavo sempre a mangiare da mia nonna e ho avuto così modo di imparare come fare i piatti della tradizione emiliana e mantovana (la nonna ha infatti origini lombarde, ndr)».
Qual è il primo piatto che hai cucinato? Quanti anni avevi? E invece il primo vero piatto da ristorazione?
«Se non ricordo male dovrebbe essere a 10 anni, quando a casa mi sono fatto un toast “a tutti i gusti più uno”. Non ricordo cosa ci fosse dentro. Probabilmente non era neanche un granché. Per il resto, il mio “esordio” è stato un risotto scampi, zeste di arancia e bisque di crostacei».
Quanto è durata e cosa ti ha dato la scuola di cucina?
«Ho fatto 5 mesi di lezioni e 5 mesi di stage nel ristorante “La Madia” di Pino Cuttaia a Licata. Quest’ultimo è stato fondamentale perché mi ha permesso di capire cosa significa essere cuoco. Per me lo stage è stato veramente uno spartiacque che mi ha spinto a mettere in gioco tutta la mia passione e la mia abilità per la cucina».
Qual è il tuo cibo preferito? E il tuo ingrediente?
«Sicuramente il pesce è tra i miei preferiti, perché lo si può abbinare ad ogni alimento, anche con il cioccolato. Me la cavo bene anche con la carne e soprattutto i risotti. Mentre per quanto riguarda l’ingrediente, nei miei piatti faccio spesso uso di spezie perché mi ricordano la cucina orientale, una delle mie preferite».
Che emozioni provi a partecipare ad Hell’s kitchen, uno dei cooking show più seguiti in Italia? Cosa hai dovuto fare per entrare?
«Sono al settimo cielo. Le mie doti culinarie sembrano essere apprezzate e questo mi rende orgoglioso. Per entrare ho dovuto sostenere due casting culinari a distanza. Non nascondo che non ero nemmeno così sicuro di passare, ma per fortuna ce l’ho fatta».
A differenza di Masterchef, vi sarà un solo giudice: Carlo Cracco. Ti spaventa un po’?
«Non lo conosco e un po’ mi spaventano i suoi giudizi, ma sono sicuro che potrà essere per me un eccellente insegnante».
Cosa speri ti possa dare Hell’s kitchen?
«Mi auguro che mi aiuti nel mio percorso di crescita personale e professionale».
Hai un sogno?
«Girare il mondo e scoprire i vari sapori, gli ingredienti di ogni tradizione culinaria e i suoi piatti tipici. Un cuoco non smette mai di imparare. Poi desidero anche aprire un ristorante tutto mio, magari focalizzato alla cucina giapponese di cui sono un grande estimatore».
Vuoi dire qualcosa a chi vedrà Hell’s Kitchen?
«Seguitemi e fate il tifo per me, il vostro sostegno mi sarà molto utile».
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