Gazzetta di Reggio

Reggio

«In un anno 400 donne costrette alle dimissioni»

di MARIA MONDELLI*
«In un anno 400 donne costrette alle dimissioni»

Lettera aperta di Maria Mondelli, consigliera di parità della Provincia di Reggio «Hanno scelto di lasciare il posto entro il compimento dei tre anni del figlio»

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Cara Cinzia, so che è un nome di fantasia, ma preferisco rivolgermi a te con lo stesso tono con cui mi rivolgo alle tante donne che vengono nel mio ufficio a denunciare situazioni discriminanti sul lavoro – e per le quali mi adopero, per il ruolo che mi conferisce la legge – affinché tali situazioni vengano risolte.

Discriminazioni che non avvengono solo nell’accesso al lavoro, come è successo a te, ma anche nel demansionamento al rientro dalla maternità, nel trasferimento lontano da casa quando si hanno figli piccoli, nel negare progressioni di carriera o piccole elasticità di orario che spesso risolverebbero grandi problemi di conciliazione. E potrei continuare perché davvero tanti, purtroppo, sono i modi, per lo più indiretti, di discriminare le donne inducendole a dimettersi.

Pensa che l’anno scorso, nella nostra provincia, sono state quasi 400 le donne volontariamente dimessesi entro il compimento dei 3 anni del figlio.

È vero, non ci sono più le odiose dimissioni in bianco, ma i modi per indurre una donna ad abbandonare il lavoro sono ancora tanti e per lo più subdoli. E il motivo principale perché una lavoratrice, considerata fino a quel momento utile e preziosa, diventi improvvisamente scomoda, un peso da cui liberarsi, è quasi sempre la maternità.

Non è tanto l’astensione obbligatoria a spaventare i datori di lavoro, quanto i congedi parentali: quei 6 mesi di astensione facoltativa, utilizzabili anche a ore, che vengono visti come un privilegio a cui una lavoratrice seria e attaccata al lavoro dovrebbe rinunciare.

Se, come avviene in altri Paesi europei, ci fosse un obbligo – non una scelta – al loro utilizzo da parte dei padri, forse sarebbe più chiaro a tutti che accudire la prole non è un problema di donne, ma una responsabilità sociale. E forse sarebbe più facile per le aziende compiere quel salto culturale che finalmente le porti a pensare che fare figli, per un giovane lavoratore o una giovane lavoratrice, è da mettere nel conto come un evento lieto e normale.

Non va dimenticato che le lavoratrici in maternità sono a carico dell’Inps e che la persona presa in sostituzione è titolare di un contratto a termine di durata pari all'assenza per maternità che, dunque, si interrompe al rientro della titolare, senza particolari formalità.

Si dice spesso che una dipendente ha più diritti di una lavoratrice autonoma che rimane al lavoro fino al giorno prima del parto e rientra dopo qualche settimana, ma questo dipende dalla natura giuridica del lavoro: per esse è stata introdotta una remunerazione per i cinque mesi di astensione obbligatoria, ma certamente non sarebbe possibile vietare loro di recarsi in azienda.

Cara Cinzia, hai fatto bene a rendere pubblico quello che ti è successo, anche se per discrezione verso il tuo attuale datore di lavoro, non hai potuto esporti in prima persona. Il comportamento di quell'imprenditore non può essere in alcun modo giustificato: è contro la legge (art.27 comma 1 e 2, Dlgs 198/06), punto e basta. Il consiglio alle donne che si rivolgono al mio ufficio, se non riescono a munirsi di prove, è di accettare il lavoro, fingendo di non aver da ridire sull’odiosa clausola, per poi esercitare i propri diritti qualora si desideri mettere al mondo un figlio.

Questo farebbe sì che il datore di lavoro si rendesse conto della assoluta inutilità della richiesta, in quanto qualsiasi impegno in tal senso, da parte della lavoratrice, non avrebbe alcuna efficacia. La Consigliera provinciale di parità, prevista dal Dlgs 198/06, è la figura giuridica, di nomina del Ministero del Lavoro, istituita per combattere le discriminazioni di genere in ambito lavorativo. Ha sede presso la Provincia in corso Garibaldi 59 a Reggio Emilia, ed è operativa per 30 ore mensili (si riceve su appuntamento). Attualmente agisce in mancanza totale di fondi, salvo quelli messi a disposizione per il suo compenso mensile pari a 68,00 euro lordi, cioè 2,26 euro lordi all'ora.

Cara Cinzia, se desideri incontrarmi per sapere di più su come reagire alle discriminazioni, contattami pure o per mail (m.mondelli@provincia.re.it) o per telefono (0522.444809). Ti preciso che rivolgersi alla Consigliera è gratuito ed è garantito dalla Legge sulla privacy. Solo qualora la persona lo desideri può, con delega scritta, autorizzarla ad agire per suo nome e conto.

Ti ringrazio a nome delle tante donne che subiscono discriminazioni, per il senso civico della tua denuncia.

*Consigliera di Parità

della Provincia di Reggio Emilia



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