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«Bus, per 303 euro il servizio è scadente»

di Ambra Prati
«Bus, per 303 euro il servizio è scadente»

Una madre di Bibbiano: «Richiesta smarrita, abbonamento mai arrivato». Un papà di Praticello: «Ressa peggiorata»

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BIBBIANO. Bus stracolmi come carri bestiame e abbonamenti non pervenuti. È la denuncia di due genitori di studenti della Val d’Enza, che lamentano i disservizi del trasporto pubblico su gomma.

Giovanna Cerbone, 47 anni, è una mamma di Bibbiano che da oltre un mese tenta, invano, di stipulare l’abbonamento per il figlio, che frequenta l’istituto Scaruffi-Levi -Tricolore con sede a Rivalta. «A fine agosto mi reco in tabaccheria a Montecchio per richiedere la tessera personale: compilo il modulo, con dati e foto di mio figlio, verso 5 euro e sono tranquilla perché l’esercizio provvede a inoltrare la richiesta a Seta, che nel giro di due settimane in automatico invia la tessera a casa». Almeno così funziona di solito, per le famiglie che devono richiedere per la prima volta la card, negli anni seguenti ricaricabile con il solo versamento della somma annuale.

Sennonché, nel caso di Giovanna, le cose vanno diversamente. «Passano i giorni e gli amici di mio figlio riferiscono di aver già ricevuto la tessera, pur avendo fatto domanda dopo di noi – prosegue la mamma –. Aspetto ancora, finché inizia la scuola». A quel punto la signora inizia a telefonare e a chiedere spiegazioni. «Dal centralino di Seta a Modena l’addetta ammette l’errore, perché la card con quel nominativo risulta essere stata spedita l’8 settembre. E ipotizza che ci sia stato un problema con Nexive, l’azienda di recapito postale alla quale Seta si affida. «Non è il primo reclamo che ci arriva, signora», si sente dire la mamma. «Capisco il disguido, ma osservo che se non avessi telefonato non l’avrei mai saputo. “Se non ci arrivano riscontri noi non abbiamo responsabilità”, è la replica di Seta». Giovanna Cerbone pensa dunque di contattare Nexive e ottiene il numero di Milano, da dove le spiegano che «senza il codice della transazione non possono risalire alla spedizione. Richiamo Seta: il codice loro non ce l’hanno, mi consigliano o di attivare l’abbonamento online oppure di recarmi a Reggio, alla stazione di piazzale Europa, per fare un abbonamento ex novo».

Risultato: la signora, che aveva utilizzato questo metodo proprio per non perdere mezza giornata recandosi in città, dopo diverse telefonate si trova daccapo. «Ora andrò a Reggio, ma è il principio sbagliato, è la gestione che non funziona: possibile che il servizio di recapito sia così lacunoso? Possibile che, se non mi fossi attivata, nemmeno avrei saputo che la richiesta è dispersa chissà dove? Per la cifra di 303 euro all’anno, direi che il servizio lascia a desiderare».

È del medesimo parere Marino Filippini, residente a Gattatico, papà di uno studente al secondo anno dell’Istituto D’arzo di Montecchio, che raggiunge ovviamente in corriera. O per meglio dire, in piedi stipato insieme a tanti altri malcapitati con lo zaino in spalla.

«Mio figlio prende la corriera a Praticello (il tragitto seguente è Sant’Ilario e Montecchio) alle 7.20, la fermata è quella delle scuole elementari – spiega il papà –. La maggior parte dei ragazzi sale allo stop precedente e il mezzo pubblico arriva già strapieno. Mio figlio è costretto a passare tutto il tragitto in piedi e pressato, sia all’andata sia al ritorno. Anch’io andavo alle superiori a Parma e poteva capitare di stare in piedi, ma non era la regola. Anche l’anno scorso la situazione era simile, ma quest’anno è un disastro, peggio del solito come affollamento. È il servizio che si deve adeguare alla richiesta e non viceversa. Per oltre 300 euro all’anno, non ci siamo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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