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Landi Renzo, ipotesi blocco delle attività

Landi Renzo, ipotesi blocco delle attività

Ieri nuova mobilitazione contro l’annuncio dei 79 esuberi. Il 9 ottobre incontro a Unindustria dopo l’ennesima fumata nera

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REGGIO EMILIA. Al momento le lettere di licenziamento non sono partite. Ma non è certo una consolazione. E, nel corso della difficile trattativa, non si può escludere il blocco totale delle attività. Il gruppo Landi Renzo, azienda di famiglia del presidente della Camera di commercio ed ex leader di Unindustria, Stefano Landi, ha confermato l’intenzione di andare avanti con il nuovo piano industriale quinquennale 2018-2022 annunciato dal nuovo amministratore delegato Cristiano Musi, che prevede 79 lavoratori in esubero negli stabilimenti reggiani. È per questo che ieri mattina, davanti alla sede del gruppo in via Nobel a Cavriago, a distanza di otto giorni dal primo sciopero è andata in scena una seconda giornata di protesta, con un sit-in organizzato dalla Fiom che si è svolto dalle 8 alle 12, concluso poi con una nuova assemblea sindacale. Una mobilitazione decisa sulla base di quanto stabilito dalla precedente assemblea, che aveva dato il via libera a un primo pacchetto di 16 ore di sciopero da gestire durante la difficile trattativa. Ma anche, e soprattutto, in seguito alla fumata nera nell’incontro che si è svolto giovedì nella sede di Unindustria, dove il gruppo ha confermato l’intenzione di procedere con il piano che prevede il ritorno all’utile per 7 milioni di euro il prossimo anno. E che, nei giorni scorsi, ha cominciato a dare i suoi frutti in Borsa, dove il titolo Landi Renzo ha spiccato il volo.

Gli esuberi su Reggio, pari a 79 dipendenti, sono dovuti alla fusione per incorporazione di Aeb e Landi Renzo. Una parte verrebbe creata con un’esternalizzazione di un pezzo del polo logistico. All’interno del gruppo, invece, gli esuberi totali sono pari a oltre 200 persone. Un piano che secondo i sindacati non è stato in alcun modo condiviso dall’azienda. «Nell’incontro all’associazione degli industriali non sono emerse novità concrete tali da non permetterci di andare avanti con l’iniziativa e iniziare otto ore di sciopero proclamate nella scorsa assemblea davanti all’azienda», spiega Davide Franco, funzionario Fiom-Cgil, che non esclude l’ipotesi di un blocco totale delle attività negli stabilimenti nel caso in cui la vertenza non prenda una posizione favorevole. «Potrebbe essere un’opzione», conferma.

Una data decisiva da segnare sul calendario è quella del 9 ottobre, quando è in programma un nuovo incontro. E quando si capirà se nella vertenza sarà possibile spostare l’asse della trattativa finora rimasta su posizioni distanti fra le parti: «Sarà per noi uno spartiacque – aggiunge Franco – sarà il terzo incontro: l’ansia e la preoccupazione per la perdita del posto di lavoro sono veramente a un livello alto. Il 9 ottobre dovrà essere un tavolo in cui ci devono esser date risposte. Intraprenderemo tutte le azioni per la difesa dei livelli occupazionali che verranno decise con i lavoratori e le lavoratrici in assemblee».

Una preoccupazione che aumenta anche a Vicenza, dove da una quindicina di giorni 110 dipendenti della Lovato Gas – azienda del gruppo – presidiano giorno e notte il loro stabilimento, in seguito alla decisione comunicata dall’amministratore delegato Musi di chiudere l’azienda per spostare la produzione in Polonia, in India e in Iran. (e.spa.)

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