Nel congresso Pd spunta ora l’outsider contro il Costa bis
Parte la raccolta di firme a sostegno di Roberto Meglioli «Bisogna occuparsi di più del partito e dei territori»
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REGGIO EMILIA . Alla fine spunta l’outsider, con l’intenzione di rompere le uova nel paniere a quell’intesa fra renziani e orlandiani, pronti a spartirsi il congresso Pd con la candidatura del Costa bis in ticket con Tagliavini nel ruolo di vice. La raccolta firme è iniziata. E il malcontento diffuso sta cercando di coagularsi attorno al nome di Roberto Meglioli, dirigente Legacoop con un passato nella Federazione giovanile comunista italiana (Fgci). È lui il candidato sul quale sta puntando un gruppo di iscritti per evitare un congresso dall’esito scontato. Almeno fino ad ora, quando la ricandidatura del segretario uscente, Andrea Costa, era stata ufficializzata senza uno sfidante.
Uno scenario destinato a cambiare con la discesa in campo di Meglioli. L’obiettivo è raggiungere 160 firme fra gli iscritti o 26 adesioni di delegati dell’assemblea provinciale: numeri necessari per presentare la candidatura ad una sfida che porterà al voto nei congressi di circolo circa seimila tesserati, dal 12 al 22 ottobre. Il congresso provinciale, invece, si terrà entro fine ottobre. «A nostro parere – si legge nel testo della mozione a sostegno di Meglioli – l’unità non si costruisce giustapponendo due schieramenti, due correnti, ma attraverso percorsi innovativi che le travalichino, che pongano la qualità delle persone al di sopra della loro adesione a logiche interne, troppo spesso in modo autoreferenziale e di conseguenza miopi verso l’esterno».
Di qui il progetto, definito «ambizioso», nel quale non vengono risparmiate critiche alla gestione finanziaria delle risorse e alla mancata condivisione con i circoli di programmi e liste elettorali, considerati frutto di «un esclusivo rapporto tra un numero di rappresentanti ristretti»: «Vorremmo candidare l’Unione Territoriale di Reggio a laboratorio di innovazione politica anche su questo piano seguendo una vocazione che da decenni è riconosciuta al nostro territorio. Samo quindi fortemente interessati alla vita del Pd di Reggio, al suo radicamento nella società e nel territorio, allo spessore delle sue idee, alla qualità di chi è chiamato a rappresentarlo in politica e nelle istituzioni ora e soprattutto in futuro». Fra le critiche all’attuale Pd, quella di aver smarrito un rapporto reale con il territorio, a vantaggio di forme di comunicazione troppo basate su canali “virtuali”. «Noi pensiamo che il partito reale abbia bisogno di maggiore attenzione; troppo volte i dirigenti in scadenza sono stati attenti esclusivamente a misurare la loro rappresentatività senza porre attenzione a trasferire linfa vitale all'organizzazione comune. Questo è dovuto anche alla scelta di avere dirigenti e quasi esclusivamente impegnati contemporaneamente nelle amministrazioni, che accumulando cariche su cariche devono necessariamente occuparsi di responsabilità amministrative e non del partito». La richiesta? «Chiediamo che il partito a livello di segreteria rispetti lo statuto senza introdurre una vice-segreteria e inserisca una quota maggioritaria di dirigenti di direzione proveniente dalla società e dal mondo del lavoro oltre che dai territori mantenendo la percentuale degli eletti minoritaria. Scelte contrarie potrebbero essere lette come opachi accordi spartitori». (e.spa.)
Uno scenario destinato a cambiare con la discesa in campo di Meglioli. L’obiettivo è raggiungere 160 firme fra gli iscritti o 26 adesioni di delegati dell’assemblea provinciale: numeri necessari per presentare la candidatura ad una sfida che porterà al voto nei congressi di circolo circa seimila tesserati, dal 12 al 22 ottobre. Il congresso provinciale, invece, si terrà entro fine ottobre. «A nostro parere – si legge nel testo della mozione a sostegno di Meglioli – l’unità non si costruisce giustapponendo due schieramenti, due correnti, ma attraverso percorsi innovativi che le travalichino, che pongano la qualità delle persone al di sopra della loro adesione a logiche interne, troppo spesso in modo autoreferenziale e di conseguenza miopi verso l’esterno».
Di qui il progetto, definito «ambizioso», nel quale non vengono risparmiate critiche alla gestione finanziaria delle risorse e alla mancata condivisione con i circoli di programmi e liste elettorali, considerati frutto di «un esclusivo rapporto tra un numero di rappresentanti ristretti»: «Vorremmo candidare l’Unione Territoriale di Reggio a laboratorio di innovazione politica anche su questo piano seguendo una vocazione che da decenni è riconosciuta al nostro territorio. Samo quindi fortemente interessati alla vita del Pd di Reggio, al suo radicamento nella società e nel territorio, allo spessore delle sue idee, alla qualità di chi è chiamato a rappresentarlo in politica e nelle istituzioni ora e soprattutto in futuro». Fra le critiche all’attuale Pd, quella di aver smarrito un rapporto reale con il territorio, a vantaggio di forme di comunicazione troppo basate su canali “virtuali”. «Noi pensiamo che il partito reale abbia bisogno di maggiore attenzione; troppo volte i dirigenti in scadenza sono stati attenti esclusivamente a misurare la loro rappresentatività senza porre attenzione a trasferire linfa vitale all'organizzazione comune. Questo è dovuto anche alla scelta di avere dirigenti e quasi esclusivamente impegnati contemporaneamente nelle amministrazioni, che accumulando cariche su cariche devono necessariamente occuparsi di responsabilità amministrative e non del partito». La richiesta? «Chiediamo che il partito a livello di segreteria rispetti lo statuto senza introdurre una vice-segreteria e inserisca una quota maggioritaria di dirigenti di direzione proveniente dalla società e dal mondo del lavoro oltre che dai territori mantenendo la percentuale degli eletti minoritaria. Scelte contrarie potrebbero essere lette come opachi accordi spartitori». (e.spa.)
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