Bande georgiane
Tentato furto a Pieve condannato a 18 mesi
REGGIO EMILIA . È stato condannato a un anno e sei mesi, da scontare in regime di detenzione domiciliare, il ladro georgiano 39enne arrestato il 25 agosto per tentato furto a Pieve Modolena. Il...
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REGGIO EMILIA . È stato condannato a un anno e sei mesi, da scontare in regime di detenzione domiciliare, il ladro georgiano 39enne arrestato il 25 agosto per tentato furto a Pieve Modolena.
Il processo si è svolto ieri mattina con rito abbreviato davanti al giudice Simone Medioli Devoto. L’uomo era difeso dagli avvocati Federico Bertani e Alessandro Veronesi.
L’uomo era stato preso dalla polizia, dopo la segnalazione di un residente, e colto sul fatto mentre forzava una porta con una mazza di ferro.
Fin dall’udienza di convalida l’uomo si è proposto di risarcire il danno, cosa che poi ha effettivamente fatto. In aula il georgiano si era giustificato così: «Ammetto i fatti; mi dispiace per quello che ho combinato. Ho una bimba piccola, vorrei un’opportunità per tornare a casa».
Il 39enne, è emerso, non è nuovo alle aule giudiziarie, dato che è stato accusato di associazione a delinquere a Roma nell’ambito di una maxi operazione in cui i carabinieri hanno messo nel mirino un’organizzazione criminale georgiana denominata “Vory v Zakoni”. Per i fatti romani ha l’obbligo di firma. Invece a Genova il georgiano è stato condannato ad un anno e mezzo di reclusione (pena già espiata) perché ad un controllo stradale è stato trovato in possesso di una pistola clandestina con tanto di caricatore pieno.
A metà giugno, di prima mattina, l’uomo è stato trovato a Reggio in un appartamento poi risultato pieno di refurtiva. Non vive in quella casa quindi contro Tshrelashvili non sono scattate imputazioni, mentre è stato indagato l’amico che abita lì: un episodio che il pm onorario aveva ricordato in fase di udienza di convalida, chiedendo e ottenendo la custodia cautelare in carcere.
Puntualmente le operazioni contro organizzazioni georgiane dedite ai furti nelle case toccano la nostra provincia. Pochi giorni fa tre uomini sono stati fermati nell’ambito di un’inchiesta dei carabinieri di Torino, che ha portato all’arresto di 28 persone tra Italia e Germania. Sempre la stessa la tecnica impiegata, quella della cosiddetta chiave bulgara (un set di ferri di varie misure che consentono l’apertura di quasi tutte le serrature senza lasciare segni di effrazione).
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Il processo si è svolto ieri mattina con rito abbreviato davanti al giudice Simone Medioli Devoto. L’uomo era difeso dagli avvocati Federico Bertani e Alessandro Veronesi.
L’uomo era stato preso dalla polizia, dopo la segnalazione di un residente, e colto sul fatto mentre forzava una porta con una mazza di ferro.
Fin dall’udienza di convalida l’uomo si è proposto di risarcire il danno, cosa che poi ha effettivamente fatto. In aula il georgiano si era giustificato così: «Ammetto i fatti; mi dispiace per quello che ho combinato. Ho una bimba piccola, vorrei un’opportunità per tornare a casa».
Il 39enne, è emerso, non è nuovo alle aule giudiziarie, dato che è stato accusato di associazione a delinquere a Roma nell’ambito di una maxi operazione in cui i carabinieri hanno messo nel mirino un’organizzazione criminale georgiana denominata “Vory v Zakoni”. Per i fatti romani ha l’obbligo di firma. Invece a Genova il georgiano è stato condannato ad un anno e mezzo di reclusione (pena già espiata) perché ad un controllo stradale è stato trovato in possesso di una pistola clandestina con tanto di caricatore pieno.
A metà giugno, di prima mattina, l’uomo è stato trovato a Reggio in un appartamento poi risultato pieno di refurtiva. Non vive in quella casa quindi contro Tshrelashvili non sono scattate imputazioni, mentre è stato indagato l’amico che abita lì: un episodio che il pm onorario aveva ricordato in fase di udienza di convalida, chiedendo e ottenendo la custodia cautelare in carcere.
Puntualmente le operazioni contro organizzazioni georgiane dedite ai furti nelle case toccano la nostra provincia. Pochi giorni fa tre uomini sono stati fermati nell’ambito di un’inchiesta dei carabinieri di Torino, che ha portato all’arresto di 28 persone tra Italia e Germania. Sempre la stessa la tecnica impiegata, quella della cosiddetta chiave bulgara (un set di ferri di varie misure che consentono l’apertura di quasi tutte le serrature senza lasciare segni di effrazione).
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