Gazzetta di Reggio

Reggio

Donne, maternità e lavoro Il caso finisce in Parlamento

Donne, maternità e lavoro Il caso finisce in Parlamento

Gandolfi (Pd) presenta un’interrogazione sulla vicenda della trentenne reggiana «Bisogna accendere un faro sui comportamenti sbagliati e discriminatori»

2 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. «Presenterò una interrogazione parlamentare sul caso della giovane lavoratrice a cui è stato chiesto di non avere figli come condizione per essere assunta». È quanto annuncia il parlamentare reggiano Pd, Paolo Gandolfi, sul caso di discriminazione di genere sollevato martedì dalla Gazzetta: una donna di trent’anni alla quale è stato chiesto di non avere figli per tre anni come “requisito” per superare una selezione di lavoro.

Una vicenda che nei giorni scorsi ha sollevato un’ondata di indignazione. È dalle pagine della Gazzetta che una trentenne reggiana ha segnalato l’accaduto: «Sa, signora, a me piacciono i bambini, credo che siano sempre una benedizione. Tuttavia, se decidessimo di assumerla, lei dovrebbe assicurarmi di non cercare figli almeno fino al 2020». Questa formula ipocrita – che, tradotta, pone l’equazione niente figli se vuoi il posto di lavoro – ha fatto terminare in pochi secondi il colloquio della giovane reggiana che, sdegnata per la richiesta del titolare dell’azienda che offriva un ruolo impiegatizio, si è alzata e ha preso la borsetta.

Un caso che ora Gandolfi ha intenzione di portare al parlamento, presentando un’interrogazione alla Camera: «Bisogna accendere un faro su questi comportamenti sbagliati, esporre al pubblico giudizio i datori di lavoro che si macchiano di queste condotte discriminatorie: vanno svergognati – afferma il parlamentare Pd – Una donna che vuole affrontare una gravidanza va premiata, non punita. Sono padre e penso che gli uomini dovrebbero condividere sempre di più le responsabilità e l'impegno che comporta l'essere genitori».

Sulla vicenda nei giorni scorsi, oltre ad esponenti del mondo dei sindacati e dell’associazionismo, è intervenuta anche Maria Mondelli, consigliera di Parità della Provincia di Reggio Emilia, che ha diffuso un dato allarmante: in un anno nella nostra provincia sono state circa 400 le donne costrette alle dimissioni entro il compimento dei tre anni di età del figlio. I dati citati sono relativi a episodi di dimissioni volontarie segnalate nel 2016.

«È vero, non ci sono più le odiose dimissioni in bianco – scriveva Mondelli – ma i modi per indurre una donna ad abbandonare il lavoro sono ancora tanti e per lo più subdoli. E il motivo principale perché una lavoratrice, considerata fino a quel momento utile e preziosa, diventi improvvisamente scomoda, un peso da cui liberarsi, è quasi sempre la maternità».

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google