Tumori colon retto, quello 0 che vale 10
Il record dell’ospedale di Guastalla: nessun caso di mortalità
REGGIO EMILIA. Sono buone notizie quelle che arrivano dalla nostra provincia sul fronte della lotta ai tumori. A dirlo sono i dati del censimento nazionale sui tumori: l’Emilia-Romagna è la regione con maggiore sopravvivenza ai tumori a 5 anni dalla diagnosi, con un indice del 62,4%, seguita da Toscana (62,2) e Veneto (61,5).
Ma il risultato è ancora migliore a Reggio per i tumori che colpiscono seno, colon retto e cervice uterina. Nella nostra provincia per il cancro al seno la sopravvivenza è all’89% contro un dato regionale di 88,9 e un dato nazionale di 87,1%. Sul colon retto Reggio è al 72,7%, la regione al 68,6 e l’Italia al 64,6.
Sul tumore alla cervice Reggio si assesta al 72,8%, la regione al 72,1 e l’Italia al 68,2%. Numeri alti che diventano altissimi se si parla della chirurgia dell’ospedale di Guastalla negli interventi sui tumori del colon retto. Il caso del reparto diretto dal dottor Valerio Annessi ha – numeri alla mano – quasi dell’incredibile. Questo almeno devono aver pensato, in un primo momento, i tecnici della Regione quando – nell’ambito della rilevazione periodica sulle cure e le terapie (anche chirurgiche) previste dal Programma Nazionale Esiti – hanno visto che uno dei parametri richiesti, ovvero quello della “mortalità a 30 giorni dall’intervento di resezione del tumore del colon retto” dava come risultato zero.
Tradotto: la percentuale di mortalità a 30 giorni dall’intervento, nei pazienti operati per tumore al colon retto nel reparto di chirurgia di Guastalla è dello 0%, a fronte di una forbice considerata “normale” che oscilla tra l’1% e il 3%. Un numero – questo fatto registrare a Guastalla – che ha fatto drizzare le antenne agli ispettori dell’assessorato regionale alla Sanità: quello di Guastalla è uno dei due “0” di tutta la regione in questo tipo di casistica: l’altro è all’ospedale di Sassuolo, dove tuttavia il reparto di chirurgia può operare una sorta di selezione (in gergo medico si chiama “elezione”) dei casi da operare.
Non può essere – e non è così – per un ospedale di zona come Guastalla. Invero, quel dato aveva – per l’audit della Regione – lo stesso grado di pericolosità di quelli che invece superavano la forbice dell’1-3% . Così ad agosto la Regione ha chiesto e ottenuto di esaminare 80 cartelle cliniche di persone operate e dimesse dall’ospedale di Guastalla tra il 2014 (38) e il 2015 (42).
Ma alla fine il risultato è sempre stato lo stesso: zero morti. In particolare la disamina, dice una nota dell’Ausl di Reggio «ha riguardato la congruenza tra la Scheda di dimissione ospedaliera (Sdo) e la cartella clinica e ha tenuto conto della completezza delle informazioni contenute nella documentazione sanitaria al fine di verificare la codifica e l’appropriatezza clinica in termini di indicazione all’intervento e tipologia di procedura chirurgica eseguita».
Ma come si spiega questo “0” all’ospedale di Guastalla? Con una parola: appropriatezza. Ad esempio, appropriatezza della diagnosi che – in questo come in altri casi – si è fatta sempre più precoce: Reggio ha il dato più alto in regione per l’adesione allo screening del tumore del colon retto. Al compimento del cinquantesimo anno di età i reggiani ricevono una convocazione per l’esame della ricerca del sangue occulto nelle feci. In caso di positività, arriva l’invito a sottoporsi a una colonscopia.
Questo screening a tappeto ha portato a una scoperta preventiva sempre maggiore di neoplasie del colon retto. E spesso, proprio per la tempestività dell’esame, il tumore è di dimensioni particolarmente piccole. Spesso si tratta di polipi cancerizzati o comunque tumori che possono essere asportati per via laparoscopica. Nel 2016, in provincia di Reggio sono stati operati – tra gli ospedali Santa Maria Nuova, Guastalla, Franchini di Montecchio e Sant’Anna di Castelnovo – 249 pazienti e di questi, proprio grazie allo screening preventivo, l’80% era allo stadio 1 della malattia.
Diagnosi precoce, neoplasie piccole scoperte in tempo, tecniche chirurgiche non invasive (all’ospedale di Guastalla viene operato in laparoscopia il 76% dei pazienti affetti da patologie del colon retto), che hanno una grande importanza nel recupero di pazienti che – per quel che riguarda questo tipo di tumore – hanno in media una età piuttosto alta, attorno ai 70 anni. Queste sono le variabili di un risultato di grande rilievo per la sanità della nostra provincia.
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