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Il tecnico di ponsacco 

Dalla fiducia ritrovata all’esonero gli otto mesi granata di Menichini

di Roberto Tegoni
Dalla fiducia ritrovata all’esonero gli otto mesi granata di Menichini

REGGIO EMILIA. Allenatore sempre composto, sempre al suo posto. Anche troppo. Allenatore che solo nell’ultima settimana di granata, quando ormai la spaccatura tra lui e la dirigenza era insanabile,...

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REGGIO EMILIA. Allenatore sempre composto, sempre al suo posto. Anche troppo. Allenatore che solo nell’ultima settimana di granata, quando ormai la spaccatura tra lui e la dirigenza era insanabile, ha trovato il coraggio di esternare pubblicamente i suoi pensieri sulla costruzione della squadra. Il viaggio di Leonardo Menichini in sella alla panchina della Reggiana finisce là dove era iniziato. Anzi, si conclude una fermata prima.

Aveva iniziato con la vittoria a Santarcangelo, chiude alla vigilia del match con i romagnoli.

I NUMERI. Menichini chiude con 8 vittorie (29,6%), 11 pareggi e 8 sconfitte. Ancora più amaro il giudizio se contiamo la sola stagione regolare, tra l’anno scorso e quest’anno: 6 vittorie (28,5%), 8 pareggi e 7 sconfitte, che fanno 26 punti totali in 21 partite di campionato, 47 punti in proiezione su 38 turni regolari.

LO SPONSOR FRANZONE. Menichini e i buoni rapporti con Maurizio Franzone. Quei buoni rapporti che lo catapultarono sulla panchina della Reggiana, bypassando il direttore sportivo dell’epoca, Andrea Grammatica, ormai esautorato fin dal primo giorno di mercato invernale. Quei buoni rapporti con l’ex ad che, a Menichini, sono valsi il suo rinnovo al termine della scorsa stagione, sia per il biennale a cifre alte che per l’ottimo percorso playoff intrapreso dalla squadra della passata stagione, ma che paradossalmente gli sono costati in termini di credibilità e di panchina una volta messo alla porta Franzone.

“EFFETTO MENICHINI”. Dopo il suicidio di Leonardo Colucci con una squadra che ancora doveva inserire Carlini, Cesarini e Sbaffo, la cosiddetta “cura Menichini” della scorsa stagione dura lo spazio di cinque turni. Per alcuni, sembra l’uomo giusto al momento giusto. Se Colucci prendeva di punta giornalisti e alcuni tifosi, il tecnico di Ponsacco sin dal primo allenamento gioca la carta dell’empatia, scambiando sorrisi e battute con i supporter che assistono alla prima seduta. L’uomo della provvidenza. Arrivato per riportare la serenità in un ambiente devastato da scandali in discoteca, “randagios” e sconfitta nel derby davanti a 18mila reggiani.

L’effetto Menichini sembra funzionare. Vittoria a Santarcangelo, poi il derby col Modena e i successi con Lumezzane e Fano interrotti solamente dallo sciagurato pari di Bolzano. Ha la fortuna di ritrovare un Cesarini tirato a lucido e di riscoprirlo seconda punta. Lo avanza di alcuni metri rispetto alla trequarti e il “Mago” risponde a suon di gol.

LE CREPE. Poi qualcosa non va. Qualcosa si rompe. Nello spogliatoio, che non gradisce i suoi metodi e i suoi allenamenti, giudicati troppo blandi. La squadra rallenta. Capitan Genevier a nome del gruppo se ne lamenta pure con la dirigenza. Arrivano pareggi e sconfitte. Nelle ultime 11 partite di stagione regolare, la Reggiana colleziona una vittoria, sei pareggi e quattro sconfitte. La penultima, in casa con la Cenerentola Forlì, gli costerebbe anche la panchina. La proprietà granata si ritrova in un palco dello stadio per decidere il da farsi. Un summit che profuma di esonero, ma la telefonata di Mike Piazza salva Menichini. La sconfitta di Parma è indolore.

L’ILLUSIONE. Iniziano i play off e la madre di tutte le illusioni partorisce un 2-2 in casa con la Feralpi, figlia di episodi fortunati: un palo e una traversa degli ospiti e un salvataggio sulla linea di Trevisan. La Reggiana avanza, i giocatori sono già un tutt’uno – “la banda” – e alla vittoria casalinga con la Juve Stabia fanno seguito i 90 minuti in difesa a Castellammare. Nei quarti la migliore e la peggiore Reggiana dell’anno, tra andata e ritorno (grazie ai supplementari) ha la meglio del Livorno e si vola a Firenze. La sconfitta con l’Alessandria, benché figlia di una cattiva preparazione del match e di errori individuali, non scalfisce la figura del tecnico toscano. Fiducia rinnovata secondo Mike e Alicia Piazza, soprattutto per effetto – come scritto sopra – di un contratto pesante che lega Leonardo Menichini alla Reggiana anche per la stagione successiva, questa. In un momento di tagli al personale, era scontato finisse così. E i playoff avevano ormai chiuso gli occhi a chi doveva pensare a un nuovo ds per allestire la nuova squadra. Il grande inganno dei playoff.

GLI ULTIMI TEMPI. Il resto della storia è materia recente. Menichini rinnega il Cesarini attaccante, spostandolo a sinistra nel tridente. Nel quale trova spazio, al centro, il buon Altinier, da sempre uomo d’area più che di raccordo. La rosa non viene rinforzata, sebbene la dirigenza riesca a mantenere in granata i giocatori simbolo. Ma – per dirla con Menichini – «alle ambizioni vanno fatte seguire azioni che siano in linea con i programmi e gli obiettivi». Un j’accuse potentissimo che fa seguito al niet della dirigenza per Favasuli, pupillo del “Menico” e avallato da Magalini. Mike Piazza, ma soprattutto Alicia, fanno pressioni al tecnico. «Questa squadra deve vincere il campionato”. Ma ormai la frittata è fatta, e il mercato è stato fatto con un budget non all’altezza. Una rosa incompleta nei terzini e a centrocampo non può ambire alla serie B diretta. Certamente non vale nemmeno il quintultimo posto. Ed è così che Menichini paga. Anche per alcuni giocatori che, dopo Meda non danno segnali di risveglio. Volontariamente o no, chissà se lo sapremo.

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