«Ora siamo più preparati a combattere la pedofilia»
di Leonardo Grilli
Dopo gli ultimi casi di abusi il Comune ha aumentato le azioni di prevenzione L’obiettivo è creare più anticorpi. Sassi: «La prima barriera è nelle scuole»
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REGGIO EMILIA. Reggio Emilia, la città che ha messo al centro del suo modello educativo i bambini, negli ultimi mesi si è scoperta debole e vulnerabile lì dove fa più male. Gli ultimi, clamorosi, casi di abusi su minori sono stati un pugno nello stomaco per tutta la comunità che, all’improvviso, ha scoperto che gli anticorpi che si era creata nei decenni non erano più così efficaci. I pedofili, cacciatori per natura, si sono evoluti col tempo e hanno imparato a sfruttare le nuove tecnologie e le falle di un tessuto sociale sempre più spaccato e sfaldato, dove il corpo assume spesso il valore di merce di scambio anche fra i giovanissimi.
L’arresto che ha messo a nudo le vulnerabilità è stato quello del pedofilo seriale brasiliano catturato dai carabinieri. Un soggetto capace, secondo le indagini, di adescare a abusare in un decennio di una quantità disarmante di minorenni. È da lì, come spiega il vicesindaco Matteo Sassi, che è partita una nuova stagione nell’amministrazione reggiana per aggiornare i sistemi di difesa. «Da inizio 2017 abbiamo avviato – spiega l’esponente di Mdp – una serie di importanti azioni di contrasto agli abusi. In primo luogo la formazione congiunta degli assistenti sociali e dei pediatri di libera scelta, alla quale hanno partecipato tutti gli operatori dei poli. I pediatri sono sentinelle preziose per rilevare il fenomeno e la loro sensibilizzazione al tema è volto a individuare precocemente i segnali di sofferenza e di rischio». Da lì, il 4 marzo, si è svolto un convegno in collaborazione con le associazioni Hansel e Gretel e Rompere il silenzio.
«C’è stata una grande partecipazione – prosegue il vicesindaco – l’ascolto delle vittime e le tracce di sofferenza profonda che questi eventi hanno lasciato nella loro vita da adulti ha fortemente interrogato la platea e confermato che il fenomeno esiste ma resta spesso sommerso». Ma non bastava. Per incidere davvero era necessario intervenire anche sul sistema educativo: «La prima barriera spesso è proprio nelle scuole. Quindi abbiamo avviato una serie di incontri con l’Ufficio provinciale scolastico per concertare un piano formativo e di sensibilizzazione da realizzare nelle classi. È necessario discutere di questi temi con i ragazzi, di svolgere dei corsi veri di educazione alla sessualità e all’affettività. E non possiamo più pensare di farli alle superiori, dobbiamo anticipare i tempi anche perché per colpa delle nuove tecnologie i minori sono esposti ai rischi di violenze sessuali molto precocemente».
Oltre alla formazione dei pediatri di libera scelta, il Comune ha lavorato ancora sul tema sanitario. Avviando la sperimentazione di una procedura di accoglienza fra ospedale e territorio con la centralizzazione al Santa Maria Nuova di tutte le situazioni di abuso che vengono segnalate nei pronto soccorsi della provincia.
«Ma si sta lavorando anche con l’Ausl – spiega ancora Sassi – per inserire nel prossimo accordo di programma la garanzia delle cure per i minorenni vittime di violenza e abusi. In particolare, una delle cose più importanti è garantire la psicoterapia per le vittime anche quando le famiglie non se la possono permettere».
Infine, a testimonianza di quanto complesso e sfaccettato sia il tema del contrasto alla pedofilia, l’amministrazione ha agito anche su un altro livello: quello giuridico e privatistico. «È stato organizzato un gruppo di professionisti che approfondisce gli aspetti giuridici e processuali, al fine di organizzare un aggiornamento rivolto agli operatori. Mentre il privato sociale che si occupa di interventi educativi territoriali e domiciliari si è dichiarato disponibile a realizzare congiuntamente a noi un’ulteriore azione di sensibilizzazione rivolta agli educatori che lavorano nei loro servizi».
Un pacchetto di azioni che, nel complesso, ha l’obiettivo di diffondere consapevolezze e competenze e rafforzare l’integrazione fra Comune, scuole e ambiti sanitari. «Una parte del fenomeno – conclude Sassi – resta ancora nel sommerso e c’è tanto lavoro da fare. Ma non possiamo fermarci, è necessario un continuo aggiornamento, e oggi siamo più preparati rispetto a dieci mesi fa».
L’arresto che ha messo a nudo le vulnerabilità è stato quello del pedofilo seriale brasiliano catturato dai carabinieri. Un soggetto capace, secondo le indagini, di adescare a abusare in un decennio di una quantità disarmante di minorenni. È da lì, come spiega il vicesindaco Matteo Sassi, che è partita una nuova stagione nell’amministrazione reggiana per aggiornare i sistemi di difesa. «Da inizio 2017 abbiamo avviato – spiega l’esponente di Mdp – una serie di importanti azioni di contrasto agli abusi. In primo luogo la formazione congiunta degli assistenti sociali e dei pediatri di libera scelta, alla quale hanno partecipato tutti gli operatori dei poli. I pediatri sono sentinelle preziose per rilevare il fenomeno e la loro sensibilizzazione al tema è volto a individuare precocemente i segnali di sofferenza e di rischio». Da lì, il 4 marzo, si è svolto un convegno in collaborazione con le associazioni Hansel e Gretel e Rompere il silenzio.
«C’è stata una grande partecipazione – prosegue il vicesindaco – l’ascolto delle vittime e le tracce di sofferenza profonda che questi eventi hanno lasciato nella loro vita da adulti ha fortemente interrogato la platea e confermato che il fenomeno esiste ma resta spesso sommerso». Ma non bastava. Per incidere davvero era necessario intervenire anche sul sistema educativo: «La prima barriera spesso è proprio nelle scuole. Quindi abbiamo avviato una serie di incontri con l’Ufficio provinciale scolastico per concertare un piano formativo e di sensibilizzazione da realizzare nelle classi. È necessario discutere di questi temi con i ragazzi, di svolgere dei corsi veri di educazione alla sessualità e all’affettività. E non possiamo più pensare di farli alle superiori, dobbiamo anticipare i tempi anche perché per colpa delle nuove tecnologie i minori sono esposti ai rischi di violenze sessuali molto precocemente».
Oltre alla formazione dei pediatri di libera scelta, il Comune ha lavorato ancora sul tema sanitario. Avviando la sperimentazione di una procedura di accoglienza fra ospedale e territorio con la centralizzazione al Santa Maria Nuova di tutte le situazioni di abuso che vengono segnalate nei pronto soccorsi della provincia.
«Ma si sta lavorando anche con l’Ausl – spiega ancora Sassi – per inserire nel prossimo accordo di programma la garanzia delle cure per i minorenni vittime di violenza e abusi. In particolare, una delle cose più importanti è garantire la psicoterapia per le vittime anche quando le famiglie non se la possono permettere».
Infine, a testimonianza di quanto complesso e sfaccettato sia il tema del contrasto alla pedofilia, l’amministrazione ha agito anche su un altro livello: quello giuridico e privatistico. «È stato organizzato un gruppo di professionisti che approfondisce gli aspetti giuridici e processuali, al fine di organizzare un aggiornamento rivolto agli operatori. Mentre il privato sociale che si occupa di interventi educativi territoriali e domiciliari si è dichiarato disponibile a realizzare congiuntamente a noi un’ulteriore azione di sensibilizzazione rivolta agli educatori che lavorano nei loro servizi».
Un pacchetto di azioni che, nel complesso, ha l’obiettivo di diffondere consapevolezze e competenze e rafforzare l’integrazione fra Comune, scuole e ambiti sanitari. «Una parte del fenomeno – conclude Sassi – resta ancora nel sommerso e c’è tanto lavoro da fare. Ma non possiamo fermarci, è necessario un continuo aggiornamento, e oggi siamo più preparati rispetto a dieci mesi fa».
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