rubiera
Allontanate dai cantieri due ditte irregolari per le norme antimafia
RUBIERA. Due aziende allontanate dai cantieri di Rubiera perché non in regola con le norme antimafia; 4 ordinanze di sospensione dei lavori; 160 sopralluoghi effettuati assieme al controllo di tutte...
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RUBIERA. Due aziende allontanate dai cantieri di Rubiera perché non in regola con le norme antimafia; 4 ordinanze di sospensione dei lavori; 160 sopralluoghi effettuati assieme al controllo di tutte le pratiche presenti. Sono i numeri, corposi, delle attività di presidio contro le infiltrazioni mafiose portate avanti a Rubiera negli ultimi tre anni, dall’inizio dell’attuale mandato amministrativo. Questi dati sono contenuti nella risposta a un ordine del giorno votato venerdì scorso da buona parte del consiglio comunale rubierese, relativo «all'attività di lotta all'infiltrazione mafiosa e per la legalità sul territorio» e approvato coi voti Pd, Movimento 5 Stelle e civica Progetto Rubiera.
Per quanto riguarda l’abusivismo, sono stati effettuati 160 sopralluoghi, ovvero il 100% delle pratiche, quando la legge impone un obbligo minimo del 20%. Il tema più delicato in questi anni è quelle delle infiltrazioni mafiose, e non sono mancati i riscontri. Due aziende, ha spiegato il sindaco Emanuele Cavallaro, «sono state allontanate da cantieri privati perché non in regola con la certificazione antimafia». Inoltre, sono state fatte verifiche «sul 100% delle Scia (Segnalazione certificata di inizio attività) quando l’obbligo di legge è del 20%, e sul 100% dei permessi a costruire per cifre superiori ai 70mila euro».
Sempre per il tema mafioso, un’attività economica – un negozio attivo da tempo – è stata chiusa dopo una segnalazione comunale che ha portato a un’interdittiva antimafia del prefetto di Reggio. I provvedimenti per la sicurezza sul lavoro comprendono anche 4 ordinanza di sospensione dei lavori in cantieri non ritenuti a norma, unite alle verifiche fiscali sul Durc (Documento unico di regolarità contributiva) per ogni singola pratica edilizia. E anche le autocertificazioni, continua Cavallaro, «sono state tutte controllate». Per quanto riguarda i lavori pubblici, la relazione parla di una «stretta applicazione delle norme e principio di prudenza: è stata segnalata ogni situazione “sospetta”. Tutte le procedure sono state chiuse positivamente e sono stati applicati nuovi metodi nelle assegnazioni anche degli incarichi (sorteggi su albo), con ampia rotazione dei soggetti coinvolti nei lavori pubblici». Infine, i controlli delle rendite catastali, altro argomento che il processo Aemilia sulla ‘ndrangheta a Reggio ha reso attualissimo. Qui i dati riguardano le verifiche negli ultimi 10 anni. In questo decennio sono state fatte «421 verifiche, con 100mila euro di gettito recuperato su ogni anno su rendite “troppo basse”, a cui aggiungere 126.800 euro di gettito recuperato “una tantum”». Anche dalle analisi catastali è emersa una situazione dubbia, il cui fascicolo è stato trasmesso alla procura reggiana nel 2016. Il bilancio? «Purtroppo, ma anche per fortuna, qualche cosa si è trovato. Si sappia, semplicemente, che qui controlliamo tutto», commenta Cavallaro.
L’ordine del giorno «chiede anche al sindaco di impegnarsi per la trasparenza e la legalità a fronte di funzionari o amministratori condannati, e di attivare ogni forma di controllo possibile sugli strumenti pianificatori che saranno proposti al consiglio nei prossimi mesi. Volentieri». (adr.ar.)
Per quanto riguarda l’abusivismo, sono stati effettuati 160 sopralluoghi, ovvero il 100% delle pratiche, quando la legge impone un obbligo minimo del 20%. Il tema più delicato in questi anni è quelle delle infiltrazioni mafiose, e non sono mancati i riscontri. Due aziende, ha spiegato il sindaco Emanuele Cavallaro, «sono state allontanate da cantieri privati perché non in regola con la certificazione antimafia». Inoltre, sono state fatte verifiche «sul 100% delle Scia (Segnalazione certificata di inizio attività) quando l’obbligo di legge è del 20%, e sul 100% dei permessi a costruire per cifre superiori ai 70mila euro».
Sempre per il tema mafioso, un’attività economica – un negozio attivo da tempo – è stata chiusa dopo una segnalazione comunale che ha portato a un’interdittiva antimafia del prefetto di Reggio. I provvedimenti per la sicurezza sul lavoro comprendono anche 4 ordinanza di sospensione dei lavori in cantieri non ritenuti a norma, unite alle verifiche fiscali sul Durc (Documento unico di regolarità contributiva) per ogni singola pratica edilizia. E anche le autocertificazioni, continua Cavallaro, «sono state tutte controllate». Per quanto riguarda i lavori pubblici, la relazione parla di una «stretta applicazione delle norme e principio di prudenza: è stata segnalata ogni situazione “sospetta”. Tutte le procedure sono state chiuse positivamente e sono stati applicati nuovi metodi nelle assegnazioni anche degli incarichi (sorteggi su albo), con ampia rotazione dei soggetti coinvolti nei lavori pubblici». Infine, i controlli delle rendite catastali, altro argomento che il processo Aemilia sulla ‘ndrangheta a Reggio ha reso attualissimo. Qui i dati riguardano le verifiche negli ultimi 10 anni. In questo decennio sono state fatte «421 verifiche, con 100mila euro di gettito recuperato su ogni anno su rendite “troppo basse”, a cui aggiungere 126.800 euro di gettito recuperato “una tantum”». Anche dalle analisi catastali è emersa una situazione dubbia, il cui fascicolo è stato trasmesso alla procura reggiana nel 2016. Il bilancio? «Purtroppo, ma anche per fortuna, qualche cosa si è trovato. Si sappia, semplicemente, che qui controlliamo tutto», commenta Cavallaro.
L’ordine del giorno «chiede anche al sindaco di impegnarsi per la trasparenza e la legalità a fronte di funzionari o amministratori condannati, e di attivare ogni forma di controllo possibile sugli strumenti pianificatori che saranno proposti al consiglio nei prossimi mesi. Volentieri». (adr.ar.)
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