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Chitarre e lacrime nell’addio ad Alberto

Chitarre e lacrime nell’addio ad Alberto

Ritmi rock, palloncini bianchi e una folla immensa per il musicista 45enne colpito da un fulmine in giardino

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ROLO. Addio, ieri mattina, con funerali in forma civile, ad Alberto Davolio detto “Zava”, il 45enne morto dopo cinque giorni d'agonia da quella domenica 23 settembre in cui è stato folgorato da un fulmine mentre stava preparando il barbecue a casa della madre Giovanna. Nessun discorso. Solo la sua musica preferita diffusa da una casa appoggiata sulla ruspa che ha effettuato lo scavo in cimitero. E lacrime, tante lacrime. Soprattutto quando, nel silenzio del cimitero, poco prima che la bara fosse interrata, la madre ha gridato ad alta voce il nome del figlio «Alberto! Alberto! Dio mio, Signore!».

Due paesi in lutto: Reggiolo, dove il 45enne abitava con la moglie e i figli, e Rolo, dove abitano la madre e le sorelle. C'erano anche tutti gli amici di “Zava”, i suoi colleghi di lavoro, i membri della band “Zender” dove suonava. Nella camera ardente, allestita nel cimitero di Rolo, accanto alla bara coperta di fiori bianchi, c'era anche la sua chitarra elettrica. Arrivato l'orario di formare il corteo, le porte della camera ardente si sono chiuse per pochi minuti per lasciare i familiari di Alberto Davolio a un momento personale, intimo, seppur dolorosissimo prima del distacco.

Il corteo con davanti i labari dell'Avis è partito proprio dal cimitero per compiere un breve giro che ha attraversato via IV Novembre, lambito piazza dell'Eccidio della Righetta, via Cesare Battisti, un tratto di corso della Repubblica per poi imboccare un sentiero tra la canonica e la scuola materna e tornare in cimitero.

Un fiume di gente ha seguito la bara per tutto il tragitto. Sulla piazzetta interna del cimitero i familiari si sono stretti l'un l'altro. La madre Giovanna, china sulla bara, pallida, impietrita dal dolore, con una mano sulla fronte abbracciava il feretro: non accettava che lì dentro ci fosse il suo Alberto. La donna e una delle sorelle hanno avuto poi un leggero malore. A fatica i nipoti hanno sorretto l'anziana madre di 75 anni, duramente provata da tanta disperazione. Poi il lungo, liberatorio applauso della gente.

Alla fine è arrivato il momento di portare la bara verso il campo di sepoltura. Un gruppo di amici ha acceso uno stereo dal quale sono uscite note rock: schitarrate come piacevano ad Alberto e che riproduceva, ispirandosi a qualche gruppo musicale, con la sua band.

E mentre gli addetti dell'agenzia funebre, con le corde, calavano la bara dell'operaio-musicista nella fossa, la madre Giovanna è scoppiata in lacrime gridando il nome del figlio. La madre è stata allontanata per distrarla e calmarla. Una delle sorelle è stata invece presa in extremis prima che svenisse per poi farla accomodare su una sedia.

Alberto ha lasciato nella disperazione oltre alla madre Giovanna e alle sorelle Cinzia e Roberta, la moglie Monia, il figlio Valerio, gli adorati Matteo e Simone, i cognati Filippo e Marco e i nipoti Fabio, Davide, Leonardo e Rebecca. (m.p.)

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