Gli abusivi lasciano la casa ma si portano via i mobili
di Luciano Salsi
Eseguito ieri lo sfratto dell’appartamento occupato in via Emilia Ospizio 68 Trovati una decina di materassi, le pareti imbrattate e i pavimenti coperti di rifiuti
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REGGIO EMILIA. L'impegno è stato mantenuto puntualmente. Ieri mattina l'ufficiale giudiziario, con l'ausilio della Polizia municipale e di un fabbro, ha eseguito lo sfratto dell'appartamento ammobiliato al numero 68 di via Emilia Ospizio, che era stato occupato abusivamente da almeno una decina di africani. Una volta forzata la serratura, alla proprietaria si è offerto uno spettacolo desolante. I mobili erano spariti, le pareti imbrattate, i pavimenti coperti di rifiuti, con dieci luridi materassi disseminati nelle tre camere da letto e sui balconi. Era l'epilogo prevedibile di una vicenda che avrebbe potuto trascinarsi più a lungo, come di solito accade quando gli occupanti oppongono resistenza. La mobilitazione dei vicini, che avevano denunciato il preoccupante viavai di sconosciuti, e la ferma presa di posizione da parte del vicesindaco Matteo Sassi, assessore al welfare, hanno probabilmente contribuito a dissuadere gli abusivi dal prolungare l'occupazione.
«Venerdì scorso - riferisce l'avvocato Maria Laura Terenziani, che assiste la proprietaria – i vigili urbani hanno fatto un sopralluogo. Nell'alloggio hanno trovato ancora alcuni stranieri e li hanno convinti a sgomberare. Purtroppo, però, è accaduto ciò che avviene solitamente in questi casi: il furto dei mobili e il danneggiamento dell'immobile. La proprietaria dovrà accollarsi una spesa di qualche migliaio di euro per rimuovere i rifiuti, ripulire e ritinteggiare l'appartamento, riparare i prevedibili guasti degli impianti e riacquistare il mobilio, oltre a pagare i circa duemila euro di spese legali. L'unica consolazione è l'avere risolto il problema nel giro di circa quattro mesi, mentre mediamente ne occorrono nove».
L'appartamento era stato affittato nel luglio 2015 a un cittadino pakistano, che aveva offerto la garanzia di un connazionale e che ha corrisposto l'affitto pattuito fino allo scorso mese di marzo, rendendosi poi irreperibile. «Nel frattempo, però – spiega l'avvocato – era emerso che nell'immobile oltre all'inquilino e alla moglie avevano acquisito la residenza altre due persone e una terza aveva presentato domanda. L'Ufficio anagrafe, resosi conto che il numero dei residenti per un solo appartamento sarebbe stato eccessivo, ha contattato la proprietaria per chiederle conto delle autorizzazioni da lei stessa firmate, che accompagnavano le domande di residenza. Lei, esaminati quei documenti, ha constatato che la firma apposta su tali moduli non corrispondeva alla propria». E' stato quello il punto di partenza dell'iter legale. In aprile il conduttore ha cessato di pagare il canone e, tramite le segnalazioni dei vicini e i sopralluoghi, si è evidenziata l'occupazione dell'alloggio da parte di un numero indeterminato di altre persone. Un inquilino può tenere in casa occasionalmente qualche ospite, non aprire la porta ogni giorno o cedere la chiave a persone che vanno e vengono. Per giunta alcuni di questi soggetti, interpellati, si rifiutavano di fornire le generalità e sostenevano di avere diritto di rimanere avendo pagato al conduttore pakistano una caparra di mille euro e 500 di affitto, benchè il contratto di locazione escludesse la possibilità di subaffittare. Intanto si moltiplicavano le proteste dei vicini sia per il disturbo, sia per i danneggiamenti. L’amministratore condominiale Mirko Ferretti incominciava a temere che il condominio, che comprende su tre scale 105 alloggi occupati in gran parte dagli stessi proprietari, incominciasse a subire quel degrado che ha condotto altre zone della città in condizioni di illegalità e insicurezza. La reazione è stata decisa. In maggio l'avvocato Terenziani ha notificato la procedura di sfratto. Il 29 giugno il giudice ha convocato l'udienza e, di fronte a due mensilità di canone non pagate, ha convalidato lo sfratto, fissando per il 2 ottobre l'intervento dell'ufficiale giudiziario: «Il tribunale – rileva l'avvocato – ha riconosciuto la gravità sociale del caso e il presidente ha sottolineato la necessità della forza pubblica. È un ammonimento a chi abbia in mente di compiere azioni analoghe».
«Venerdì scorso - riferisce l'avvocato Maria Laura Terenziani, che assiste la proprietaria – i vigili urbani hanno fatto un sopralluogo. Nell'alloggio hanno trovato ancora alcuni stranieri e li hanno convinti a sgomberare. Purtroppo, però, è accaduto ciò che avviene solitamente in questi casi: il furto dei mobili e il danneggiamento dell'immobile. La proprietaria dovrà accollarsi una spesa di qualche migliaio di euro per rimuovere i rifiuti, ripulire e ritinteggiare l'appartamento, riparare i prevedibili guasti degli impianti e riacquistare il mobilio, oltre a pagare i circa duemila euro di spese legali. L'unica consolazione è l'avere risolto il problema nel giro di circa quattro mesi, mentre mediamente ne occorrono nove».
L'appartamento era stato affittato nel luglio 2015 a un cittadino pakistano, che aveva offerto la garanzia di un connazionale e che ha corrisposto l'affitto pattuito fino allo scorso mese di marzo, rendendosi poi irreperibile. «Nel frattempo, però – spiega l'avvocato – era emerso che nell'immobile oltre all'inquilino e alla moglie avevano acquisito la residenza altre due persone e una terza aveva presentato domanda. L'Ufficio anagrafe, resosi conto che il numero dei residenti per un solo appartamento sarebbe stato eccessivo, ha contattato la proprietaria per chiederle conto delle autorizzazioni da lei stessa firmate, che accompagnavano le domande di residenza. Lei, esaminati quei documenti, ha constatato che la firma apposta su tali moduli non corrispondeva alla propria». E' stato quello il punto di partenza dell'iter legale. In aprile il conduttore ha cessato di pagare il canone e, tramite le segnalazioni dei vicini e i sopralluoghi, si è evidenziata l'occupazione dell'alloggio da parte di un numero indeterminato di altre persone. Un inquilino può tenere in casa occasionalmente qualche ospite, non aprire la porta ogni giorno o cedere la chiave a persone che vanno e vengono. Per giunta alcuni di questi soggetti, interpellati, si rifiutavano di fornire le generalità e sostenevano di avere diritto di rimanere avendo pagato al conduttore pakistano una caparra di mille euro e 500 di affitto, benchè il contratto di locazione escludesse la possibilità di subaffittare. Intanto si moltiplicavano le proteste dei vicini sia per il disturbo, sia per i danneggiamenti. L’amministratore condominiale Mirko Ferretti incominciava a temere che il condominio, che comprende su tre scale 105 alloggi occupati in gran parte dagli stessi proprietari, incominciasse a subire quel degrado che ha condotto altre zone della città in condizioni di illegalità e insicurezza. La reazione è stata decisa. In maggio l'avvocato Terenziani ha notificato la procedura di sfratto. Il 29 giugno il giudice ha convocato l'udienza e, di fronte a due mensilità di canone non pagate, ha convalidato lo sfratto, fissando per il 2 ottobre l'intervento dell'ufficiale giudiziario: «Il tribunale – rileva l'avvocato – ha riconosciuto la gravità sociale del caso e il presidente ha sottolineato la necessità della forza pubblica. È un ammonimento a chi abbia in mente di compiere azioni analoghe».
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