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«L’assassino di mio figlio si costituisca»

«L’assassino di mio figlio si costituisca»

A 4 mesi dalla condanna, si sfoga la madre di Davoli che morì dopo un pugno: «Favia è fuggito dopo la sentenza definitiva»

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REGGIO EMILIA. Da quattro mesi non c’è traccia del dominicano 34enne Algenis Favia, cioè dal giorno in cui è diventata definitiva la sua condanna a 6 anni ed 8 mesi di reclusione per omicidio preterintenzionale.

Marco Davoli, 53 anni, morì il 13 settembre del 2013 dopo avere preso – proprio dal dominicano – un pugno in faccia che lo fece finire violentemente a terra, sbattendo la testa sull’asfalto. Una banale discussione – davanti al bar Pausa Caffè – che finì in tragedia.

Ma dopo tre gradi di giudizio ed una sentenza passata in giudicato, il condannato sembra svanito nel nulla. Lo sta cercando la squadra mobile, con in mano in Italia un mandato di cattura, anche se a questo punto le ricerche si sono estese in campo internazionale, perché gli elementi raccolti dagli investigatori portano ad una fuga all’estero (in Repubblica dominicana?), visto che da quattro mesi Favia non dà notizie di sè.

Una situazione che aggiunge un’ulteriore fetta di dolore ai familiari della vittima e la madre di Marco Davoli – tramite la Gazzetta – si rivolge direttamente al fuggitivo, affinché si prenda le sue responsabilità: «La cosa che più ci ha fatto soffrire in questi 4 anni – dice Edmea Bigi – è la libertà concessa e minimamente intaccata a un condannato per omicidio, come Favia, tanto che la mia nipote Alessia (una ragazzina che frequenta le scuole medie) più volte si è imbattuta in Favia che passeggiava come qualsiasi libero cittadino. Vi lascio immaginare il dolore e la tristezza che assalivano mia nipote e sua madre in quei momenti. Ditemi voi se questa ragazzina può vivere e crescere serena e felice, sapendo che l’assassino di suo padre, nonostante la condanna ricevuta è ancora libero. Noi non chiediamo vendetta – rimarca la madre – ma semplicemente che Favia si prenda le sue responsabilità per ciò che ha fatto. Mi ha tolto per sempre un figlio buono, comprensivo, sempre pronto ad ascoltare ed aiutare chiunque, un padre di famiglia amorevole e dolce con i figli con la compagna con i fratelli e con i parenti tutti. Come non bastasse, dopo la conferma della pena da parte della Cassazione, Favia è sparito, come solo i vigliacchi sanno fare. Marco non arriverà mai più – conclude – ma la famiglia non perdona e aspetta giustizia!».

Le fa eco l’avvocato Giovanni Tarquini che ha tutelato la famiglia Davoli nella costituzione di parte civile sino all’ultimo grado processuale: «Il pericolo di fuga non è mai stato ravvisato per Favia – entra subito nel merito il legale – eppure quest’uomo aveva già dato chiara dimostrazione di sapersi dare alla macchia, dato che dopo il fatto era scomparso, per poi costituirsi più avanti, accompagnato dall’avvocato difensore Vainer Burani. Lo Stato deve fare tutto il possibile per trovarlo e dare esecuzione alla sentenza di condanna».

Da parte sua l’avvocato Burani – contattato ieri – è lapidario: «Da quanto mi consta il mio assistito è all’estero». La famiglia di Favia – sempre secondo il difensore – non ha da tempo notizie del 34enne, quindi non vi sarebbero novità sostanziali rispetto a quanto la compagna e la madre di Algenis hanno dichiarato in giugno, quando la carcerazione del loro familiare era già diventata una chimera: «Non è scappato – avevano detto – è semplicemente all’estero per cercare un lavoro con il quale mantenere sua figlia, visto che con tutto quello che è accaduto qui non è più riuscito a trovare occupazione».(t.s.)

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