Gazzetta di Reggio

Reggio

Maltratta i genitori: condannato a 2 anni

di Tiziano Soresina
Maltratta i genitori: condannato a 2 anni

Novellara: il 36enne ammette i litigi, ma nega di aver mai estorto soldi. «Ero preda di alcol e droga, ora mi curo e lavoro»

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NOVELLARA. Discussioni anche violente in famiglia, ma non estorsioni da parte del figlio nei confronti degli anziani genitori.

È arrivato a questa conclusione – ieri in tribunale a Reggio – il giudice Luca Ramponi che ha inquadrato l’accusa in maltrattamenti, condannando il novellarese 36enne a due anni di reclusione. Non forniremo le generalità dell’imputato per tutelare la privacy del padre e della madre che sono le vere vittime di questa vicenda, senza dimenticare che i genitori non si sono costituiti parte civile e stanno ricostruendo un rapporto con il figlio ora entrato, con effetti positivi, in un progetto di recupero al Sert e ha ricominciato a lavorare come operaio.

Il 36enne ha spiegato ieri – in aula – in quale tunnel da incubo si era ficcato, culminato in continui litigi con i genitori: «L’anno scorso stavo attraversando un brutto periodo: avevo perso il lavoro, avevo litigato con la ragazza, facevo uso di alcol e droga, giravo la notte. Uno stile di vita ovviamente non accettato dai miei, specie da mio padre. Non lavorando, chiedevo soldi ai miei genitori, ma non li ho mai minacciati per avere dei quattrini. Non ci stavo con la testa e con mio padre ho avuto accese discussioni e scatti d’ira, ma non ho mai estorto i soldi che consumavo in quello stile di vita sbagliato». Una ricostruzione ripresa poi dall’avvocato difensore Mattia Fontanesi nell’arringa: «Nessuno nega che siano avvenuti dei litigi, ma i fatti vanno riqualificati come maltrattamenti, perché le discussioni non erano legate alle richieste di denaro. I genitori non volevano più in casa il mio assistito non perché avevano paura di lui, bensì perché non tolleravano il suo modo di vivere e le sue reazioni. Del resto era in una situazione drammatica, a cui ora sta cercando di riparare: il programma al Sert funziona, si è reinserito nel mondo del lavoro». Arringa che si è chiusa con la richiesta della concessione delle attenuanti generiche e del minimo della pena. Attenuanti su cui è d’accordo anche il pm onorario Roberto Belforti, ma ritenendo provati i due episodi che figurano nel capo d’imputazione come estorsione e tentata estorsione (datati fra l’aprile e l’agosto 2016, con aggressioni per avere denaro), da qui una richiesta di condanna più pesante: tre anni e mezzo di reclusione, oltre al pagamento di 900 euro di multa. Il giudice Ramponi opterà per una condanna più “soft”, ritenendo che si tratti di maltrattamenti.

Ma il 36enne – che dopo un anno fra carcere ed arresti domiciliari, ha ora “solo” l’obbligo di firma – fra pochi giorni dovrà affrontare un nuovo processo per maltrattamenti risalenti a due anni fa.



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