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da castelnovo all’Himalaya 

Nuova impresa di Silvetti Ha scalato il terzo “ottomila”

Nuova impresa di Silvetti Ha scalato il terzo “ottomila”

CASTELNOVO MONTI. «L'ho fatto! Non potevo tornare senza averci provato! Salire in alto per scendere in profondità: sono in vetta! Manaslu, 8163 metri». Così sabato l’alpinista castelnovese Fabrizio...

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CASTELNOVO MONTI. «L'ho fatto! Non potevo tornare senza averci provato! Salire in alto per scendere in profondità: sono in vetta! Manaslu, 8163 metri». Così sabato l’alpinista castelnovese Fabrizio Silvetti ha annunciato la conquista del suo terzo “8000”. Il trekker e alpinista, nonché docente dell’istituto castelnovese Cattaneo-Dall’Aglio, era infatti già arrivato sulla vetta del Shisha Pangma nel 2013 e sul Gasherbrum, insieme a Samuele Sentieri, nel 2011.

Silvetti è partito per il Nepal a fine agosto: ha compiuto prima un trekking di acclimatamento, e poi una graduale salita dal campo base ai campi alti sulle pendici del Manaslu. Nell’ultimo campo, a quota 7400 metri, le condizioni non sembravano buone: «Questa notte un vento che strappa le tende, rimango fermo». La situazione è migliorata, e l’alpinista ha trovato le condizioni giuste per la salita.

«Ora sono al Campo base del Manaslu – ci ha raccontato raggiunto telefonicamente – pronto a riprendere la strada verso casa. È stata un'esperienza provante quella su questa affascinante montagna. Dura per il lungo impegno sui 4 campi alti tra difficoltà tecniche e maltempo. L'essere riuscito a ottenere il massimo da questa esperienza di vita con il raggiungimento dell'obbiettivo, mi dà fiducia per la mia vita futura, oltre che una intensa felicità. Ora, dopo qualche giorno di trekking nel Manaslu Circuit, potrò ritrovare affetti, luoghi a cui appartengo e, finalmente, la normalità».

Quella di Silvetti è stata un’impresa lunga e complessa: come nelle sue precedenti esperienze, ha compiuto tutta la salita in modo senza uso di ossigeno supplementare e portatori. E non sono mancati momenti di dubbio e sconforto, non solo legati alla condizione meteo e alla fatica, ma anche ad una situazione lungo il percorso, al campo base e ai campi più bassi, diversa da quella che Silvetti si aspettava.

«Non nascondo che la situazione al campo base del Manaslu mi preoccupi un po' – aveva scritto prima di salire ai campi più alti –. Siamo in tanti, troppi. Ieri ho contato le tende al campo e a 250 mi sono fermato. A preoccuparmi non è solo l'impatto di tanta gente in questi luoghi privilegiati, ma soprattutto la situazione di spazio ai campi alti e lo spostamento lungo i tratti attrezzati. Tutto questo non giova alla sicurezza, oltre che creare difficoltà nuove». Ma poi è arrivata la salita in quota, e al campo più alto, a 7400 metri, Silvetti raccontava di essere in una atmosfera molto diversa, solitaria, una situazione che non gli dispiaceva, tutt’altro.

Tantissimi i commenti e i complimenti inviati all’alpinista sulla sua pagina Facebook. «Complimenti per la vetta che, come sai, non è un luogo fisico, ma uno stato d'animo. Buon rientro», ha scritto il Presidente del Cai Bismantova di Castelnovo, Gino Montipò.

Il progetto alpinistico di Silvetti è associato a un aspetto solidale di raccolta fondi, per sostenere il Progetto Damar di Ngima Sherpa, che prevede la ricostruzione di scuole e presidi medici nell'area del Damar in Nepal dopo il gravissimo terremoto del 2015. (l.t.)

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