Oggi nuove rivelazioni dal pentito Valerio
Maxi processo Aemilia: terza deposizione del collaboratore di giustizia sulle vicende di mafia a Reggio
2 MINUTI DI LETTURA
REGGIO EMILIA. Non sarà certo – oggi – l’ultimo giorno in cui il pentito Antonio Valerio parlerà come testimone nel maxi processo Aemilia.
Da quando è entrato più nel dettaglio delle sue rivelazioni, il collaboratore di giustizia sta seguendo un criterio cronologico rispondendo alle domande dei pm Marco Mescolini e Beatrice Ronchi. Racconti giunti sinora al 1992.
Valerio, durante l’ultima deposizione, è arrivato a parlare dell’omicidio di Totò Dragone, capo allora del clan che operava a Reggio Emilia. Un omicidio che ha consacrato Nicolino Grande Aracri quale nuovo boss della cosca egemone a Cutro con effetti diretti su Reggio. «A Reggio Emilia comandavano i Dragone. Dopo di loro ci sono stati i Sarcone» ha rivelato Valerio, che riconosce un peso specifico superiore alla nostra città. Non una semplice “filiale mafiosa” ma una locale indipendente, con i fratelli Sarcone capi indiscussi. «Nicolino Sarcone è un padrino» ha detto sempre Valerio in udienza.
Anche l’ascesa di Sarcone sarebbe passata per il sangue. Nel 1992 fu ucciso infatti Nicola Vasapollo, uomo di rango mafioso vicino a Valerio, freddato nella sua abitazione vicino al centro commerciale Meridiana perché «si stava allargando troppo». Secondo il pentito la mano che sparò era quella di Nicolino Sarcone insieme a quella di Antonio Macrì detto “topino”.
Valerio, insomma, sta ricostruendo un pezzo di storia criminale che ha vissuto in prima persona, una deposizione fittissima di nomi, date e «scomoda» per gli imputati. Non a caso i difensori hanno sollevato un'eccezione sull'utilizzo degli appunti che il collaboratore di giustizia aveva davanti. I fogli, è stato invece appurato, sono bianchi e Valerio vi segna gli argomenti di cui sta parlando, per mantenere il filo logico della ricostruzione.
Da quando è entrato più nel dettaglio delle sue rivelazioni, il collaboratore di giustizia sta seguendo un criterio cronologico rispondendo alle domande dei pm Marco Mescolini e Beatrice Ronchi. Racconti giunti sinora al 1992.
Valerio, durante l’ultima deposizione, è arrivato a parlare dell’omicidio di Totò Dragone, capo allora del clan che operava a Reggio Emilia. Un omicidio che ha consacrato Nicolino Grande Aracri quale nuovo boss della cosca egemone a Cutro con effetti diretti su Reggio. «A Reggio Emilia comandavano i Dragone. Dopo di loro ci sono stati i Sarcone» ha rivelato Valerio, che riconosce un peso specifico superiore alla nostra città. Non una semplice “filiale mafiosa” ma una locale indipendente, con i fratelli Sarcone capi indiscussi. «Nicolino Sarcone è un padrino» ha detto sempre Valerio in udienza.
Anche l’ascesa di Sarcone sarebbe passata per il sangue. Nel 1992 fu ucciso infatti Nicola Vasapollo, uomo di rango mafioso vicino a Valerio, freddato nella sua abitazione vicino al centro commerciale Meridiana perché «si stava allargando troppo». Secondo il pentito la mano che sparò era quella di Nicolino Sarcone insieme a quella di Antonio Macrì detto “topino”.
Valerio, insomma, sta ricostruendo un pezzo di storia criminale che ha vissuto in prima persona, una deposizione fittissima di nomi, date e «scomoda» per gli imputati. Non a caso i difensori hanno sollevato un'eccezione sull'utilizzo degli appunti che il collaboratore di giustizia aveva davanti. I fogli, è stato invece appurato, sono bianchi e Valerio vi segna gli argomenti di cui sta parlando, per mantenere il filo logico della ricostruzione.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
