Quel sottopasso immerso nel degrado
di Leonardo Grilli
Sporcizia, abusivi e sbandati attraversando il passaggio pedonale della stazione nel tratto più vicino a piazzale Europa
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REGGIO EMILIA. Da un lato ruspe e operai che lavorano alacremente nei capannoni 17 e 18 delle ex Officine Reggiane, preambolo del maestoso progetto multimilionario del Parco dell’innovazione. Un’area destinata alle grandi aziende, alla tecnologia, alla modernità. Dall’altro un budello sporco e degradato percorso ogni giorno da centinaia di pendolari ai quali, del Tecnopolo, interessa molto poco. Un centinaio di passi, il necessario per percorrere il primo tratto di sottopasso ferroviario che collega piazzale Europa con la stazione di piazzale Marconi. Un tragitto avvolto dalla sporcizia, da scritte sessiste e razziste, da sbandati e mendicanti.
E questo nei giorni migliori. Perché, a chi deve attraversarlo quotidianamente, quel tragitto fa paura. Tossicodipendenti, ubriachi che vomitano e tante facce poco raccomandabili sono la scenografia che spesso accompagna i viaggiatori che percorrono le linee storiche della ferrovia. Non si tratta di chi si sposta con la scintillante alta velocità della Mediopadana, possibile solo a chi può permettersi i costi più elevati dei biglietti. Sono le badanti che accudiscono gli anziani e i malati reggiani, gli operai che lavorano nelle fabbriche, il barista che vi serve il caffè ogni mattina o la commessa che vi aiuta a sceglier questo o quel capo di abbigliamento. Persone comuni, lontane dal mondo dell’alta industria e dei grandi cantieri di portata storica. E che cominciano e finiscono la loro giornata avvolti dal degrado.
A loro, probabilmente, quelle ruspe che scavano a pochi metri di distanza sembrano anche uno sberleffo. Un cantiere, quello del Tecnopolo, che ad oggi vale 32 milioni di euro di lavori con 12 di contributi pubblici e nuove opere da programmare, che potrebbero portare gli investimenti complessivi a 50 milioni. Difficile spiegar loro che per quel progetto si sono trovati i finanziamenti e gli investitori disposti a portarlo avanti mentre, da anni, nessuno si cura di sistemare quel tragitto. Oltre al danno la beffa.
Pochi secondi per attraversare quel tratto di sottopasso, una vita per dimenticarli. Appena scesi dal treno o dai pullman dell’autostazione ci si trova subito a fare slalom fra i quattro o cinque venditori abusivi che, con i loro teli stesi tutti attorno all’ascensore, vendono carabattole di ogni tipo. Una presenza fissa la loro, capace di eludere ogni controllo. Quando passa qualche agente delle forze dell’ordine a controllare, infatti, racchiudono in un attimo cover del telefono, occhiali e scarpe a mo’ di sacco e spariscono in fretta. Per tornare, imperterriti, pochi minuti dopo.
Una volta compreso che prendere l’ascensore è impossibile e dopo aver rifiutato le richieste di qualche mendicante, ci sono le scale. Una rampa di una decina di gradini che hanno conosciuto la pulizia forse una ventina di anni fa. Ormai sono così sporchi che fanno pendant con le pareti, avvolte da scritte epigrafiche di dubbio gusto letterario.
Qui convivono frasi razziste e antisemite assieme ai simboli più disparati, a numeri di cellulare degni dei bagni dei peggiori autogrill e a graffiti cancellati e smacchiati dal tempo. Scesi gli scalini si entra nel budello vero e proprio, un percorso con una brusca curva ad U che conduce prima ai binari della ferrovia e poi alla stazione storica vera e propria. E qui la popolazione locale è la più varia. Sia che ci si passi ad agosto o ai primi di ottobre non è raro trovarci sbandati di vario genere. Dagli ubriachi che si sono rifugiati nel sottosuolo per smaltire la sbornia al caldo – o al fresco, a seconda della stagione – fino ai mendicanti e a qualche spacciatore.
Poi il panorama cambia e a metà tragitto il sottopassaggio diventa all’improvviso nuovo, pulito e luminoso. Perché allora, si chiederanno i pendolari, non ammodernare anche il primo tratto? Il problema sta nelle competenze. I sottopassi ferroviari infatti sono responsabilità dell’ente che gestisce i binari sovrastanti. Il punto più nuovo “ospita” la linea storica di proprietà delle Ferrovie dello Stato che, recentemente, ha appunto finanziato la ristrutturazione e rimesso a nuovo il percorso di sua competenza. Quel tragitto immerso nel degrado, invece, sono sorpassati dalla linea regionale che conduce a Guastalla e sono sotto la gestione della Regione Emilia-Romagna. È questa suddivisione burocratica che ha creato il dislivello stilistico fra i due tratti.
Ma la situazione, in tempi non eccessivamente lunghi, dovrebbe cambiare in modo radicale. Il Comune infatti ha inserito, all’interno del cantiere del Tecnopolo gestito dalla Stu Reggiane, un progetto già definitivo per allungare il sottopasso, eliminare la curva a U e farlo sbucare direttamente in piazzel Europa. Per l’avvio dei lavori si attende solo la compilazione del bando di gara.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
E questo nei giorni migliori. Perché, a chi deve attraversarlo quotidianamente, quel tragitto fa paura. Tossicodipendenti, ubriachi che vomitano e tante facce poco raccomandabili sono la scenografia che spesso accompagna i viaggiatori che percorrono le linee storiche della ferrovia. Non si tratta di chi si sposta con la scintillante alta velocità della Mediopadana, possibile solo a chi può permettersi i costi più elevati dei biglietti. Sono le badanti che accudiscono gli anziani e i malati reggiani, gli operai che lavorano nelle fabbriche, il barista che vi serve il caffè ogni mattina o la commessa che vi aiuta a sceglier questo o quel capo di abbigliamento. Persone comuni, lontane dal mondo dell’alta industria e dei grandi cantieri di portata storica. E che cominciano e finiscono la loro giornata avvolti dal degrado.
A loro, probabilmente, quelle ruspe che scavano a pochi metri di distanza sembrano anche uno sberleffo. Un cantiere, quello del Tecnopolo, che ad oggi vale 32 milioni di euro di lavori con 12 di contributi pubblici e nuove opere da programmare, che potrebbero portare gli investimenti complessivi a 50 milioni. Difficile spiegar loro che per quel progetto si sono trovati i finanziamenti e gli investitori disposti a portarlo avanti mentre, da anni, nessuno si cura di sistemare quel tragitto. Oltre al danno la beffa.
Pochi secondi per attraversare quel tratto di sottopasso, una vita per dimenticarli. Appena scesi dal treno o dai pullman dell’autostazione ci si trova subito a fare slalom fra i quattro o cinque venditori abusivi che, con i loro teli stesi tutti attorno all’ascensore, vendono carabattole di ogni tipo. Una presenza fissa la loro, capace di eludere ogni controllo. Quando passa qualche agente delle forze dell’ordine a controllare, infatti, racchiudono in un attimo cover del telefono, occhiali e scarpe a mo’ di sacco e spariscono in fretta. Per tornare, imperterriti, pochi minuti dopo.
Una volta compreso che prendere l’ascensore è impossibile e dopo aver rifiutato le richieste di qualche mendicante, ci sono le scale. Una rampa di una decina di gradini che hanno conosciuto la pulizia forse una ventina di anni fa. Ormai sono così sporchi che fanno pendant con le pareti, avvolte da scritte epigrafiche di dubbio gusto letterario.
Qui convivono frasi razziste e antisemite assieme ai simboli più disparati, a numeri di cellulare degni dei bagni dei peggiori autogrill e a graffiti cancellati e smacchiati dal tempo. Scesi gli scalini si entra nel budello vero e proprio, un percorso con una brusca curva ad U che conduce prima ai binari della ferrovia e poi alla stazione storica vera e propria. E qui la popolazione locale è la più varia. Sia che ci si passi ad agosto o ai primi di ottobre non è raro trovarci sbandati di vario genere. Dagli ubriachi che si sono rifugiati nel sottosuolo per smaltire la sbornia al caldo – o al fresco, a seconda della stagione – fino ai mendicanti e a qualche spacciatore.
Poi il panorama cambia e a metà tragitto il sottopassaggio diventa all’improvviso nuovo, pulito e luminoso. Perché allora, si chiederanno i pendolari, non ammodernare anche il primo tratto? Il problema sta nelle competenze. I sottopassi ferroviari infatti sono responsabilità dell’ente che gestisce i binari sovrastanti. Il punto più nuovo “ospita” la linea storica di proprietà delle Ferrovie dello Stato che, recentemente, ha appunto finanziato la ristrutturazione e rimesso a nuovo il percorso di sua competenza. Quel tragitto immerso nel degrado, invece, sono sorpassati dalla linea regionale che conduce a Guastalla e sono sotto la gestione della Regione Emilia-Romagna. È questa suddivisione burocratica che ha creato il dislivello stilistico fra i due tratti.
Ma la situazione, in tempi non eccessivamente lunghi, dovrebbe cambiare in modo radicale. Il Comune infatti ha inserito, all’interno del cantiere del Tecnopolo gestito dalla Stu Reggiane, un progetto già definitivo per allungare il sottopasso, eliminare la curva a U e farlo sbucare direttamente in piazzel Europa. Per l’avvio dei lavori si attende solo la compilazione del bando di gara.
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