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Autonomia, approvata la “via emiliana”

Autonomia, approvata la “via emiliana”

Via libera in consiglio regionale all’inizio delle trattative col Governo. Bocciata la Lega, in aula con bandiere indipendentiste

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BOLOGNA. Strada spianata per la posa delle prime pietre dell’autonomia in salsa emiliana ma niente referendum e nessuna scissione con la Romagna. Via libera ieri dall’assemblea legislativa dell’Emilia–Romagna al governatore Stefano Bonaccini per andare a trattare col Governo sulla richiesta di maggiore autonomia per la regione. Col voto a favore di Pd, Mdp e Sinistra Italiana, è stata approvata la risoluzione che sostiene il documento di indirizzo licenziato dalla Giunta, con cui il presidente regionale andrà a bussare alle porte di palazzo Chigi.

Contrari, come avevano più volte ribadito nei mesi scorsi, Lega Nord e Fratelli d’Italia, astenuti invece Forza Italia e Altra Emilia–Romagna. Il Movimento 5 Stelle invece non ha partecipato al voto. Il voto, tuttavia, è stato tutt’altro che sereno su una tematiche che, e i partiti lo sanno bene, è capace di spostare grande bacini di voto. L’assemblea legislativa infatti a metà mattina è stata interrotta dalla protesta dei leghisti che si sono presentati con tanto di bandiere esposte come un vessillo in direzione dei banchi dell’amministrazione regionale. Una protesta contro quella che viene giudicata dai leghisti una «proposta annacquata e che non inciderà in direzione di una vera autonomia regionale, da parte del Pd e del governatore Bonaccini». Si sono materializzate così, nel pieno del dibattito sulla risoluzione riguardante il tema, le bandiere del territorio: dall’Emilia alla Romagna, esposte come un vessillo in aula per dimostrare la vicinanza del Carroccio ai territori. La presidente dell’Assemblea, Saliera, alla fine a dovuto invocato i questori, dando ordine ai commessi di rimuovere le bandiere e sospendendo la seduta per alcuni minuti.

«Hanno provato a zittirci in questo modo – ha poi spiegato il capogruppo regionale leghista, Alan Fabbri – ma non ci fermeranno nel sottolineare che questa discussione è una farsa, perché la risoluzione di Bonaccini è una cosa pasticciata, ben diversa dalle richieste autonomiste del Veneto e della Lombardia». Nonostante le bandiere e gli annunci di battaglie a oltranza, però, alla fine la risoluzione di Lega Nord e grillini è stata bocciata. Nessun referendum quindi, come accadrà il 22 ottobre in Lombardia e Veneto, ma i salviniani hanno già annunciato l’avvio della raccolta di 80.000 firme in tre mesi previste dallo statuto della regione per indire un referendum consultivo.

Approvato invece un emendamento proposto da Galeazzo Bignami (FI) e Igor Taruffi (SI) che inserisce nelle materie di trattativa col Governo anche l’organizzazione della giustizia di pace.

Comprensibilmente soddisfatto, invece, Bonaccini: «Attraverso la Costituzione, intendiamo fare ciò che in Italia non è mai stato fatto: chiedere e ottenere maggiore autonomia per l’Emilia-Romagna, per poter gestire direttamente competenze in materie cruciali come lavoro e formazione; imprese, ricerca e sviluppo; sanità e tutela della salute; territorio, riqualificazione e rigenerazione urbana, ambiente. Senza chiedere più soldi allo Stato centrale, bensì trattenendo alla fonte, qui, una parte delle risorse generate nel nostro territorio, risorse, lo abbiamo dimostrato diventando la regione che cresce di più nel Paese e aprendo la strada a più di un provvedimento nazionale, che siamo certi sapremo utilizzare al meglio per migliorare ulteriormente i servizi forniti ai cittadini, continuare a crescere e creare occupazione».

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