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il retroscena

REGGIO EMILIA. «Nessuno ha voluto aiutarlo in questi mesi». A parlare è Noris Bucchi, legale del pedofilo reoconfesso, ma le sue parole non sono rivolte alla decisione dei giudici del Riesame, che...

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REGGIO EMILIA. «Nessuno ha voluto aiutarlo in questi mesi». A parlare è Noris Bucchi, legale del pedofilo reoconfesso, ma le sue parole non sono rivolte alla decisione dei giudici del Riesame, che hanno disposto l’arresto del suo assistito, bensì al fatto che per ben dieci giorni il 21enne ha dovuto fare le capriole per poter avere un alloggio e potersi nutrire. Una situazione limite, con protagonista un uomo abbandonato da tutti a causa del suo crimine e senza un soldo per poter campare in attesa di essere messo in carcere. Così a farsi carico del pakistano è stato lo staff dell’avvocato che lo difende in tribunale.

Il giovane è stato di fatto allontanato da tutta la comunità pakistana. Ma anche associazioni di volontariato, comunità, sindaci e perfino la chiesa non hanno voluto o potuto aiutarlo. Quando è stato stabilito l’obbligo di firma sono cominciate tre settimane molto difficili: Bucchi ha lanciato un appello perché qualcuno lo accogliesse. Tuttavia nessuno si è fatto vivo. L’avvocato ha solo scambiato qualche parola con dei sacerdoti, ma alla fine non si è concretizzato nulla.

Dal 18 agosto il pedofilo ha peregrinato in cerca di un alloggio. Ha trascorso qualche notte nella casa albergo del Comune di Reggio, poi è stato ospitato da alcuni conoscenti sempre in città ma la situazione è diventata ancora più pesante dopo la decisione del riesame. Se prima qualche connazionale lo aveva ospitato, dopo l’udienza bolognese il pakistano si è trovato solo e senza un quattrino in tasca per poter dormire e mangiare.

A questo punto è scattata la “solidarietà umana” da parte dello staff del legale reggiano. Gli sono state offerte alcune notti in albergo e dei pasti caldi. L’intero studio Bucchi si è mobilitato per trovargli una sistemazione e permettergli di nutrirsi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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