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In carcere il pakistano che ha violentato il minore

di Giuseppe Boi e Tiziano Soresina
In carcere il pakistano che ha violentato il minore

I carabinieri hanno portato in cella il 21enne reo confesso di stupro su un disabile L’avvocato: «È la prima volta che vedo una persona scegliere di andare in cella»

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REGGIO EMILIA. È in carcere il pakistano reoconfesso di stupro nei confronti di un disabile 13enne. Ieri il 21enne è stato arrestato dai carabinieri di Reggio Emilia che hanno eseguito quanto disposto dal tribunale del Riesame. La corte bolognese ha infatti ribaltato la decisione del gip reggiano Giovanni Ghini che, lo scorso agosto, dispose prima gli arresti domiciliari e poi l’obbligo di firma in forza dello «straordinario senso di autodisciplina» del pedofilo. Una decisione giudicata «illogica» dal presidente del tribunale della libertà Alberto Albiani (giudici a latere Mirko Magiocco e Manuela Melloni) che lo scorso 20 settembre hanno accolto il ricorso presentato dal pm Maria Rita Pantani. Lunedì sono scaduti i termini per la presentazione dell’eventuale ricorso in Cassazione e ieri è avvenuto l’arresto.

«Ci siamo presentati nel comando dei carabinieri di corso Cairoli poco dopo le 9 – racconta l’avvocato Noris Bucchi, legale del reoconfesso –. Poco dopo i carabinieri hanno arrestato al mio assistito che, pur avendo già dichiarato ai giudici del tribunale delle libertà, “se decidete che sono pericoloso, vado in carcere”, è crollato e si è messo a piangere». Detto fatto, lo scorso 22 settembre, il pedofilo si è presentato con il suo difensore nella cancelleria bolognese del Riesame per ricevere la notifica del provvedimento. Alla presenza di un interprete, il 21enne ha formalmente rinunciato all'impugnazione del provvedimento. «Non mi è mai capitato in tanti anni di professione che una persona scegliesse di andare in carcere nonostante avesse quantomeno davanti diversi mesi di libertà in attesa della decisione della Cassazione».

Una scelta che, secondo il legale del reoconfesso, «dimostra fino all’ultimo l’autodisciplina (stesso termine usato dal gip Ghini, ndr) che ha contraddistinto il ragazzo in tutte le fasi delle indagini preliminari».

Ora il 21enne è in carcere. Ed è da qui che affronterà il processo per avere, secondo l’accusa, approfittato delle condizioni di inferiorità fisica e psichica del connazionale 13enne, violentandolo dopo averlo condotto in un luogo isolato. Una ricostruzione contestata dal pakistano, che ha ammesso la violenza sessuale ma, durante l’interrogatorio di garanzia, ha affermato al giudice che il ragazzino disabile era consenziente.

Ora spetterà al tribunale valutare cosa sia successo quella sera dello scorso 10 luglio in un paese della Bassa reggiana dove vittima e pedofilo erano vicini di casa. Il Consiglio superiore della magistratura (Csm) dovrà invece valutare se sussistano o meno le condizioni per aprire una pratica per un’azione disciplinare o per accertare un’eventuale incompatibilità ambientale o funzionale del gip Ghini per il mancato arresto che ha scatenato il polverone dell’estate.

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