Il pedofilo torna davanti a Ghini
Oggi in carcere l’interrogatorio di garanzia del 21enne Il caso commentato su Rai1 nella trasmissione Porta a Porta
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REGGIO EMILIA. Non si spengono i riflettori sul caso del pedofilo pakistano 21enne – ha confessato la violenza sessuale sul vicino di casa disabile di 13 anni – che ha suscitato talmente tanto clamore nella società civile da catapultare la vicenda sulla ribalta nazionale.
SU RAI1. Del caso giudiziario si è infatti parlato anche martedì sera a “Porta a Porta”, nel corso di una trasmissione dedicata al fatto che gli stupratori «escono troppo presto dal carcere». Lanciando un servizio nel quale veniva spiegato cosa prevede la legge per questi reati, Bruno Vespa ha detto: «Vediamo anche un contrasto tra magistrati: un ragazzo che aveva violentato un minore era stato scarcerato, poi per fortuna c’è stato un ricorso accolto dal Tribunale della libertà ed è stato arrestato».
Il servizio di Rosanna Santoro è iniziato con un breve riassunto della vicenda reggiana, che tanto ha fatto discutere, con le immagini dell’udienza del 18 agosto scorso nella quale il giudice Giovanni Ghini aveva scarcerato il 21enne prevedendo per il pedofilo l’obbligo di firma due volte al giorno dai carabinieri e di tenersi ad almeno 200 metri dalla vittima 13enne e da qualunque luogo da lui frequentato.
TENSIONI GIUDIZIARIE. Per il gip Ghini il pedofilo era dotato di uno «straordinario senso di autodisciplina», tanto da meritare prima i domiciliari e poi essere scarcerato. Poi il 21 settembre – su impugnazione del pm Maria Rita Pantani che coordina l’inchiesta – è intervenuto il Tribunale della libertà di Bologna che ha ritenuto il pakistano «persona oltremodo pericolosa» tanto da meritare il carcere.
Due visioni contrapposte. Valutazioni così distanti al punto che i giudici bolognesi hanno sconfessato il gip reggiano e hanno definito le sue ordinanze «di difficile comprensione sul piano logico prima ancora che sul piano concreto». Alla fine – cioè martedì – l’indagato reo confesso è finito in cella per sua scelta: ha rinunciato a impugnare in Cassazione la decisione del Riesame e per lui si aperte le porte del carcere.
NUOVA UDIENZA. E questa mattina, in carcere alla Pulce, il pakistano e il gip Ghini si ritroveranno di fronte per l’interrogatorio di garanzia previsto dalla legge in coincidenza con l’applicazione di una nuova misura cautelare.
«Non mi è mai capitato in tanti anni di professione – ha commentato l’avvocato difensore Noris Bucchi – che una persona scegliesse di andare in carcere nonostante avesse quantomeno davanti diversi mesi di libertà in attesa della decisione della Cassazione». Una scelta che, secondo il legale del reoconfesso, «dimostra fino all’ultimo l’autodisciplina (stesso termine usato dal gip Ghini, ndr) che ha contraddistinto il ragazzo in tutte le fasi delle indagini preliminari». Ora il 21enne è in carcere. Ed è da qui che attenderà il processo per avere, secondo l’accusa, approfittato delle condizioni di inferiorità fisica e psichica del 13enne, violentandolo dopo averlo condotto in un luogo isolato.
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
SU RAI1. Del caso giudiziario si è infatti parlato anche martedì sera a “Porta a Porta”, nel corso di una trasmissione dedicata al fatto che gli stupratori «escono troppo presto dal carcere». Lanciando un servizio nel quale veniva spiegato cosa prevede la legge per questi reati, Bruno Vespa ha detto: «Vediamo anche un contrasto tra magistrati: un ragazzo che aveva violentato un minore era stato scarcerato, poi per fortuna c’è stato un ricorso accolto dal Tribunale della libertà ed è stato arrestato».
Il servizio di Rosanna Santoro è iniziato con un breve riassunto della vicenda reggiana, che tanto ha fatto discutere, con le immagini dell’udienza del 18 agosto scorso nella quale il giudice Giovanni Ghini aveva scarcerato il 21enne prevedendo per il pedofilo l’obbligo di firma due volte al giorno dai carabinieri e di tenersi ad almeno 200 metri dalla vittima 13enne e da qualunque luogo da lui frequentato.
TENSIONI GIUDIZIARIE. Per il gip Ghini il pedofilo era dotato di uno «straordinario senso di autodisciplina», tanto da meritare prima i domiciliari e poi essere scarcerato. Poi il 21 settembre – su impugnazione del pm Maria Rita Pantani che coordina l’inchiesta – è intervenuto il Tribunale della libertà di Bologna che ha ritenuto il pakistano «persona oltremodo pericolosa» tanto da meritare il carcere.
Due visioni contrapposte. Valutazioni così distanti al punto che i giudici bolognesi hanno sconfessato il gip reggiano e hanno definito le sue ordinanze «di difficile comprensione sul piano logico prima ancora che sul piano concreto». Alla fine – cioè martedì – l’indagato reo confesso è finito in cella per sua scelta: ha rinunciato a impugnare in Cassazione la decisione del Riesame e per lui si aperte le porte del carcere.
NUOVA UDIENZA. E questa mattina, in carcere alla Pulce, il pakistano e il gip Ghini si ritroveranno di fronte per l’interrogatorio di garanzia previsto dalla legge in coincidenza con l’applicazione di una nuova misura cautelare.
«Non mi è mai capitato in tanti anni di professione – ha commentato l’avvocato difensore Noris Bucchi – che una persona scegliesse di andare in carcere nonostante avesse quantomeno davanti diversi mesi di libertà in attesa della decisione della Cassazione». Una scelta che, secondo il legale del reoconfesso, «dimostra fino all’ultimo l’autodisciplina (stesso termine usato dal gip Ghini, ndr) che ha contraddistinto il ragazzo in tutte le fasi delle indagini preliminari». Ora il 21enne è in carcere. Ed è da qui che attenderà il processo per avere, secondo l’accusa, approfittato delle condizioni di inferiorità fisica e psichica del 13enne, violentandolo dopo averlo condotto in un luogo isolato.
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