Rubiera
Lavori sul monumento a don Andreoli
RUBIERA. Un rinnovato omaggio al sacerdote patriota che voleva l’unità d’Italia. È iniziato a Rubiera il restauro del monumento dedicato a don Giuseppe Andreoli, “primo martire del Risorgimento”,...
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RUBIERA. Un rinnovato omaggio al sacerdote patriota che voleva l’unità d’Italia. È iniziato a Rubiera il restauro del monumento dedicato a don Giuseppe Andreoli, “primo martire del Risorgimento”, davanti alla sede municipale di palazzo Sacrati. L’operazione, finanziata dalla donazione di un gruppo di abitanti legati alla storia rubierese, è affidata a Giancarlo Prampolini e Stefania Gavioli dopo aver ottenuto il via libera del ministero dei Beni culturali.
Servirà per rinnovare la memoria su don Andreoli, nato nel 1789 a San Possidonio, nel modenese. Giovanissimo si fece conquistare dalle idee democratiche e unitarie, fino a venire arrestato nel febbraio del 1822 a Correggio dalla polizia del duca di Modena.
Il monumento sarà pronto per le celebrazioni del 4 novembre, la festa dell'unità nazionale e delle forze armate, che nel 2017 si terranno domenica 5 novembre. «Non è una scelta casuale: don Andreoli è stato decapitato davanti al Forte di Rubiera, dove era stato rinchiuso il 17 novembre 1822 su ordine del duca Francesco IV d'Asburgo, perché accusato di fiancheggiare la Carboneria che voleva l'Italia unita», ricorda il sindaco Emanuele Cavallaro prima di sottolineare la donazione «di cittadini che tengono alla memoria storica e culturale del paese, che da qui voglio ringraziare».
Don Andreoli è figura modernissima nella sua tragica fine, una condanna al patibolo comminata più per questioni di propaganda che per reali atti compiuti: «Don Andreoli fu senz'altro ucciso non per i “reati” che aveva commesso, ma per “dare una lezione esemplare”. Negli atti del processo si indica dove doveva avvenire l'esecuzione in modo che fosse ben visibile a tutti», spiega sempre Cavallaro.
Dopo la sua morte «molti intellettuali dell'epoca scrissero pagine di fuoco. Fu la prima vittima del Duca. Il Forte di Rubiera era diventata una triste prigione politica. Sono pagine della nostra storia che spesso dimentichiamo». (adr.ar.)
Servirà per rinnovare la memoria su don Andreoli, nato nel 1789 a San Possidonio, nel modenese. Giovanissimo si fece conquistare dalle idee democratiche e unitarie, fino a venire arrestato nel febbraio del 1822 a Correggio dalla polizia del duca di Modena.
Il monumento sarà pronto per le celebrazioni del 4 novembre, la festa dell'unità nazionale e delle forze armate, che nel 2017 si terranno domenica 5 novembre. «Non è una scelta casuale: don Andreoli è stato decapitato davanti al Forte di Rubiera, dove era stato rinchiuso il 17 novembre 1822 su ordine del duca Francesco IV d'Asburgo, perché accusato di fiancheggiare la Carboneria che voleva l'Italia unita», ricorda il sindaco Emanuele Cavallaro prima di sottolineare la donazione «di cittadini che tengono alla memoria storica e culturale del paese, che da qui voglio ringraziare».
Don Andreoli è figura modernissima nella sua tragica fine, una condanna al patibolo comminata più per questioni di propaganda che per reali atti compiuti: «Don Andreoli fu senz'altro ucciso non per i “reati” che aveva commesso, ma per “dare una lezione esemplare”. Negli atti del processo si indica dove doveva avvenire l'esecuzione in modo che fosse ben visibile a tutti», spiega sempre Cavallaro.
Dopo la sua morte «molti intellettuali dell'epoca scrissero pagine di fuoco. Fu la prima vittima del Duca. Il Forte di Rubiera era diventata una triste prigione politica. Sono pagine della nostra storia che spesso dimentichiamo». (adr.ar.)
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