Gazzetta di Reggio

Reggio

«Noi in zona stazione abbandonati da tutti»

di Leonardo Grilli
«Noi in zona stazione abbandonati da tutti»

Sangiorgi dell’associazione “AccQua” racconta i problemi del quartiere
«Chi abita qui da tanto come me si sente solo, nessuna risposta dalla Giunta»

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REGGIO EMILIA. Troppi richiedenti asilo rispetto alla popolazione del quartiere, spaccio di droga alla luce del sole, delinquenza e la sensazione di essere stati completamente abbandonati dalla politica locale. Sono questi alcuni dei tanti problemi che da anni incidono sulla zona stazione. Quel rettangolo deformato che, racchiuso fra via Turri e via Emilia Ospizio, va da via Eritrea a viale del Partigiano. Una zona che nel tempo, per molteplici responsabilità da nessuno mai ammesse apertamente, ha accumulato una stratificazione di criticità rilevanti al punto da essere diventato il nodo gordiano delle varie amministrazioni che si sono succedute.

A spiegare le complesse problematiche del quartiere è Lucia Sangiorgi, storica residente e operatrice presso l’associazione “AccQua”. Lei è una di quelle persone che, fiaccole in mano, sono andate a manifestare sotto al Comune per chiedere un ridimensionamento del numero di migranti accolti in città. Ma è anche una donna attiva nel sociale che, da anni, si occupa di sperimentazione metodologica sull’insegnamento rivolto ai cittadini cinesi. Tutt’altro che una xenofoba dunque. Piuttosto, come si autodefinisce lei stessa, una “cittadina consapevole”.

«Il quartiere è stato abbandonato a se stesso da questa Giunta – esordisce senza mezzi termini – non ci sono state operazioni significative che seguono una strategia politica. Auspico dalle commissioni di domani che si parli con spessore della gestione strategica politica della città e della stazione, cosa che non si fa mai, ma a tutt’ora non capiamo cosa ha intenzione di fare il Comune riguardo ai nostri problemi. La sensazione è che non vengono affrontati, quando facciamo delle domane veniamo derisi, strumentalizzati». Il ricordo, a quel punto, vola verso la fiaccolata organizzata dai comitati civici contro il sindaco. «Allora chiedemmo al sindaco perchè ha accettato più richiedenti e la domanda era: in un quartiere di circa 5000 abitanti, con un 70% di stranieri, dove ci sono 2000 cittadini italiani e una stratificazione storica di problematiche molto pesanti, perché a tutto questo il Comune aggiunge altre fragilità che creano altri problemi?»

A marzo ufficialmente in zona stazione c’erano circa 70 migranti in residenze private. «Ma l’Anci – prosegue la Sangiorgi – prevede una quota del 3 per mille di migranti in rapporto alla popolazione, ovvero massimo 15 richiedenti asilo. Non solo. Poi è stata individuata la mensa di via Eritrea come luogo dove far mangiare a pranzo tutti i migranti, e se ne aggiungono altri 350 che poi si fermano nel quartiere».

A parlare solo di stranieri, però il rischio è quello di vedersi affibbiata l’etichetta di xenofobo. Sangiorgi questo lo ha sperimentato sulla propria pelle più di una volta, nonostante il suo impegno nel sociale, e se ne tiene comprensibilmente alla larga. «Il problema però non sono i migranti in sé – aggiunge subito dopo – prendiamo il parco delle Paulonie per esempio. È presidiato dagli spacciatori e non si riesce ad entrare. Oppure via Gobetti, dove la coop L’Ovile ha comprato e ristrutturato una palazzina dove voleva mettere dei malati psichiatrici in via di recupero. È quando abbiamo chiesto al Comune come si possa pensare di reinserire nella società queste persone a venti metri da via Turri, e se fosse una scelta saggia aggiungere altre fragilità in un quartiere che ne è già colmo, abbiamo ricevuto le solite non risposte».

Anche quando i criminali vengono presi, poi, spesso si concedono loro «gli arresti domiciliari. Abbiamo una quantità di spacciatori ai domiciliari incredibile, accanto a case dove abitano famiglie, bambini, anziani». L’attuale amministrazione, tuttavia, nel corso della legislatura ha proposto e attuato diverse misure nel quartiere stazione. Ma nessuna di queste piace alla Sangiorgi. «Spostare la sede della Municipale in viale IV Novembre, nella sede di una ex fabbrica, non ha alcun senso, creerebbe solo altro traffico senza aggiungere sicurezza. Basta vedere il presidio dei vigili che giù esiste in via Turri, o quello della polizia di Stato esattamente accanto. Il primo è inutile, il secondo è (giustamente) sempre chiuso».

Ma gli esempi non terminano qui. Nelle varie commissioni e incontri «a cui ho partecipato, l’assessore Maramotti ha proposto a più riprese, e con orgoglio, i bagni chimici per combattere il problema degli alcolisti che sporcano in strada o i cartelli per educare gli stranieri a un comportamento più corretto. Per non parlare dell’ordinanza anti alcol razzista, che si applica ai negozi etnici e non alla Coop, oppure delle decorazioni e delle luminarie in piazza Secchi. Vi sembrano scelte che denotano una strategia a lungo termine, una politica lungimirante? A noi residenti no».

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