Visite in sinagoga, Guastalla riscopre il passato ebraico
di Jacopo Della Porta
Grande successo per il tour guidato nell’ex ghetto Tagliavini: «Comunità numerosa ai tempi dei Gonzaga»
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GUASTALLA. Per secoli Guastalla ha avuto una presenza ebraica importante e numericamente consistente, di cui si sono perse progressivamente le tracce a partire dal diciannovesimo secolo. Per tenere vivo il filo della memoria, il Comune ha organizzato due visite guidate in quella che era la sinagoga, nell’ex ghetto di via Garibaldi.
Il 23 e il 24 settembre, in occasione di “Piante e animali perduti”, il responsabile del settore Cultura, Fiorello Tagliavini, ha condotto i visitatori alla scoperta di questo edificio, che fu inaugurato nel 1770 dopo cinque anni di lavori.
Oggi l’ex sinagoga è una casa privata, vi risiede la famiglia Negri, ma mantiene ancora alcune importanti tracce dell’uso originario. La sala per la preghiera, di forma ottagonale, aveva tre gradini in cima ai quali erano contenute le Sacre Scritture. «Nella parte alta, ora chiusa dal soffitto – spiega Tagliavini – si svolgeva la scuola ebraica e sono presenti affreschi del ‘700 riferiti ai versetti dei profeti Ezechiele e Isaia».
Nel corso delle visite guidate, che hanno avuto un grande successo di pubblico, Tagliavini ha raccontato un po’ di storia della presenza ebraica a Guastalla. «In parte le indagini furono fatte per la mostra “Il tempo dei Gonzaga” del 1985», spiega il dirigente comunale.
La biblioteca Maldotti, con i documenti che citano i banchieri ebrei alla corte dei Gonzaga, è una miniera di importanti informazioni. «Nel 1591 si parla di tale Gardamano da Hiena, chiamato da Ferrante II Gonzaga per finanziare una serie di attività, in particolare il trasferimento delle collezioni romane del padre nella galleria degli antichi a Guastalla».
La presenza della comunità è attestata già nel ‘400 e si suppone che si sia costituita a seguito delle migrazioni dal centro Italia.
Una fonte del 1674 informa che il duca aveva deciso di «destinare un luogo particolare per gli ebrei sparsi per la città, in cui rinchiusi stessero la notte, che perciò Ghetto suole addimandarsi» e venne «stabilito di farlo sù la estrema parte dell’Argine, che è rinchiuso nella Città». Un ghetto che aveva la particolarità di avere due ingressi invece di uno. In via Garibaldi si vedono ancora i cardini del portale di questo luogo di segregazione, abbattuto per volontà di Maria Luigia nel 1822.
I Gonzaga furono particolarmente tolleranti con la comunità ebraica, che del resto svolgeva un ruolo economico e finanziario fondamentale. «I documenti – prosegue Tagliavini – ci riferiscono che durante il ducato di Antonio Ferdinando Gonzaga venne affidato al banchiere Leon Vita Sulan l’incarico di impresario generale per riscuotere i dazi su una vasta serie di merci, tra cui il gioco delle carte, l’acquavite, la carta, la macellazione dei suini, i tabacchi e altro. C’è inoltre una curiosità: nel 1625 Ferrante II si era impegnato l’argenteria con il banchiere Leoncino Massarano e per tornarne in possesso il duca chiese un prestito ai guastallesi».
Nel corso dell’800 la presenza ebraica, che al suo apogeo arrivò a contare alcune centinaia di persone, iniziò ad assottigliarsi fino ad esaurirsi: nel secondo dopoguerra le tracce si erano ormai perse e sopravvivevano in qualche cognome, come ad esempio quella della famiglia Cohen.
In via Garibaldi una lapide ricorda un illustre personaggio ebreo, Enrico Guastalla, patriota, garibaldino e deputato. Un frammento di memoria di un passato che attende di essere riscoperto e studiato.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Il 23 e il 24 settembre, in occasione di “Piante e animali perduti”, il responsabile del settore Cultura, Fiorello Tagliavini, ha condotto i visitatori alla scoperta di questo edificio, che fu inaugurato nel 1770 dopo cinque anni di lavori.
Oggi l’ex sinagoga è una casa privata, vi risiede la famiglia Negri, ma mantiene ancora alcune importanti tracce dell’uso originario. La sala per la preghiera, di forma ottagonale, aveva tre gradini in cima ai quali erano contenute le Sacre Scritture. «Nella parte alta, ora chiusa dal soffitto – spiega Tagliavini – si svolgeva la scuola ebraica e sono presenti affreschi del ‘700 riferiti ai versetti dei profeti Ezechiele e Isaia».
Nel corso delle visite guidate, che hanno avuto un grande successo di pubblico, Tagliavini ha raccontato un po’ di storia della presenza ebraica a Guastalla. «In parte le indagini furono fatte per la mostra “Il tempo dei Gonzaga” del 1985», spiega il dirigente comunale.
La biblioteca Maldotti, con i documenti che citano i banchieri ebrei alla corte dei Gonzaga, è una miniera di importanti informazioni. «Nel 1591 si parla di tale Gardamano da Hiena, chiamato da Ferrante II Gonzaga per finanziare una serie di attività, in particolare il trasferimento delle collezioni romane del padre nella galleria degli antichi a Guastalla».
La presenza della comunità è attestata già nel ‘400 e si suppone che si sia costituita a seguito delle migrazioni dal centro Italia.
Una fonte del 1674 informa che il duca aveva deciso di «destinare un luogo particolare per gli ebrei sparsi per la città, in cui rinchiusi stessero la notte, che perciò Ghetto suole addimandarsi» e venne «stabilito di farlo sù la estrema parte dell’Argine, che è rinchiuso nella Città». Un ghetto che aveva la particolarità di avere due ingressi invece di uno. In via Garibaldi si vedono ancora i cardini del portale di questo luogo di segregazione, abbattuto per volontà di Maria Luigia nel 1822.
I Gonzaga furono particolarmente tolleranti con la comunità ebraica, che del resto svolgeva un ruolo economico e finanziario fondamentale. «I documenti – prosegue Tagliavini – ci riferiscono che durante il ducato di Antonio Ferdinando Gonzaga venne affidato al banchiere Leon Vita Sulan l’incarico di impresario generale per riscuotere i dazi su una vasta serie di merci, tra cui il gioco delle carte, l’acquavite, la carta, la macellazione dei suini, i tabacchi e altro. C’è inoltre una curiosità: nel 1625 Ferrante II si era impegnato l’argenteria con il banchiere Leoncino Massarano e per tornarne in possesso il duca chiese un prestito ai guastallesi».
Nel corso dell’800 la presenza ebraica, che al suo apogeo arrivò a contare alcune centinaia di persone, iniziò ad assottigliarsi fino ad esaurirsi: nel secondo dopoguerra le tracce si erano ormai perse e sopravvivevano in qualche cognome, come ad esempio quella della famiglia Cohen.
In via Garibaldi una lapide ricorda un illustre personaggio ebreo, Enrico Guastalla, patriota, garibaldino e deputato. Un frammento di memoria di un passato che attende di essere riscoperto e studiato.
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