Dalla Manodori 300mila euro per le fragilità sociali
REGGIO EMILIA . La Fondazione Manodori si affianca al Comune di Reggio e a quelli del nostro Appennino nell’attività di sostegno delle fragilità sociali e delle nuove povertà. Due i progetti, più un...
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REGGIO EMILIA . La Fondazione Manodori si affianca al Comune di Reggio e a quelli del nostro Appennino nell’attività di sostegno delle fragilità sociali e delle nuove povertà. Due i progetti, più un terzo finanziato con un bando e non meno importante, con lo scopo di favorire la permanenza nel mondo del lavoro dei malati oncologici. Ma è soprattutto la creazione di quella che viene definita “cooperativa di comunità” (che opererà in alcune zone fragili della città, come Mirabello, Zona Stazione, Santa Croce) l’elemento che balza maggiormente all’occhio scorrendo l’elenco della prima tranche di finanziamenti da 300mila euro assegnato dalla Fondazione sulla base del bando “Welcom” (Welcome di comunità), che prevede un finanziamento di un milione di euro spalmati su tre anni.
I destinatari dei finanziamenti sono 65 tra enti, coop sociali e non, Comuni reggiani. «Il bando è nato in maniera innovativa rispetto al passato – sottolinea il presidente della Fondazione, Gianni Borghi – ed eroga risorse sulla base di un ampio coinvolgimento di enti e organizzazioni che operano sul territorio e che sono chiamati a sviluppare progetti a rete». Tre i filoni individuati dal Consiglio generale della Fondazione, considerati meritevoli di essere finanziati: la creazione di una cooperativa di comunità che opererà in alcuni quartieri delicati di Reggio; un progetto di integrazione e di sostegno reciproco tra i cittadini, in collaborazione con i servizi sociali e Acer (che lavorerà sul Comune di Reggio, di Correggio e in altre realtà) e con un capitolo destinato in particolare alla montagna reggiana; il progetto rivolto ai pazienti oncologici che si trovano di fronte difficoltà nel rientrare al lavoro dopo un periodo di malattia. Quest’ultimo progetto vuole creare una rete territoriale che faciliti il loro reinserimento lavorativo coinvolgendo istituzioni, associazioni datoriali, sindacati e del terzo settore. A spiegare i contenuti dei singoli progetti è il consigliere Riccardo Faietti: «I progetti hanno consentito di individuare i bisogni centrali della nostra comunità». In particolare, aggiunge «la cooperativa di comunità, la prima del genere in provincia, è un passo importante per realizzare un intervento condiviso in aree difficili del capoluogo. Dovrebbe nascere con la partecipazione dei residenti e prevede interventi di animazione, educazione, recupero degli spazi comuni e diventare start-up per l’avvio di attività commerciali e artigianali che, dopo l’avviamento, dovrebbero vivere autonomamente. Una scommessa non facile, che ha affascinato la Fondazione». (r.f.)
I destinatari dei finanziamenti sono 65 tra enti, coop sociali e non, Comuni reggiani. «Il bando è nato in maniera innovativa rispetto al passato – sottolinea il presidente della Fondazione, Gianni Borghi – ed eroga risorse sulla base di un ampio coinvolgimento di enti e organizzazioni che operano sul territorio e che sono chiamati a sviluppare progetti a rete». Tre i filoni individuati dal Consiglio generale della Fondazione, considerati meritevoli di essere finanziati: la creazione di una cooperativa di comunità che opererà in alcuni quartieri delicati di Reggio; un progetto di integrazione e di sostegno reciproco tra i cittadini, in collaborazione con i servizi sociali e Acer (che lavorerà sul Comune di Reggio, di Correggio e in altre realtà) e con un capitolo destinato in particolare alla montagna reggiana; il progetto rivolto ai pazienti oncologici che si trovano di fronte difficoltà nel rientrare al lavoro dopo un periodo di malattia. Quest’ultimo progetto vuole creare una rete territoriale che faciliti il loro reinserimento lavorativo coinvolgendo istituzioni, associazioni datoriali, sindacati e del terzo settore. A spiegare i contenuti dei singoli progetti è il consigliere Riccardo Faietti: «I progetti hanno consentito di individuare i bisogni centrali della nostra comunità». In particolare, aggiunge «la cooperativa di comunità, la prima del genere in provincia, è un passo importante per realizzare un intervento condiviso in aree difficili del capoluogo. Dovrebbe nascere con la partecipazione dei residenti e prevede interventi di animazione, educazione, recupero degli spazi comuni e diventare start-up per l’avvio di attività commerciali e artigianali che, dopo l’avviamento, dovrebbero vivere autonomamente. Una scommessa non facile, che ha affascinato la Fondazione». (r.f.)
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