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Punto nascite, la rabbia dei sindaci «Scelta sbagliata fatta solo sui numeri»

Punto nascite, la rabbia dei sindaci «Scelta sbagliata fatta solo sui numeri»

I primi cittadini subiscono la sconfitta, ma rilanciano la sfida «La Regione venga a spiegare cosa farà dei nostri ospedali»

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CASTELNOVO MONTI. Affidano la loro reazione a una nota unitaria i sindaci dell’Appennino. Una nota in cui non serve leggere tra le righe per notare il forte senso di sconfitta che provano i primi cittadini di Castelnovo Monti, Casina, Carpineti, Ventasso, Vetto, Villa Minozzo e Toano per la scelta di chiudere i punti nascita di Castelnovo Monti, Pavullo nel Frignano (Modena) e Borgo Val di Taro (Parma).

«Per il ministero non ci sono le condizioni di sicurezza necessarie per tutelare mamme e neonati – affermano i sindaci –. Ne prendiamo atto. Abbiamo sempre detto di voler porre la sicurezza delle partorienti e dei neonati al primo posto, ma restiamo convinti che sia una scelta sbagliata. Basta dare uno sguardo alla collocazione geografica dei punti nascita chiusi per rendersi conto che in questo modo si indebolisce la fascia appenninica. Alla fine si è scelto di ridurre la decisione ai soli parametri numerici, quando a nostro parere se si fossero volute costruire le condizioni di sicurezza necessarie, sarebbe stato possibile farlo e mantenere aperto almeno un punto nascite nella zona montana. Si doveva valutare il parametro sicurezza in un ambito più ampio».

«Non possiamo che ringraziare comunque tutti i soggetti che hanno accompagnato il nostro impegno in questi anni per cercare di salvare il Punto nascite di Castelnovo: i Comitati popolari, le associazioni di volontariato, le forze politiche e sociali del territorio – proseguono i sindaci –. Alla Regione, che sta sostenendo tra l'altro il nostro percorso di area pilota nella strategia delle Aree interne, in cui uno dei capitoli riguarda i servizi sanitari, e in particolare all’assessore Sergio Venturi, che ha parlato delle risorse già destinate agli ospedali appenninici, chiediamo con urgenza di intervenire sul territorio per illustrare questi progetti e interventi di cui non conosciamo tutt’ora i dettagli, ma anche in generale per spiegare cosa sarà fatto per l'accompagnamento al percorso della nascita, la situazione e lo sviluppo di tutti i reparti dell'Ospedale Sant'Anna e i servizi sanitari sul territorio. Riteniamo utile anche invitare i rappresentanti degli altri territori appenninici emiliano romagnoli che oggi si trovano nelle nostre stesse condizioni, ad aprire un tavolo di confronto che possa rappresentare una base di collaborazione e sostegno reciproco».

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