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E' morto Corrado Corghi, mediatore con le Br per il sequestro di Moro e Sossi

di Adriano Arati
E' morto Corrado Corghi, mediatore con le Br per il sequestro di Moro e Sossi

Reggio Emilia in lutto per la scomparsa del 96enne, simbolo del '900. Partigiano cattolico, fu segretario della Dc e inviato papale nella Cuba di Fidel Castro 

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REGGIO EMILIA . L’inviato papale per Cuba, i contatti con Fidel Castro, la Siria. Colonna della rete atlantica e interlocutore affidabile per le Brigate Rosse, vicino al Vaticano e a rischio di scomunica a Reggio. Il partigiano portalettere di Dossetti e il dirigente Dc, il maestro di generazioni di politici.

L’uomo del dialogo e dell’ascolto della rivoluzione. Spesso contro tutto e tutti, spesso in minoranza. Ci sono giorni in cui la storia davvero prende congedo dal presente. Questa è una di quelle occasioni. Ieri mattina, con la morte del 96enne Corrado Corghi, Reggio saluta davvero una delle figure più vitali e cruciali del ventesimo secolo, partigiano cattolico e politico Dc dall’incredibile percorso esistenziale: un cammino che lo ha portato a combattere nella Resistenza, ad avvicinarsi a Che Guevara e a salvare Regis Debray, a tentare un’impresa disperata per Aldo Moro così come a costruire un futuro per l’ospedale cittadino.

Una vita da romanzo. La notizia della sua scomparsa ha fatto rapidamente il giro dell’Italia e tanti protagonisti del ’900 si stanno preparando per ritrovarsi per il funerale, ancora da fissare. Nato a Reggio nel 1920, continuava a vivere in quella città in cui ha sempre fatto ritorno dopo i suoi infiniti viaggi. Nel 2014 aveva raccolto la sua vita in una biografia di oltre 800 pagine, e per una volta non erano apparse troppe. Necessarie, piuttosto, per fare il punto su un secolo scarso a cavallo della storia “maggiore”.

Dalla Resistenza alla Dc. Giovane partigiano e portalettere di fiducia di Dossetti al Cln, nel dopoguerra entra nella direzione nazionale dell’Azione Cattolica per poi impegnarsi nella Dc, partito da cui uscirà nel 1968 in contrasto con le scelte partitiche in campo internazionale, in particolare l’adesione acritica a posizioni filo-statunitensi nella logica della guerra fredda. Inaccettabile per lui, figura del dialogo e del confronto con il grande nemico rosso. È segretario provinciale reggiano del partito dal 1950 al 1959, segretario regionale dal 1952 al 1967 e componente della direzione nazionale dal 1952 al 1962. Ruolo non meno importante, è presidente dell’arcispedale Santa Maria Nuova dal 1954 al 1964.

I rapporti con il Vaticano. Fa crescere tanti giovani politici di talento, come Pierluigi Castagnetti, Franco Bonferroni e Franco Boiardi. Uno dei riferimenti nazionali della cosiddetta “sinistra Dc”, con rapporti profondi in Vaticano grazie all’amicizia con un altro reggiano di grande potere, il cardinal Pignedoli, originario di Felina e conosciuto durante il conflitto, nel 1943.

Il porporato, vicinissimo al soglio papale nel 1978, è uno dei volti più noti dell’anima “progressista” della Chiesa del dopoguerra, vicino a Giovan Battista Montini, il futuro Paolo VI. Con un altro emiliano illustre, Ermanno Gorrieri, tesse le fila di una rete di resistenza atlantica in chiave anti-sovietica, la base di quella rete Stay Behind che diventerà poi – con ben altri interpreti – parte di Gladio e della strategia della tensione. Corghi si muove in questa strana forbice politica, storica e culturale.

La diatriba con Socche. Nel 1960 il vescovo di Reggio, Beniamino Socche, valuta se spedirlo davanti all’ufficio della Santa Inquisizione. La colpa? Aver partecipato ai funerali dei morti del 7 luglio 1960, dei “senza Dio” per il vescovo. Negli stessi anni, Corghi viaggia per mezzo mondo e su mandato Vaticano intreccia relazioni con la Cuba di Fidel Castro e col movimento rivoluzionario.

Tratta e discute con Ernesto Che Guevara e con il prete combattente colombiano Camillo Torres, uno dei simboli della Teologia della Liberazione. Ufficialmente inviato della Congregazione De Propaganda Fide, tratta per salvare prigionieri politici condannati a morte. Una delle imprese più note è il contributo al salvataggio del giovane intellettuale francese Regis Debray, erede di una famiglia cattolica, catturato in Bolivia durante la spedizione che portò alla morte di Che Guevara in Bolivia. L’intreccio più forte è quello con Cuba, un intreccio che tornerà utile in altre circostanze.

Mediatore con le Br. Negli anni ‘70 è proprio il canale cubano a portare al contatto con le Brigate Rosse, per certi versi figlie della stessa Reggio di Corghi, durante i sequestri Sossi e Moro. Negli anni ‘90 è la solidarietà il motore. I reggianissimi Nomadi nel 1994 suonano all’Havana per un’iniziativa benefica che rompe decenni di embargo culturale e politico, e la sua mano gioca tanto per cambiare la situazione.

I casi Sossi e Moro. Cuba e Corghi tornano ancora nella pagina forse più dolorosa e controversa del dopoguerra italiano, quella della strategia della tensione culminata con la morte di Aldo Moro. Ne hanno parlato Alberto Franceschini e Prospero Gallinari, per restare a Reggio. Nel 1974 le Brigate Rosse alzano il tiro sequestrando il giudice genovese Mario Sossi, liberato dopo una lunga trattativa.

Uno dei tramiti fra Br e lo Stato italiano è proprio Corghi, che i brigatisti reggiani conoscevano bene dagli anni ‘60 e che per un certo mondo rappresentava ormai uno dei pochi riferimenti con il Sudamerica dei sogni rivoluzionari, soprattutto dopo la morte di Giangiacomo Feltrinelli. I contatti con Cuba lo rendono interlocutore affidabile. Corghi, probabilmente su mandato vaticano, viene contattato dai brigatisti tramite conoscenze comuni reggiane, prospettando la liberazione di Sossi in cambio di quella di componenti della brigata XXII Ottobre, da affidare alla legazione cubana alla Santa Sede.

L’operazione fallisce, sembra su intervento di Berlinguer che promette trattori Fiat a Castro, convincendolo a bloccare il tutto. Il copione si ripete 4 anni dopo, durante il rapimento Moro. Corghi prova a intervenire di nuovo, pensando di appellarsi ai capi brigatisti in carcere usando i vecchi agganci reggiani e cubani. Non ha più ruoli istituzionali, e si rivolge al senatore Dc reggiano Franco Bonferroni per un aiuto. Bonferroni lo accompagna a Roma per un tour fra ministri che viene di nuovo interrotto sul nascere in quei giorni mai chiariti di intrecci internazionali. Un’altra fetta della leggenda nera chiamata rapimento Moro.

E tanto per cambiare, l’uomo della storia era lì, ancora in prima fila a tentare un dialogo.

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