«La scelta decisiva è della Regione»
La polemica politica punta il dito su Venturi e Bonaccini «Il ministero ha solo ratificato quanto già deciso a Bologna»
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CASTELNOVO MONTI. Non si ferma l’ondata di reazioni, per lo più estremamente critiche, alla scelta del ministero della Salute di non concedere la deroga e chiudere il punto nascite di Castelnovo Monti.
Il consigliere regionale Yuri Torri di Sinistra Italiana è stato da subito impegnato sul tema. «Negando la deroga il Ministero, e quindi il governo, si assume una grave responsabilità: quella di privare tutto l’Appennino emiliano-romagnolo di un servizio il cui valore va oltre l’aspetto sanitario. Una decisione inaccettabile. Se il tessuto sociale dell’Appennino viene privato di servizi così importanti, mi domando e domando al governo e alle forze politiche che lo sostengono che senso abbia l'approvazione di leggi quali quelle a difesa dei piccoli comuni. Il servizio sanitario non può essere gestito con logiche aziendaliste».
Dura anche la consigliera di Grande Reggio Cinzia Rubertelli: «Chi ha deciso per la chiusura? Dalle carte e l'iter, ciò è strettamente connesso a come la Regione ha impostato la richiesta di deroga, essendo quello del ministero un mero parere consultivo. La stessa Lorenzin, rispetto a una situazione analoga in Lombardia, ha detto chiaramente che la decisione sarebbe spettata al governatore Maroni».
Sulla stessa linea anche Gabriele Delmonte, consigliere regionale della Lega Nord: «Verdetto secondo copione: Venturi dice che le ha provate tutte e scarica le colpe sul ministero quando invece il loro parere non è vincolante; il ministero risponde ben prima della scadenza e giusto in tempo per la non riapertura del punto nascite di Castelnovo Monti; subito vengono stanziati 13 milioni di euro per dare il contentino ai cittadini della montagna. Posso dire che sono disgustato?».
Molto critici da subito anche i 5 stelle, con il capogruppo della lista del Movimento a Castelnovo Monti, Massimiliano Genitoni, che rincara la dose contro il Pd: «Responsabile di questa situazione è un partito i cui esponenti dovrebbero, in un estremo atto di dignità, dissociarsi dimettendosi, gridando forte il loro dissenso così come stanno gridando i cittadini traditi. Adesso è il tempo di schierarsi chiaramente senza tanti giri di parole se si è con il Pd, accettando anche questo ennesimo sopruso, oppure se si è liberi e si preferisce stare con le vittime. E’ l’ora di alzare la voce ma indirizzandola contro chi ha preso questa decisione. Grazie, Pd, per avere calato la maschera e per averlo fatto prima delle elezioni affinché tutti possano vedere di cosa siete capaci».
Anche il capogruppo di minoranza a Villa Minozzo, Massimiliano Coloretti, è più o meno sulla stessa linea: «Non comprendo lo stupore espresso dai politici del Pd e dai sindaci. Come se il governo non fosse a maggioranza di quel Pd che governa anche la nostra Regione, che comunque mai si è spesa veramente per il mantenimento del punto nascite. Tutti impreparati, ma le giunte della montagna hanno approvato il preliminare delle Aree interne, che sull'ospedale cita “i lavori di conformazione dell’eli-superficie di Castelnovo”, il centro di prevenzione cardiovascolare e primaria, medicina generale, cardiologia, neurologia, chirurgia vascolare, medicina, diabetologia. Nei documenti non si parla mai di ostetricia. Delle due l'una: o i sindaci non si rendono conto di ciò che votano oppure risulta evidente che il punto nascite è stato merce di scambio con altre strutture».
E ieri pomeriggio è arrivata anche una presa di posizione del Pd provinciale, a firma di Andrea Costa e Andrea Tagliavini: «Comprendiamo l'amarezza dei cittadini dell’Appennino proprio come comprendevamo l'istanza che da quel territorio arrivava, tanto da averla sostenuta nelle sedi opportune. Ribadiamo la centralità dell'ospedale di Castelnovo nel percorso di riforma della sanità reggiana, basato su due principi: non si chiude nemmeno un ospedale del territorio reggiano, ed esiste una dorsale di ospedali di primo livello che da Guastalla, passando per il Santa Maria, arriva proprio a Castelnovo. Riteniamo che gli investimenti sul Sant'Anna debbano avere una data certa di realizzazione, trovando condivisione con i territori e attuazione tempestiva. La montagna è per il Pd un'area strategica per lo sviluppo e la coesione territoriale».
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Il consigliere regionale Yuri Torri di Sinistra Italiana è stato da subito impegnato sul tema. «Negando la deroga il Ministero, e quindi il governo, si assume una grave responsabilità: quella di privare tutto l’Appennino emiliano-romagnolo di un servizio il cui valore va oltre l’aspetto sanitario. Una decisione inaccettabile. Se il tessuto sociale dell’Appennino viene privato di servizi così importanti, mi domando e domando al governo e alle forze politiche che lo sostengono che senso abbia l'approvazione di leggi quali quelle a difesa dei piccoli comuni. Il servizio sanitario non può essere gestito con logiche aziendaliste».
Dura anche la consigliera di Grande Reggio Cinzia Rubertelli: «Chi ha deciso per la chiusura? Dalle carte e l'iter, ciò è strettamente connesso a come la Regione ha impostato la richiesta di deroga, essendo quello del ministero un mero parere consultivo. La stessa Lorenzin, rispetto a una situazione analoga in Lombardia, ha detto chiaramente che la decisione sarebbe spettata al governatore Maroni».
Sulla stessa linea anche Gabriele Delmonte, consigliere regionale della Lega Nord: «Verdetto secondo copione: Venturi dice che le ha provate tutte e scarica le colpe sul ministero quando invece il loro parere non è vincolante; il ministero risponde ben prima della scadenza e giusto in tempo per la non riapertura del punto nascite di Castelnovo Monti; subito vengono stanziati 13 milioni di euro per dare il contentino ai cittadini della montagna. Posso dire che sono disgustato?».
Molto critici da subito anche i 5 stelle, con il capogruppo della lista del Movimento a Castelnovo Monti, Massimiliano Genitoni, che rincara la dose contro il Pd: «Responsabile di questa situazione è un partito i cui esponenti dovrebbero, in un estremo atto di dignità, dissociarsi dimettendosi, gridando forte il loro dissenso così come stanno gridando i cittadini traditi. Adesso è il tempo di schierarsi chiaramente senza tanti giri di parole se si è con il Pd, accettando anche questo ennesimo sopruso, oppure se si è liberi e si preferisce stare con le vittime. E’ l’ora di alzare la voce ma indirizzandola contro chi ha preso questa decisione. Grazie, Pd, per avere calato la maschera e per averlo fatto prima delle elezioni affinché tutti possano vedere di cosa siete capaci».
Anche il capogruppo di minoranza a Villa Minozzo, Massimiliano Coloretti, è più o meno sulla stessa linea: «Non comprendo lo stupore espresso dai politici del Pd e dai sindaci. Come se il governo non fosse a maggioranza di quel Pd che governa anche la nostra Regione, che comunque mai si è spesa veramente per il mantenimento del punto nascite. Tutti impreparati, ma le giunte della montagna hanno approvato il preliminare delle Aree interne, che sull'ospedale cita “i lavori di conformazione dell’eli-superficie di Castelnovo”, il centro di prevenzione cardiovascolare e primaria, medicina generale, cardiologia, neurologia, chirurgia vascolare, medicina, diabetologia. Nei documenti non si parla mai di ostetricia. Delle due l'una: o i sindaci non si rendono conto di ciò che votano oppure risulta evidente che il punto nascite è stato merce di scambio con altre strutture».
E ieri pomeriggio è arrivata anche una presa di posizione del Pd provinciale, a firma di Andrea Costa e Andrea Tagliavini: «Comprendiamo l'amarezza dei cittadini dell’Appennino proprio come comprendevamo l'istanza che da quel territorio arrivava, tanto da averla sostenuta nelle sedi opportune. Ribadiamo la centralità dell'ospedale di Castelnovo nel percorso di riforma della sanità reggiana, basato su due principi: non si chiude nemmeno un ospedale del territorio reggiano, ed esiste una dorsale di ospedali di primo livello che da Guastalla, passando per il Santa Maria, arriva proprio a Castelnovo. Riteniamo che gli investimenti sul Sant'Anna debbano avere una data certa di realizzazione, trovando condivisione con i territori e attuazione tempestiva. La montagna è per il Pd un'area strategica per lo sviluppo e la coesione territoriale».
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