«No ai domiciliari per l’assassino di Marco»
Delitto di Forche, il legale dei Montruccoli a Taormina: «Depositata una memoria, c’è pericolo di fuga»
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QUATTRO CASTELLA. «All’ennesima istanza di scarcerazione (ormai non si contano più), io e la collega Francesca Guazzi, in quanto rappresentanti dei familiari parte civile, abbiamo già depositato una memoria difensiva di opposizione». L’avvocato Giovanni Tarquini replica così alla richiesta, avanzata dal difensore Carlo Taormina, di scarcerare e concedere i domiciliari al suo assistito, Fatmir Hykaj, l’albanese condannato in primo grado per l’assassinio di Marco Montruccoli.
Il delitto era avvenuto il 2 febbraio 2015 in via Fausto Coppi a Forche di Puianello, dove abitava Matteo Montruccoli, che chiamò il fratello temendo la resa dei conti con i due albanesi. Per quella vicenda, dopo una battaglia giudiziaria ricca di colpi di scena e ben lungi dall’essere terminata, la Corte d’Assise il 13 maggio scorso ha condannato Fatmir Hykaj, 29 anni, a vent’anni per omicidio per «eccesso doloso nella legittima difesa» e Daniel Tufa, 28 anni, a sei anni per il tentato omicidio di Marco.
Ora, davanti a quella stessa Corte d’Assise che ha condannato il suo assistito – la decisione spetta al giudice davanti al quale pende il procedimento, perciò, visto che non siamo ancora in Appello, i togati Dario De Luca e Luca Ramponi che dovranno riunirsi insieme ai giudici popolari –, Taormina rilancia. E lo fa motivando l’istanza su due direttrici: la necessità che occorre rivedere la dinamica (è il refrain, sempre sostenuto da Hykaj, della legittima difesa) e il rapporto dell’albanese con la moglie e soprattutto con il figlio di due anni, nato proprio il giorno del delitto.
«Sul primo aspetto, le parti civili sottolineano ancora una volta che, alla luce della condanna, il pericolo di fuga è ancor più forte e tra l’altro i due sono stati catturati in Germania da latitanti – dichiara l’avvocato Tarquini –. Ricordo che la Corte d’Assise ha stabilito che con 14 coltellate non si può parlare di legittima difesa e non può essere un argomento». Sulla seconda motivazione, Tarquini commenta: «Massimo rispetto per i familiari di Hykaj. Ma, se proprio si vuole entrare nel piano umano, allora bisogna pensare che ci sono ben tre figli che il padre Marco non lo rivedranno mai più, mentre dal carcere l’albanese uscirà. Il regime carcerario è molto attento ai bisogni dei bambini che, purtroppo, hanno un genitore detenuto e Hykaj può vedere il piccolo regolarmente, nei tempi e modi previsti dalla legge». (am.p.)
Il delitto era avvenuto il 2 febbraio 2015 in via Fausto Coppi a Forche di Puianello, dove abitava Matteo Montruccoli, che chiamò il fratello temendo la resa dei conti con i due albanesi. Per quella vicenda, dopo una battaglia giudiziaria ricca di colpi di scena e ben lungi dall’essere terminata, la Corte d’Assise il 13 maggio scorso ha condannato Fatmir Hykaj, 29 anni, a vent’anni per omicidio per «eccesso doloso nella legittima difesa» e Daniel Tufa, 28 anni, a sei anni per il tentato omicidio di Marco.
Ora, davanti a quella stessa Corte d’Assise che ha condannato il suo assistito – la decisione spetta al giudice davanti al quale pende il procedimento, perciò, visto che non siamo ancora in Appello, i togati Dario De Luca e Luca Ramponi che dovranno riunirsi insieme ai giudici popolari –, Taormina rilancia. E lo fa motivando l’istanza su due direttrici: la necessità che occorre rivedere la dinamica (è il refrain, sempre sostenuto da Hykaj, della legittima difesa) e il rapporto dell’albanese con la moglie e soprattutto con il figlio di due anni, nato proprio il giorno del delitto.
«Sul primo aspetto, le parti civili sottolineano ancora una volta che, alla luce della condanna, il pericolo di fuga è ancor più forte e tra l’altro i due sono stati catturati in Germania da latitanti – dichiara l’avvocato Tarquini –. Ricordo che la Corte d’Assise ha stabilito che con 14 coltellate non si può parlare di legittima difesa e non può essere un argomento». Sulla seconda motivazione, Tarquini commenta: «Massimo rispetto per i familiari di Hykaj. Ma, se proprio si vuole entrare nel piano umano, allora bisogna pensare che ci sono ben tre figli che il padre Marco non lo rivedranno mai più, mentre dal carcere l’albanese uscirà. Il regime carcerario è molto attento ai bisogni dei bambini che, purtroppo, hanno un genitore detenuto e Hykaj può vedere il piccolo regolarmente, nei tempi e modi previsti dalla legge». (am.p.)
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