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Confcooperative: «Occorre rilanciare»

Castelnovo, un diluvio di reazioni critiche. Ugolotti: «Si parla di investimenti, ma ora chi si fida più?»

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CASTELNOVO MONTI. Sono ancora molte le reazioni critiche sulla chiusura del punto nascite dell’ospedale Sant’Anna.

Afferma il direttore di Confcooperative Giovanni Teneggi: «Nonostante il “no” alla deroga sull’attività del punto nascite del Sant’Anna, Confcooperative non ferma la sua azione a sostegno del presidio sanitario. Chiusa la valutazione tecnica della commissione del Ministero della Salute, ora è di nuovo il tempo della politica, le cui responsabilità non sono surrogabili da pareri fondati unicamente sui numeri o su principi di economicità o, ancora, riferibili ad elementi di sicurezza attorno ai quali, ammesso che sussistano dubbi, non ci si arrende ma semmai si interviene. Ora è il tempo della parola decisiva della Conferenza Socio Sanitaria Provinciale: è da qui che attendiamo una capacità di visione che va oltre gli elementi tecnici ed economici, tutti migliorabili peraltro, che a nostro avviso hanno inficiato il valore della stessa richiesta di deroga. Occorre rilanciare, perché questo presidio ha un valore straordinario per tutta la provincia». E conclude: «Un futuro fondato solo su alcune specializzazioni è impensabile per il Sant’Anna e per l’Appennino ed ora è tempo che le apprezzabili determinazioni regionali per lo sviluppo della montagna trovino ragione in azioni concrete anche sull’ospedale».

In una nota unitaria intervengono anche i sindacati Cgil, Cisl e Uil: «Esprimiamo forte preoccupazione rispetto alla chiusura dei punti nascita della montagna. Più volte abbiamo rimarcato che mantenere i servizi alla persona nelle aree marginali è fondamentale. Temi cari non solo alla Regione, che ha presentato lo scorso anno proprio a Castelnovo il “Programma per la montagna”, ma anche al Governo con la “Strategia nazionale per le aree interne”. Scuola, mobilità e salute sono ambiti su cui occorre investire non solo in quantità ma soprattutto in qualità; solo facendo così si può parlare davvero di sviluppo economico e di coesione sociale. Per noi la decisione di chiudere i punti nascita di Castelnovo Monti, Pavullo nel Frignano e Borgo Val Taro va esattamente dalla parte opposta».

Infine interviene Robertino Ugolotti, capogruppo di minoranza per Progetto Castelnovo: «In queste ore abbiamo visto la circolare emessa dalla Direzione dell’Ausl che mette la pietra definitiva sul punto nascite a Castelnovo, con una tempestività che fa pensare quasi ad una sorta di compiacimento, più politico che tecnico. Abbiamo cercato costantemente il dialogo impegnandoci a tutti i livelli, e mettendoci sempre in gioco, tanto che oggi ci ascriviamo a quella categoria di montanari che si sente spiazzata e sconfitta. Una sconfitta doppiamente bruciante, perché arriva proprio quando nutrivamo la speranza che per il nostro Appennino potessero aprirsi strade nuove in grado di sostenerlo e rilanciarlo, vedi il sistema delle Aree Interne e la recente Legge a sostegno dei piccoli Comuni, mentre nel concreto si va invece in direzione contraria. Abbiamo dato credito alle aperture proposte dalla Regione, ma ora dobbiamo ricrederci, visto che siamo stati trattati in un modo a dir poco non dignitoso. Oggi ci vengono prospettati interventi importanti per valorizzare il nostro ospedale: ma dopo quanto è successo come possiamo fidarci di queste rassicurazioni?».

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