Ricorso del pm per farli andare in carcere
Il gip li ritiene responsabili, ma non pensa potranno evadere: «Sono persone normali che delinquono»
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SANT’ILARIO. Il giudice Giovanni Ghini ha concesso gli arresti domiciliari a Cerignola (Foggia) ai quattro rapinatori dell’ufficio postale di Calerno. Il pm Maria Rita Pantani farà appello contro la concessione dei domiciliari, ritenendo quella misura cautelare troppo blanda in relazione ai protagonisti della rapina e all’episodio accaduto alle Poste di Calerno.
Gli arresti domiciliari sono una misura cautelare alternativa alla detenzione in carcere. Il gip l’ha concessa ai quattro pugliesi con la prescrizione di non allontanarsi da casa senza autorizzazione.
Il giudice ricostruisce l’accaduto ed elenca le svariate testimonianze delle persone presenti all’ufficio postale e nei paraggi nel momento in cui è stata commessa la rapina. Testimonianze dalle quali emergerebbe con grande chiarezza che gli autori del colpo – nei rispettivi ruoli di protagonisti, autista e palo – sono proprio delle quattro persone. «Si assiste al fenomeno della convergenza probatoria», argomenta il giudice Ghini, per cui si arriva senza difficoltà a raggiungere la soglia che va oltre «ogni ragionevole dubbio» sulla partecipazione dei quattro alla rapina.
Inoltre, il gip del tribunale di Reggio evidenzia un fatto relativo all’auto dei Depalma, «fotografata più volte a Calerno e dintorni, compreso il casello autostradale».
Raggiunta una solida certezza su quanto è accaduto all’ufficio postale di Calerno, il giudice Ghini dissente tuttavia dal pubblico ministero, che aveva chiesto la custodia dei quattro in carcere. Riconosce, Ghini, che Michele Dipalma e Domenico Pilato «vantano una lunga carriera criminale, ma non sono mai stati condannati per evasione». Inoltre, «non sono tossicodipendenti», quindi non costretti ad uscire di casa dal bisogno di droga, «né squilibrati o disperati dai quali ci si possa aspettare di tutto. Sono, semplicemente, persone normali che delinquono, e che con ogni verosimiglianza sono capaci di calcolare che cosa conviene e che cosa no, e quindi di rigare dritto per non finire subito in prigione». D’altra parte, argomenta il gip reggiano, a Cerignola sono entrambi ben noti alle forze dell’ordine, e «i controlli non saranno particolarmente problematici».
Quanto ai due giovani – Giacomo Dipalma, che vive con il padre, e Paolo Tiano – il giudice Ghini ritiene ancor più difficile che evadano dai domiciliari, essendo «incensurati». Inoltre, «la ragionevole fiducia nel comportamento degli indagati consente di fare a meno del braccialetto elettronico». (m.g.)
Gli arresti domiciliari sono una misura cautelare alternativa alla detenzione in carcere. Il gip l’ha concessa ai quattro pugliesi con la prescrizione di non allontanarsi da casa senza autorizzazione.
Il giudice ricostruisce l’accaduto ed elenca le svariate testimonianze delle persone presenti all’ufficio postale e nei paraggi nel momento in cui è stata commessa la rapina. Testimonianze dalle quali emergerebbe con grande chiarezza che gli autori del colpo – nei rispettivi ruoli di protagonisti, autista e palo – sono proprio delle quattro persone. «Si assiste al fenomeno della convergenza probatoria», argomenta il giudice Ghini, per cui si arriva senza difficoltà a raggiungere la soglia che va oltre «ogni ragionevole dubbio» sulla partecipazione dei quattro alla rapina.
Inoltre, il gip del tribunale di Reggio evidenzia un fatto relativo all’auto dei Depalma, «fotografata più volte a Calerno e dintorni, compreso il casello autostradale».
Raggiunta una solida certezza su quanto è accaduto all’ufficio postale di Calerno, il giudice Ghini dissente tuttavia dal pubblico ministero, che aveva chiesto la custodia dei quattro in carcere. Riconosce, Ghini, che Michele Dipalma e Domenico Pilato «vantano una lunga carriera criminale, ma non sono mai stati condannati per evasione». Inoltre, «non sono tossicodipendenti», quindi non costretti ad uscire di casa dal bisogno di droga, «né squilibrati o disperati dai quali ci si possa aspettare di tutto. Sono, semplicemente, persone normali che delinquono, e che con ogni verosimiglianza sono capaci di calcolare che cosa conviene e che cosa no, e quindi di rigare dritto per non finire subito in prigione». D’altra parte, argomenta il gip reggiano, a Cerignola sono entrambi ben noti alle forze dell’ordine, e «i controlli non saranno particolarmente problematici».
Quanto ai due giovani – Giacomo Dipalma, che vive con il padre, e Paolo Tiano – il giudice Ghini ritiene ancor più difficile che evadano dai domiciliari, essendo «incensurati». Inoltre, «la ragionevole fiducia nel comportamento degli indagati consente di fare a meno del braccialetto elettronico». (m.g.)
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