Gazzetta di Reggio

Reggio

«Tante urgenze in quelle 4 ore»

Castellarano, l’ospedale sul caso del giovane tornato a casa senza visita medica

4 MINUTI DI LETTURA





CASTELLARANO. Simone Seghizzi, 28enne di Castellarano, sulla Gazzetta del 3 ottobre ha raccontato le disavventure vissute il 30 settembre al pronto soccorso dell’ospedale di Baggiovara, con quattro ore di attesa tra atroci sofferenze, prima della decisione di tornare a casa senza essere stato ovisitato dai medici. L’Azienda ospedaliero-universitaria di Modena replica difendendo il proprio operato. «Simone Seghizzi è stato accettato al pronto soccorso di Baggiovara alle 20.31. Ha detto di essere stato appena dimesso dal pronto soccorso di Scandiano, del quale ha mostrato il foglio di dimissione, dove si era recato per comparsa da diversi giorni di dolore lombosciatalgico destro».

A Scandiano il giovane è stato trattato con «farmaci analgesici» e «alla dimissione gli era stato consigliato, pare verbalmente, di recarsi presso il Ps dell’ospedale civile per ottenere una valutazione neurochirurgia; i colleghi di Scandiano non avevano ritenuto necessario consultare i medici modenesi limitandosi a consigliare una visita a Baggiovara, senza organizzare un trasferimento. Anzi, sul foglio di dimissione era indicato di rivolgersi al medico curante, senza alcune indicazione di un trasferimento all’Ospedale Civile. Al momento dell’accettazione il signor Seghizzi è stato avvisato del fatto che, in assenza di problematiche neurologiche obiettive e soprattutto di esami diagnostici di 2° livello recenti non è prassi l’esecuzione di visite neurochirurgiche, né di altri accertamenti urgenti; egli sarebbe stato comunque valutato da un medico d’urgenza che avrebbe deciso in base al suo giudizio e ai protocolli locali. Al paziente, in base alla valutazione di triage è stato assegnato un codice verde. Alle 23.57 il paziente ha comunicato di volersi allontanare senza attendere la valutazione medica, nonostante il personale del triage lo avesse avvisato che la sua pratica era già stata aperta e ormai stava per essere chiamato per l’agognata valutazione del medico».

«Per noi – spiega il dottor Marco Barozzi, direttore della Medicina d’Urgenza e Pronto Soccorso dell’Ospedale Civile di Baggiovara – l’insoddisfazione di un paziente che si è recato in Ps costituisce sempre motivo di profondo rincrescimento, visto che io e tutti i miei collaboratori ci prodighiamo costantemente per soddisfare le esigenze dei pazienti si rivolgono a noi, a prescindere dalla gravità del caso. D’altra parte mi preme sottolineare che nel periodo in cui il paziente ha atteso il suo turno, abbiamo trattato 44 pazienti, di cui 2 codici rossi e 15 gialli che sono i casi più gravi, che hanno sempre la precedenza e che, di solito necessitano di interventi lunghi e dall’esito incerto. A questi si sono aggiunti 27 codici verdi, tutti giunti prima del signor Seghizzi. In totale stiamo parlando di 11 pazienti gestiti all’ora dai due medici presenti in servizio, secondo i turni notturni, il 36% di tutti i pazienti visti nella giornata. In tutto, sabato 30 settembre abbiamo visto 122 pazienti, di cui 3 codici rossi, 32 gialli e 87 tra verdi e bianchi. Insomma, nelle ore in cui li paziente è rimasto in attesa si sono recati al Ps il 36,6% dei codici rossi della giornata. Si è trattato – prosegue Barozzi – di un afflusso notevole di casi ben più gravi di quello del signor Seghizzi».

«Può capitare che un paziente in codice verde attenda molto, anche perché l’alto numero di codici gialli e rossi che arrivano al Ps di Baggiovara (come si è detto, circa 1/3 del totale dei pazienti) condiziona pesantemente le attese dei codici minori, specie durante le ore notturne in cui il personale è ridotto rispetto a quelle diurne. In tali condizioni il sistema di triage costituisce per i pazienti un a sorta di assicurazione sulla vita; esso consente a personale esperto di classificare i pazienti in base all’urgenza delle loro condizioni, per cui anche quando codici maggiori vengono accettati successivamente all’arrivo di codici più bassi, hanno un diritto sacrosanto di prelazione».

Dall’inizio dell’anno – spiega l’azienda sanitaria – il Ps dell’Ospedale Civile è «impegnato a implementare alcune soluzioni che sgravino in qualche modo il servizio dal peso che sopporta quotidianamente, costituito non solo da pazienti gravi o gravissimi che arrivano da tutto il territorio provinciale, ma in gran parte anche da accessi impropri, come accade per la maggior parte dei Ps italiani».

«Siamo sempre impegnati a migliorare – conclude Barozzi – ma è fondamentale che i pazienti accettino la logica che sovraintende al nostro lavoro, che è quella di non utilizzare il servizio in modo incongruo e attendere il proprio turno, confidando nel fatto che il personale è a disposizione di tutti gli utenti secondo uno schema costruito per l’interesse di tutti. Quindi, ribadisco il mio dispiacere per l’attesa del signor Seghizzi, ma rivendico anche una modalità di lavoro che permette a questo Ps di gestire pazienti gravi e gravissimi nel migliore dei modi».



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google