Gazzetta di Reggio

Reggio

Case popolari, 8 su 10 occupate da italiani

di Leonardo Grilli
Case popolari, 8 su 10 occupate da italiani

Rispetto a 7 anni fa oltre 1.100 persone in più vivono in alloggi pubblici L’assessore al Welfare: «Circa il 45% del totale sono bambini e anziani»

3 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. Se fossero raggruppati tutti assieme, sarebbero abbastanza da riempire un grosso quartiere della città. Sono i 5.649 abitanti, quasi tutti italiani, degli alloggi pubblici del Comune. Un numero rilevante che apre una porta sulle condizioni di vita delle fasce più fragili dei reggiani. Dalla fase più acuta della crisi economica infatti, il 2010, i residenti regolari ospitati dal Comune sono cresciuti di 1.111 unità. Sintomo che la contrazione economica è tutt’altro che finita. Questo incremento trova le sue ragioni in un parallelo aumento delle case gestite da Acer per conto del Comune che, sempre dal 2010, sono passate da 2.527 a 2.653.

A spiegare le strategie adottate è Matteo Sassi, vicesindaco di Reggio Emilia e assessore al Welfare. «Il dato più rilevante è senza dubbio che ci sono oltre 1.100 persone residenti in più in alloggi pubblici e questo dato è l’effetto concreto di due misure. Una è la crescente offerta di alloggi pubblici, in misura di complessivamente e oltre un centinaio in più rispetto a sette anni fa. Altra ragione è l’entrata in vigore nel 2010 del nuovo regolamento comunale per l’assegnazione degli alloggi pubblici. A quel tempo infatti eravamo sotto gli effetti più duri della crisi economica e volevamo rispondere al meglio alle esigenze abitative delle famiglie e soprattutto di quelle con minori. E in sette anni questo obiettivo, quello di accompagnarle, è stato in larga parte raggiunto».

Grazie ai cambiamenti apportati in quel regolamento le politiche sociali reggiane si sono concentrate soprattutto nell’aiuto di famiglie con minori. «È fondamentale – prosegue Sassi – garantire la continuità abitativa di nuclei familiari con bambini a carico. Quando si perde la casa si scivola subito nella povertà e quando un minore perde l’abitazione è facile immaginare come il suo futuro e il suo diritto a realizzarsi rischi di essere fortemente compromesso. Fra queste famiglie ce ne sono anche alcune che venivano dal mercato privato e che non riuscivano più a permettersi un affitto. Siamo riusciti a intercettarne alcune e adesso pagano in media un canone di 120 euro al mese, bollette e spese di condominio escluse».

Facendo un conto sul dato medio di persone presenti per ogni nucleo familiare quindi (2,49) di fatto dal 2010 nelle case popolari abitano 440 famiglie regolari in più. Di queste oltre il 70% sono italiane, mentre il dato sale ancora arrivando all’80% se si considera il totale dei 5.649 beneficiari. «È un dato di cui andiamo orgogliosi – afferma ancora l’assessore – e niente affatto scontato. Una dimostrazione del fatto che è falsa la tesi di chi dipinge il welfare locale come appannaggio dei soli stranieri. Ma dimostra anche che tanti italiani sono in difficoltà». Un altro problema, però, era quello di evitare la ghettizzazione di queste persone. Impedire che la povertà fosse a contatto solo con altra povertà, peggiorando ulteriormente le condizioni sociali.

«Per questo – afferma con orgoglio il vicesindaco – abbiamo difeso il principio della legge regionale sull’assegnazione degli alloggi che individua limiti di reddito elevati per la permanenza negli alloggi, fino a un Isee di 24mila euro. In questo modo evitiamo di fare città dei poveri e dei ricchi, ogni quartiere ha un buon grado di mix sociale». Tutti gli alloggi in più sono stati ottenuti dal recupero di immobili già esistenti che sono stati ristrutturati con circa un milione di euro di risorse comunali visto che lo Stato, con il Piano casa, aveva messo a disposizione solo 300mila euro.

«In questo modo – chiude Sassi – abbiamo ottimizzato i fondi del Comune e dato lavoro a ditte e artigiani locali. Ora l’obiettivo è recuperare da qui a fine mandato tutti gli alloggi pubblici sfitti. Ad oggi oltre il 20% di quei 5.649 sono bambini, un altro 20% anziani. Ma vogliamo fare di più».



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google