la moglie dell’imputato
«Mio marito ha ucciso per difesa Ora vogliamo vera giustizia»
QUATTRO CASTELLA. «Questa decisione, come anche la condanna in primo grado, non ci va certo bene. Ma continuo a confidare nella giustizia e spero in una rivalutazione della Corte d’Assise d’Appello....
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QUATTRO CASTELLA. «Questa decisione, come anche la condanna in primo grado, non ci va certo bene. Ma continuo a confidare nella giustizia e spero in una rivalutazione della Corte d’Assise d’Appello. Che qualcuno finalmente tiri fuori la verità. Noi non meritiamo tutto questo». A parlare è Daniela Gritshi, moglie di Fatmir Hykaj, il 29enne condannato in primo grado a 20 anni per l’omicidio di Marco Montruccoli.
«Non ho mai rilasciato vere e proprie dichiarazioni alla stampa finora – cerca una giustificazione la donna –. Anche per senso di rispetto nei confronti dell’altra famiglia. Mentre è da tre anni che a noi gettano fango addosso. Poi capisco che è una situazione estremamente dolorosa per entrambe le famiglie: i Montruccoli e la nostra».
Gritshi e Hykaj hanno un figlio di quasi tre anni, nato proprio la notte del delitto, il 2 febbraio 2015. Ora la donna è preoccupata per il bambino, ma i giudici, nel rigettare la richiesta degli arresti domiciliari avanzata per Hykaj, hanno ritenuto insufficienti le prove addotte (una lettera firmata dalla stessa madre) per i disturbi psicologici evidenziati dal piccolo, dopo che il padre è stato incarcerato.
«Mio figlio sta crescendo senza un padre. Il bimbo ha appena iniziato un percorso medico – spiega la madre –. I certificati potranno essere prodotti più avanti. Certo è che manca la figura paterna, e ora il bimbo ha un attaccamento morboso allo zio, mio fratello, che abita con noi».
Per Gritshi la condanna a 20 anni del marito «è assurda»: «Fatmir deve pagare così per avere difenso la sua vita, sotto l’impulso del terrore. Lui e Daniel Tufa sono andati là disarmati e non con l’intento di uccidere o essere violenti. Niente di premeditato. I Montruccoli invece erano armati, persino di macete, e avevano i guanti e li hanno chiusi dentro per quaranta interminabili minuti. Il comportamento successivo di Fatmir e Daniel è stato per legittima difesa».
E la fuga successiva durata più di due mesi? «Sempre per la paura – dice Gritshi –. E va tenuto presente che due settimane prima che Daniel e Fatmir venissero arrestati in Germania, da qui, ci eravamo già mobilitati con l’avvocato Taormina perché si costituissero».
«Molto discutibile», è per la moglie dell’omicida, che durante il processo in primo grado «di tutte le intercettazioni fatte su Matteo nei giorni del ricovero in ospedale siano state prese solo alcune parti, e non considerate quelle dove confessa di “voler legare Fatmir e Daniel e buttarli nel Crostolo per ammazzarli”. In quelle intercettazioni c’è la verità. Un testimone ha poi riferito in aula delle intenzioni di Matteo di volere uccidere me e mio figlio». (m.f.)
«Non ho mai rilasciato vere e proprie dichiarazioni alla stampa finora – cerca una giustificazione la donna –. Anche per senso di rispetto nei confronti dell’altra famiglia. Mentre è da tre anni che a noi gettano fango addosso. Poi capisco che è una situazione estremamente dolorosa per entrambe le famiglie: i Montruccoli e la nostra».
Gritshi e Hykaj hanno un figlio di quasi tre anni, nato proprio la notte del delitto, il 2 febbraio 2015. Ora la donna è preoccupata per il bambino, ma i giudici, nel rigettare la richiesta degli arresti domiciliari avanzata per Hykaj, hanno ritenuto insufficienti le prove addotte (una lettera firmata dalla stessa madre) per i disturbi psicologici evidenziati dal piccolo, dopo che il padre è stato incarcerato.
«Mio figlio sta crescendo senza un padre. Il bimbo ha appena iniziato un percorso medico – spiega la madre –. I certificati potranno essere prodotti più avanti. Certo è che manca la figura paterna, e ora il bimbo ha un attaccamento morboso allo zio, mio fratello, che abita con noi».
Per Gritshi la condanna a 20 anni del marito «è assurda»: «Fatmir deve pagare così per avere difenso la sua vita, sotto l’impulso del terrore. Lui e Daniel Tufa sono andati là disarmati e non con l’intento di uccidere o essere violenti. Niente di premeditato. I Montruccoli invece erano armati, persino di macete, e avevano i guanti e li hanno chiusi dentro per quaranta interminabili minuti. Il comportamento successivo di Fatmir e Daniel è stato per legittima difesa».
E la fuga successiva durata più di due mesi? «Sempre per la paura – dice Gritshi –. E va tenuto presente che due settimane prima che Daniel e Fatmir venissero arrestati in Germania, da qui, ci eravamo già mobilitati con l’avvocato Taormina perché si costituissero».
«Molto discutibile», è per la moglie dell’omicida, che durante il processo in primo grado «di tutte le intercettazioni fatte su Matteo nei giorni del ricovero in ospedale siano state prese solo alcune parti, e non considerate quelle dove confessa di “voler legare Fatmir e Daniel e buttarli nel Crostolo per ammazzarli”. In quelle intercettazioni c’è la verità. Un testimone ha poi riferito in aula delle intenzioni di Matteo di volere uccidere me e mio figlio». (m.f.)
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