Respinto l’anticomunismo Bandiere rosse in piazza
di Roberto Fontanili
Non passa la mozione presentata dal capogruppo della Lega Nord, Gianluca Vinci Al presidio di protesta un centinaio di persone inneggiano contro il fascismo
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REGGIO EMILIA. Respinta con 19 voti contrari e due a favore, quello del firmatario della proposta, Gianluca Vinci della Lega Nord, e quello di Nicolas Caccavo di Forza Italia, non intervenuto nel dibattito. Gli altri gruppi consiliari hanno lasciato l’aula. È l’esito del voto in Sala Tricolore per la mozione che proponeva la messa al bando dell’ideologia comunista, presentata dal Carroccio. Un dibattito durato quasi un’ora e mezza in Sala Tricolore, mentre in piazza Prampolini il presidio antifascista – a cui hanno partecipato circa un centinaio di persone – ha accompagnato la discussione tra slogan e strofe di Bandiera Rossa e Bella Ciao.
Gli animi si sono appena riscaldati solo al termine della seduta, all’uscita dei consiglieri, quando dalle file del presidio antifascista un anziano, sventolando una bandiera rossa con tanto di falce e martello, ha urlato un vecchio slogan sessantottino contro uno dei pochi sostenitori della mozione di Vinci presenti sulle balconate di Sala Tricolore, ricevendo come risposta un gestaccio. I due sono poi stati subito divisi dagli agenti della Digos, che hanno vigilato che non accadesse nulla. Tanto che al termine dei lavori anche Gianluca Vinci all’uscita ha potuto andarsene liberamente senza che nessuno del presidio lo abbia apostrofato o degnato di uno sguardo.
Ieri infatti il consiglio si è svolto in contemporanea in Sala Tricolore – dove si è parlato dei tanti temi all’ordine del giorno – e in piazza, dove sono convenuti un centinaio di persone. Tra loro il deputato Maino Marchi del Pd, l’ex sindaco pro tempore di Reggio, Ugo Ferrari, il presidente Anpi, Ermete Fiaccadori, Gianni Tasselli di Rifondazione Comunista, Marco Vicini di Art. 1–Mdp, diversi esponenti della Camera del Lavoro e dei Carc (attorno alla cui bandiera si sono ritrovati una manciata di giovani). Assieme a loro, tanti militanti dei partiti e delle associazioni che hanno aderito al presidio antifascista: una trentina di persone si sono poi staccate per assieparsi sulle balconate di sala Tricolore, assieme a cinque o sei sostenitori di Vinci. Tutti a seguire un dibattito in cui si sono mescolati Resistenza, i valori della Costituzione, le morti nel triangolo rosso, Hitler, Stalin e l’Urss. E che, come ha detto il capogruppo Pd, Andrea Capelli, ha finito «per tirare la storia per la giacca». Subito dopo l’intervento di Vinci, il capogruppo MS5, Alessandra Guatteri, ha annunciato che il suo gruppo non avrebbe partecipato alla discussione, ritenendo la mozione strumentale. Stessa scelta da parte di Cinzia Rubertelli e Antonio Bellentani, che hanno lasciato l’aula. Non ha partecipato al voto nemmeno Roberta Rigon del Gruppo Misto, che però prima è intervenuta senza risparmiare un duro attacco al comunismo. In precedenza, aveva lasciato Sala Tricolore anche il consigliere Claudio Bassi di Forza Italia. Compatta invece la maggioranza, con i due capigruppo (Andrea Capelli del Pd e Lanfranco De Franco di Mdp), ai quali si è aggiunta Lucia Lusenti di Sinistra Italiana, che nei loro interventi hanno tirato la volata all’assessore, Natalia Maramotti, che a nome della giunta ha sottolineato che a Reggio l’ideologia comunista non sarà mai messa al bando, fermo restando che la sua applicazione concreta è stata anche costellata di errori.
Gli animi si sono appena riscaldati solo al termine della seduta, all’uscita dei consiglieri, quando dalle file del presidio antifascista un anziano, sventolando una bandiera rossa con tanto di falce e martello, ha urlato un vecchio slogan sessantottino contro uno dei pochi sostenitori della mozione di Vinci presenti sulle balconate di Sala Tricolore, ricevendo come risposta un gestaccio. I due sono poi stati subito divisi dagli agenti della Digos, che hanno vigilato che non accadesse nulla. Tanto che al termine dei lavori anche Gianluca Vinci all’uscita ha potuto andarsene liberamente senza che nessuno del presidio lo abbia apostrofato o degnato di uno sguardo.
Ieri infatti il consiglio si è svolto in contemporanea in Sala Tricolore – dove si è parlato dei tanti temi all’ordine del giorno – e in piazza, dove sono convenuti un centinaio di persone. Tra loro il deputato Maino Marchi del Pd, l’ex sindaco pro tempore di Reggio, Ugo Ferrari, il presidente Anpi, Ermete Fiaccadori, Gianni Tasselli di Rifondazione Comunista, Marco Vicini di Art. 1–Mdp, diversi esponenti della Camera del Lavoro e dei Carc (attorno alla cui bandiera si sono ritrovati una manciata di giovani). Assieme a loro, tanti militanti dei partiti e delle associazioni che hanno aderito al presidio antifascista: una trentina di persone si sono poi staccate per assieparsi sulle balconate di sala Tricolore, assieme a cinque o sei sostenitori di Vinci. Tutti a seguire un dibattito in cui si sono mescolati Resistenza, i valori della Costituzione, le morti nel triangolo rosso, Hitler, Stalin e l’Urss. E che, come ha detto il capogruppo Pd, Andrea Capelli, ha finito «per tirare la storia per la giacca». Subito dopo l’intervento di Vinci, il capogruppo MS5, Alessandra Guatteri, ha annunciato che il suo gruppo non avrebbe partecipato alla discussione, ritenendo la mozione strumentale. Stessa scelta da parte di Cinzia Rubertelli e Antonio Bellentani, che hanno lasciato l’aula. Non ha partecipato al voto nemmeno Roberta Rigon del Gruppo Misto, che però prima è intervenuta senza risparmiare un duro attacco al comunismo. In precedenza, aveva lasciato Sala Tricolore anche il consigliere Claudio Bassi di Forza Italia. Compatta invece la maggioranza, con i due capigruppo (Andrea Capelli del Pd e Lanfranco De Franco di Mdp), ai quali si è aggiunta Lucia Lusenti di Sinistra Italiana, che nei loro interventi hanno tirato la volata all’assessore, Natalia Maramotti, che a nome della giunta ha sottolineato che a Reggio l’ideologia comunista non sarà mai messa al bando, fermo restando che la sua applicazione concreta è stata anche costellata di errori.
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