Agguato al fratello: 30 anni di carcere
di Enrico Lorenzo Tidona
Bibbiano: uccise a sprangate nel sonno il fratello giunto dall’estero per un credito. Accolta la richiesta della procura
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BIBBIANO. Ha ucciso il fratello a sprangate per una mera questione di denaro. Lo ha fatto nella sua casa al Ghiardo di Bibbiano, attendendo il fratello arrivato da Londra, colpito a morte quando si era assopito nel letto che gli era stato offerto in quanto ospite. Un omicidio crudele avvenuto per di più nell’ambito familiare, costato una condanna a 30 anni di carcere Major Singh, comparso ieri davanti al gup Stefania Di Rienzo per essere sentito con una deposizione fiume, durata una mezzora circa, ma che non ha sortito alcun effetto rispetto alla richiesta del pm Giulia Stignani, accolta in pieno dalla corte nel rito abbreviato che ha evitato la condanna all’ergastolo per l’omicidio premeditato. Major Singh ha ucciso il fratello con una spranga dopo aver scoperto che la vittima avrebbe tenuto per sé parte dei proventi derivanti dalla vendita di terreni cointestati in India. Un movente economico, quindi, già confessato durante gli interrogatori e oggetto di scuse ai familiari.
La vittima, Lakhvir Singh, cittadino indiano di 42 anni, è stato ucciso un anno fa nell’abitazione al Ghiardo. L’assassino è quindi comparso ieri davanti al gup ribadendo la tesi difensiva accanto al suo avvocato, Federico De Belvis, secondo la quale non avrebbe agito con premeditazione. «Io non ho programmato quell’omicidio - ha detto l’imputato dal banco dei testimoni - Lo ripeto, non ho premeditato l’omicidio, ho agito d’impulso, e l’arma che mi ha visto costruire il testimone nell’azienda agricola dove lavoravo non c’entra con il delitto, perché era ancora sotto il mio letto. Quella con cui ho ucciso l’hanno trovata i carabinieri». Su questo fatto la difesa aveva chiesto anche una verifica alla procura nel marzo 2017. «Io volevo solo riavere i miei soldi. Non pensavo di uccidere mio fratello perché sapevo che non avrei più rivisto i miei soldi. Poi però ho perso il controllo ma non volevo la sua morte».
Alla fine, però, l’atto omicida è stato compiuto e con un alto grado di efferatezza. Un gesto che non ha lasciato scampo alla vittima, morta sotto i colpi inferti dal fratello.
Secondo la difesa la ricostruzione della procura striderebbe con la logica. All’esame dell’imputato è seguita quindi la discussione da parte di accusa e difesa, durata circa due ore. Altri tre quarti d’ora circa sono serviti invece al giudice per emettere la sentenza, che prevede quindi l’aggravante della premeditazione, oltre al fatto che si tratta di un omicidio ai danni di un fratello, con interdizione dai pubblici uffici e libertà vigilata.
Ad assistere all’udienza è giunta in tribunale anche la moglie della vittima, che ha ascoltato in silenzio, costituitasi in giudizio assieme ai due figli minorenni presenti, rappresentati dall’avvocato Angelo Russo. Le motivazioni sono attese entro 90 giorni.
La vittima, Lakhvir Singh, cittadino indiano di 42 anni, è stato ucciso un anno fa nell’abitazione al Ghiardo. L’assassino è quindi comparso ieri davanti al gup ribadendo la tesi difensiva accanto al suo avvocato, Federico De Belvis, secondo la quale non avrebbe agito con premeditazione. «Io non ho programmato quell’omicidio - ha detto l’imputato dal banco dei testimoni - Lo ripeto, non ho premeditato l’omicidio, ho agito d’impulso, e l’arma che mi ha visto costruire il testimone nell’azienda agricola dove lavoravo non c’entra con il delitto, perché era ancora sotto il mio letto. Quella con cui ho ucciso l’hanno trovata i carabinieri». Su questo fatto la difesa aveva chiesto anche una verifica alla procura nel marzo 2017. «Io volevo solo riavere i miei soldi. Non pensavo di uccidere mio fratello perché sapevo che non avrei più rivisto i miei soldi. Poi però ho perso il controllo ma non volevo la sua morte».
Alla fine, però, l’atto omicida è stato compiuto e con un alto grado di efferatezza. Un gesto che non ha lasciato scampo alla vittima, morta sotto i colpi inferti dal fratello.
Secondo la difesa la ricostruzione della procura striderebbe con la logica. All’esame dell’imputato è seguita quindi la discussione da parte di accusa e difesa, durata circa due ore. Altri tre quarti d’ora circa sono serviti invece al giudice per emettere la sentenza, che prevede quindi l’aggravante della premeditazione, oltre al fatto che si tratta di un omicidio ai danni di un fratello, con interdizione dai pubblici uffici e libertà vigilata.
Ad assistere all’udienza è giunta in tribunale anche la moglie della vittima, che ha ascoltato in silenzio, costituitasi in giudizio assieme ai due figli minorenni presenti, rappresentati dall’avvocato Angelo Russo. Le motivazioni sono attese entro 90 giorni.
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