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«Ci ho pensato, ma è giusto rimanere»

«Ci ho pensato, ma è giusto rimanere»

Il sindaco Bini: «Dimettermi ora? Bloccherebbe l’arrivo di 30 milioni di investimenti sul territorio»

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CASTELNOVO MONTI. Un documento approvato dai direttori di strutture complesse, semplici dipartimentali, coordinatrici infermieristiche e ostetriche dell’Ausl reggiana sostiene le motivazioni per la chiusura dei piccoli punti nascite. Tra gli altri firmatari, Giancarlo Gargano (direttore della neonatologia Asmn Reggio Emilia e direttore del dipartimento materno infantile), Giovanni Battista La Sala (direttore ostetricia e ginecologia Asmn), Giuseppe Ghirardini (direttore ostetricia e ginecologia Asmn a Castelnovo Monti) e Lorenzo Aguzzoli (direttore ginecologia oncologica Asmn).

«Le preoccupazioni della popolazione dell’Appennino sono comprensibili – affermano i medici – e meritano tutte le attenzioni da parte dei tecnici e degli amministratori pubblici, ed ad esse siamo chiamati tutti a rispondere cercando di dare soluzioni puntuali al disagio avvertito. Come sanitari del Dipartimento materno infantile avvertiamo però la necessità di far sentire la nostra voce dei professionisti e dei tecnici del settore e ribadiscono di aver accolto in maniera estremamente favorevole il parere espresso dalla Commissione sul percorso nascita nazionale e la conseguente chiusura del punto nascite del Sant’Anna. Del resto le considerazioni del dipartimento erano già stata espresse in precedenti occasioni: in particolare il 3 aprile scorso da tutti i direttori, i responsabili medici e le coordinatrici infermieristiche ed ostetriche, che, partendo da un’accurata e dettagliata analisi dell’assistenza perinatale in provincia di Reggio Emilia, se ne enfatizzavano le peculiarità e se ne mettevano in evidenza le criticità».

Aggiungono i professionisti: «Da diversi anni si registra un rilevante calo della natalità (del 16,2% negli ultimi 6 anni), tale decremento non è comunque omogeneo su tutto il territorio reggiano concentrandosi maggiormente nei punti nascita di Scandiano e Castelnovo Monti (rispettivamente del 30,8 e del 25,6%.). In provincia di Reggio Emilia esiste il più elevato numero di punti nascite, con un rapporto punti nascite-popolazione sbilanciato rispetto alle altre province emiliane, tale da consentire di ipotizzare che il loro numero sia sovradimensionato rispetto alle esigenze. La carenza di professionisti dell’area materno-infantile (pediatri, ginecologi ed anestesisti) si è accentuata negli ultimi anni ed è divenuta insostenibile e insufficiente a coprire i bisogni di 5 punti nascita. La rotazione dei professionisti tra i diversi punti nascita sperimentata in provincia si è dimostrata una strategia poco efficace: ha solo permesso di tamponare le emergenze e di mantenere in attività i punti nascita, ma ha accentuato i problemi, non risolvendo le carenze strutturali degli spoke e depotenziando gli hub di competenze ultraspecialistiche indispensabili ad affrontare emergenze e complicanze».

Concludono: «Vogliamo ribadire che la prima e principale motivazione che ha portato alla chiusura del punto nascite è una scelta legata ad esigenze di sicurezza e di tutela della salute delle donne e dei neonati, il tutto sulla base di elementi scientifici consolidati. Tutte le principali società scientifiche consigliano la centralizzazione delle gravidanze in pochi punti nascita, dotati di personale esperto e di apparecchiature tecnologicamente avanzate e di evitare l’eccessiva frammentazione delle nascite e la conseguente dispersione delle competenze».

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