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«Corghi è sempre stato un passo avanti»

«Corghi è sempre stato un passo avanti»

Così don Agostini, ieri nella chiesa di San Pietro, ha ricordato il simbolo del cattolicesimo del dissenso 

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REGGIO EMILIA. La città non poteva non accomiatarsi ieri mattina con una solenne messa cantata nella chiesa di san Pietro, la sua parrocchia, da Corrado Corghi, l'uomo che ne ha interpretato l'ideale di un cristianesimo incarnato nell'umanità sofferente ansiosa di riscatto, giustizia, pace e solidarietà, che in nome di questi valori era approdato a sinistra rompendo con la Democrazia Cristiana, mantenendo però legami di sincera amicizia, in nome della fede, con chi continuava a militarvi. Pochi di coloro che gli erano al fianco o di fronte nelle battaglie politiche l'hanno accompagnato fino al traguardo dei suoi 97 anni, ma una folta rappresentanza del mondo cattolico e delle istituzioni ha testimoniato l'impronta profonda che vi è stata lasciata dal suo pensiero e dal suo esempio. Lo stesso vescovo Massimo Camisasca ha seguito il feretro al suo ingresso nel tempio, mentre fra i banchi, a fianco del figlio adottivo di Corghi, della nuora e del nipotino, avevano preso posto il sindaco Luca Vecchi, Margherita Salvioli, segretaria della Cisl, Albertina Soliani, presidente dell'istituto Cervi, e Antonio Bernardi, ex-deputato Pci. Camisasca ha sottolineato come Corghi fosse rimasto fedele alle convinzioni maturate nell'ambito dell'Azione cattolica, di cui era stato presidente giovanile, e dell'università cattolica del Sacro Cuore, che l'aveva formato come pedagogista.

«La sua vita – ha detto il vescovo – s'era allargata all'esperienza politica, all'amministrazione dell'ospedale Santa Maria Nuova, alle relazioni internazionali in America Latina, ma ha sempre coniugato il coraggio con la fedeltà. Avevo letto due suoi libri editi da Città Armoniosa (casa editrice reggiana vicina a Comunione e Liberazione, ndr) e, arrivato a Reggio, un anno fa l'ho voluto incontrare». La concelebrazione della messa, accompagnata dal coro Amorosa Vox e dall'organista Renato Negri, è stata presieduta dal parroco Tiziano Ghirelli. E' toccato al 94enne Eleuterio Agostini, parroco emerito di Sant'Alberto, pronunciare l'omelia delineando la figura dello scomparso nella dimensione dell'amore cristiano esteso al di là della Chiesa: «Corghi si è sempre sentito legato da rapporti di fraternità con ogni uomo sull'esempio di Cristo. Nel gruppo dell'Azione cattolica in cui è cresciuto c'erano don Alberto Altana, don Dino Torreggiani, Antonio Grandi, Giuseppe Romolotti, Osvaldo Piacentini... Nutriva gli stessi sentimenti di amicizia per i cattolici di sinistra, come i fratelli Dossetti, e per i fascisti come Fulvio Lari, partito volontario per la guerra e morto in guerra in Grecia». Don Agostini ha sottolineato inoltre le sue ampie vedute, dimostrate dall'abilità con cui condusse a termine le missioni internazionali, prima fra tutte la liberazione di Régis Debray, affidategli dal Vaticano tramite il cardinale Sergio Pignedoli, nativo di Felina. Esse, a suo avviso, mal si conciliavano con l'angustia provinciale che caratterizzava allora la nostra città: «Corghi – ha rimarcato il sacerdote – si muoveva in un amplissimo orizzonte internazionale. Era sempre qualche passo avanti. Ha sfidato tante volte il fondo contadino della sua città. Pensava in grande e, perciò, subiva ironie continue. Molti risero quando fece attribuire il titolo di arcispedale al Santa Maria Nuova». Altra sua caratteristica, sottolineata da don Pignedoli, il realismo e il grande equilibrio: «Agì con moderazione in risposta all'eccidio di Carpineti. Nel 1956 inviò colonne di aiuti agli insorti ungheresi, ma senza insistere nella polemica anticomunista. Nel 1960 non fu approvata da tutti la sua partecipazione ai funerali dei cinque morti di Reggio Emilia». Corghi è stato ricordato, durante la cerimonia, anche da Loris Cavalletti, a nome della Cisl pensionati, e dai rappresentanti della compagnia Opera di Nazaret e dalla confraternita dei santi Girolamo e Vitale. (l.s.)

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