alla pulce
Lametta alla gola dell’agente condannato un detenuto
REGGIO EMILIA. Ha minacciato un agente con una lametta alla gola. Un fatto grave, avvenuto nel carcere la Pulce di Reggio, dove il detenuto ha tenuto sotto scacco gli uomini della penitenziaria. Il...
2 MINUTI DI LETTURA
REGGIO EMILIA. Ha minacciato un agente con una lametta alla gola. Un fatto grave, avvenuto nel carcere la Pulce di Reggio, dove il detenuto ha tenuto sotto scacco gli uomini della penitenziaria. Il caso è finito fortunatamente senza nessun ferimento, approdando poi davanti al giudice Simone Medioli Devoto, che ha emesso una sentenza di condanna a 8 mesi per Mohamed Jella, 30enne tunisino imputato per violenza e minaccia a pubblico ufficiale. Il detenuto, difeso dall’avvocato Mario Di Frenna, era stato poi disarmato della lametta dai colleghi dell’agente della penitenziaria, che se l’era cavata con un bello spavento.
Gli episodi violenti tra detenuti e nei confronti degli agenti avvengono con una certa cadenza all’interno del carcere reggiano, dove da tempo sono state azionate le sirene dai sindacati di categoria, che chiedono aiuto e più agenti. A inizio processo Aemilia - che occupa parte sostanziosa del personale - il dipartimento di Roma aveva promesso 32 poliziotti in più, mentre da quello di Bologna ci venivano inviati ad ogni udienza 12 unità in supporto. Da Roma non era più arrivato nulla mentre anche le 12 unità di Bologna non ci sono più. Il risultato che è la situazione di sottorganico, resa più evidente dagli impegni del processo Aemilia, è peggiorata. Il sindacato autonomo di polizia penitenziaria, il Sappe, ha fatto più volte il punto sulla difficile condizione di lavoro dei colleghi.
Quest’estate un 28enne detenuto tunisino si è tolto la vita facendo scattare un ulteriore allerta. Secondo i dati ufficiali del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, riportati dal Sappe, nella casa circondariale di Reggio ci sono statistiche poco invidiabili. Come il rapporto tra poliziotti presenti (121) e gli agenti di cui ci sarebbe bisogno (245). Il carcere avrebbe bisogno anche di psicologi e assistenti sociali, come ribadito recentemente dal vice sindaco Matteo Sassi, che ha la delega al welfare, interviene nell’emergenza che ha coinvolto la Pulce in questi ultimi mesi. (e.l.t.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Gli episodi violenti tra detenuti e nei confronti degli agenti avvengono con una certa cadenza all’interno del carcere reggiano, dove da tempo sono state azionate le sirene dai sindacati di categoria, che chiedono aiuto e più agenti. A inizio processo Aemilia - che occupa parte sostanziosa del personale - il dipartimento di Roma aveva promesso 32 poliziotti in più, mentre da quello di Bologna ci venivano inviati ad ogni udienza 12 unità in supporto. Da Roma non era più arrivato nulla mentre anche le 12 unità di Bologna non ci sono più. Il risultato che è la situazione di sottorganico, resa più evidente dagli impegni del processo Aemilia, è peggiorata. Il sindacato autonomo di polizia penitenziaria, il Sappe, ha fatto più volte il punto sulla difficile condizione di lavoro dei colleghi.
Quest’estate un 28enne detenuto tunisino si è tolto la vita facendo scattare un ulteriore allerta. Secondo i dati ufficiali del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, riportati dal Sappe, nella casa circondariale di Reggio ci sono statistiche poco invidiabili. Come il rapporto tra poliziotti presenti (121) e gli agenti di cui ci sarebbe bisogno (245). Il carcere avrebbe bisogno anche di psicologi e assistenti sociali, come ribadito recentemente dal vice sindaco Matteo Sassi, che ha la delega al welfare, interviene nell’emergenza che ha coinvolto la Pulce in questi ultimi mesi. (e.l.t.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
