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Sassi verso Pisapia In bilico l’adesione con gli Art 1-Mdp

di Leonardo Grilli
Sassi verso Pisapia In bilico l’adesione con gli Art 1-Mdp

Decisiva la spaccatura fra D’Alema e l’ex sindaco di Milano   «Si deve lavorare a un progetto unitario del centro sinistra»

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REGGIO EMILIA. Ciò che accade fra i partiti a livello nazionale non si riflette sulla Giunta. È un mantra ripetuto più volte dai membri della squadra di Vecchi e, se questo è vero su un piano amministrativo, lo è un po’ meno a livello politico. Di passaggi, in Sala del Tricolore, ce ne sono già stati in precedenza. Ultimi, e più sostanziosi, quelli dal Pd a Mdp che hanno coinvolto anche due assessori reggiani. E proprio uno di questi, il responsabile del Welfare e braccio destro del sindaco, Matteo Sassi, starebbe ora riflettendo su un ulteriore cambiamento.

Al vicesindaco non sono piaciute le ultime decisioni in Parlamento dove, di fatto, Mdp è già in trincea contro il Governo Gentiloni. Un’alleanza con il Pd in chiave elettorale appare dunque sempre più improbabile per gli uomini guidati da Roberto Speranza ma il nome che è davvero “divisivo” è quello di Massimo D’Alema. Che probabilmente, piuttosto che allearsi con Renzi, preferirebbe ritirarsi per sempre a vita privata.

Un odio che non piace nemmeno all’ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia, la figura indicata da tutti i fuoriusciti Pd come quella che invece dovrebbe unire il centrosinistra, e quindi dialogare anche col segretario toscano. «Se Pisapia apre a Renzi – ha dichiarato lo stesso D’Alema pochi giorni fa – nega le cose che ha detto fino a ieri. È un problema di Pisapia con Pisapia, non con noi». E così ora c’è la possibilità che l’assemblea costituente di novembre venga fatta anche senza Campo progressista. Ma tutto questo come si riflette su Reggio Emilia? La motivazione è un misto di personalità e ragionamenti politici.

Sassi non è mai stato, anche per indole, l’uomo delle divisioni nette e della negazione personalistica del dialogo. Una caratteristica che si era già vista quando, invece che aderire a Sinistra Italiana dopo lo scioglimento di Sel, era passato a Mdp. All’epoca molto più aperto al dialogo con il Pd. E ora che il suo partito si avvia sempre più verso una insanabile spaccatura con Renzi, e con lo stesso Pisapia, si ripropone per il vicesindaco lo stesso problema. «Almeno fino ad oggi – spiega Sassi, e quel “fino ad oggi” vale come una mezza firma su un documento di separazione – lo spirito di Mdp e Campo Progressista è stato quello di riattivare un nuovo centrosinistra quale soggetto aperto, plurale, laico e democratico. Il primo dovere di ogni persona di sinistra infatti è evitare l’affermazione delle destre e del populismo che oggi sono forze nazionaliste, protezioniste e xenofobe. Allo stesso modo la sinistra non può guardare agli anni Novanta e al blairismo di ritorno come ha fatto Renzi sin qui. Le persone chiedono maggiore equità sociale, protezione e tutele dai rischi, compresi quelli del libero mercato».

Eppure per sconfiggere le destre è necessario restare uniti. Creare quel “centrosinistra allargato” che includa anche il Pd. Possibilità paventata solo dal leader di Cambiamento Progressista. «Vorrei che si lavorasse a un progetto unitario della sinistra – prosegue Sassi – fino all’ultimo momento. La scelta è tra un Paese che diviene laboratorio europeo di politiche autoritarie e nazionaliste e un’Italia invece aperta, progressista e democratica. Non ci saranno terze o quarte vie. Il nome di D’Alema qualche mese fa tutti avevano paura a pronunciarlo perché era sconveniente, io fui il primo a dire che stava facendo una cosa giusta perché sul finire della sua carriere aveva aperto una porta a sinistra, lui che ne aveva chiuse tante. Mi sono sbagliato sul fatto che fosse a fine carriera, non può essere lui l’uomo che dà le carte».

Superare le politiche renziane resta sempre un punto fermo per il vicesindaco («penso in particolare alla necessità di rifondere dignità e centralità al lavoro») ma la priorità resta «impedire un governo delle destre nazionaliste. La democrazia non è un gioco da tavolo ma un processo continuo che vive forti cadute e regressioni, talvolta non facilmente reversibili. Difendere i principi democratici e liberali, assieme a quanto resta (ed è tanto) dello Stato sociale, è una precondizione per ogni ulteriore affermazione politica e culturale della sinistra. Ciò che manca è una figura capace di coinvolgere vaste anime della società, come l’associazionismo o i movimenti sindacali, dentro una visione politica progressista e laica ma che abbia ambizione di governare il paese».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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