Gazzetta di Reggio

Reggio

Morto da latitante, riesumata la salma di Mirio Spaggiari

Morto da latitante, riesumata la salma di Mirio Spaggiari

Novellara, la tomba del mistero: la Procura di Mantova ha chiesto l’esame del dna per accertare che le spoglie siano realmente quelle dell'imprenditore di 66 anni, accusato di truffe milionarie

3 MINUTI DI LETTURA





NOVELLARA. Nel marzo scorso venne sepolto nel cimitero di Novellara senza troppa pubblicità. Comprensibile, visto che il 66enne Mirio Spaggiari era deceduto da latitante in Croazia, inseguito dalla giustizia italiana per una serie di truffe milionarie. Ora qualcuno deve aver messo in dubbio persino la veridicità della sua morte, tanto che giovedì scorso, 5 ottobre, la salma è stata riesumata, alla presenza dei carabinieri. Nei giorni precedenti la Procura di Mantova aveva chiesto al Comune di Novellara gli atti relativi al defunto.

[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.4457999:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2012/05/04/news/ms-evasi-al-fisco-580-milioni-1.4457999]]

Secondo Telereggio, che ieri ha diffuso la notizia, la Procura di Mantova avrebbe richiesto l’esame del dna per accertarsi che nella bara ci fosse effettivamente l’imprenditore ricercato. Gli esiti dell’esame non sono ancora stati resi noti. Nel frattempo la lapide è stata rimessa al suo posto. In paese c’è chi si ricorda quando a fine aprile arrivarono due donne dell’Est per occuparsi di seppellire, con discrezione, una salma.

Mirio Spaggiari, classe 1951, a lungo residente a Virgilio di Mantova, era titolare della catena di abbigliamento MS, finita nel mirino della Guardia di finanza, carabinieri e polizia.

Il novellarese era stato arrestato nel 2010 con l’accusa di aver architettato una frode da 300 milioni di euro con una rete di società in tutta Italia. All’epoca era stato catturato mentre da latitante rientrava in Italia dal valico di Fernetti (Trieste). In seguito era riuscito a fer perdere nuovamente le sue tracce, finendo latitante in Croazia, con un mandato di cattura internazionale sulle spalle.

[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.452145:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2010/11/16/news/dal-maglificio-fallito-a-60-negozi-1.452145]]

L'indagine della guardia di finanza aveva permesso di sequestrare decine di appartamenti e terreni, 2,5 milioni di valore nelle province di Reggio, Mantova, Modena, Bergamo, Genova e Brindisi.

Il reato contestato al momento dell’arresto era una frode al Fisco da 300 milioni. Ma quella era solo una parte del complesso meccanismo messo in piedi da Spaggiari. La guardia di finanza di Mantova in seguito aveva scoperto che Spaggiari aveva creato in tutto 28 società - tutte in breve tempo fatte fallire - che servivano a esportare numerose partite di abbigliamento in Siria e Giordania. Questi erano i clienti finali, ma le tappe intermedie, dove far perdere le tracce e la documentazione delle società originarie, erano Serbia, Montenegro, Croazia e Ucraina.

Spaggiari creava una società (quasi tutte tra l'altro riportano le sue iniziali o parte del suo nome e cognome e data di nascita), poi la trasferiva magari a Roma, da qui in Montenegro o in Serbia e, disperdendone i registri contabili, non versava nulla al Fisco.

Consegnata la merce ai clienti (siriani e giordani che tra l'altro spesso pagavano con cambiali locali sconosciute alle nostre banche) e compiuta la truffa, la società veniva fatta fallire in modo da confondere ancor più le acque. Gli amministratori erano tutti prestanome. (j.d.p.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google