Parmigiano Reggiano, un freno ai prezzi
La differenza con il Grana Padano supera i 3 euro: timori per l’effetto sulle vendite. Oggi l’assemblea voterà la franchigia
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REGGIO EMILIA. Oggi il Consorzio del Parmigiano Reggiano testerà la coesione della base sociale dopo il cambio al vertice che ha visto il passaggio della presidenza dal reggiano Giuseppe Alai al parmense Nicola Bertinelli. Alle 10 a Modena Fiere ci sarà infatti l’attesa assemblea generale del consorzio al cui ordine del giorno c’è la proposta di applicazione franchigia per l’anno 2017. Attualmente la quota di produzione deliberata per il 2017 è stata dichiarata di 17.620.000 quintali di latte. In agosto i dati in proiezione mostravano il 4,7% di produzione in più, nonostante una stagione segnata dalla siccità che avrebbe dovuto penalizzare la produzione di latte (che in effetti è calata in media del 20%). A settembre il dato dovrebbe essersi attestato sul 5%. La proposta del cda all’assemblea sarà quella di concedere una franchigia del 3%. Con la franchigia si stabilisce il volume dell'eccedenza produttiva non assoggettata alla contribuzione aggiuntiva (5 euro per quintale latte sino al 3% di esubero, per arrivare gradualmente sino a 20 euro nel caso in cui la produzione eccedente superi il 9%) fissata dal Consorzio a carico dei caseifici in caso di superamento degli obiettivi assegnati.
Una decisione non semplice ma già presa all’unanimità dal consiglio, su un tema che è sempre dibattuto. Il motivo è in parte legato alla privazione di risorse economiche per il Consorzio. Infatti nel caso di franchigia a 0, il Consorzio riceverebbe dalle aziende circa 10.200.000 euro per lo splafonamento. Se l’assemblea darà oggi l’assenso per la franchigia al 3% - sulla quale non ci sono grossi dubbi - l’introito per il Consorzio scenderebbe a 6.600.000 euro. Per il singolo caseificio, che paga a seconda della percentuale di splafonamento, il 3% significherebbe non pagare nulla dallo 0 ed il 3%. Da lì in su si pagherebbe invece quanto previsto in maniera progressiva. Le risorse così ottenute vengono normalmente utilizzate per la promozione e la difesa del formaggio Dop, anche per compensare gli affetti di un aumento produttivo.
La questione scottante collegata anche alla franchigia riguarda il prezzo sostenuto e stabile (il 12 mesi è battuto tra i 9,45 ed i 9,70 euro alla borsa di Milano), con un 12% in più rispetto ad ottobre 2016 (dati Clal). «Ma soprattutto con un differenziale rispetto al Grana Padano che supera ormai i 3 euro, fattore di rischio che potrebbe ridurre le vendite» ha spiegato martedì sera a Poviglio Riccardo Deserti, direttore del Consorzio ospite della sera con allevatori e casari organizzata dal comune. La tentazione di produrre di più con prezzi alti è notoria, ma l’effetto bolla sembra essere dietro l’angolo qualora non si stia attenti. Almeno fino a fine anno il rischio dovrebbe essere controllato, in considerazione di una maggiore richiesta in vista delle festività natalizie.
Una decisione non semplice ma già presa all’unanimità dal consiglio, su un tema che è sempre dibattuto. Il motivo è in parte legato alla privazione di risorse economiche per il Consorzio. Infatti nel caso di franchigia a 0, il Consorzio riceverebbe dalle aziende circa 10.200.000 euro per lo splafonamento. Se l’assemblea darà oggi l’assenso per la franchigia al 3% - sulla quale non ci sono grossi dubbi - l’introito per il Consorzio scenderebbe a 6.600.000 euro. Per il singolo caseificio, che paga a seconda della percentuale di splafonamento, il 3% significherebbe non pagare nulla dallo 0 ed il 3%. Da lì in su si pagherebbe invece quanto previsto in maniera progressiva. Le risorse così ottenute vengono normalmente utilizzate per la promozione e la difesa del formaggio Dop, anche per compensare gli affetti di un aumento produttivo.
La questione scottante collegata anche alla franchigia riguarda il prezzo sostenuto e stabile (il 12 mesi è battuto tra i 9,45 ed i 9,70 euro alla borsa di Milano), con un 12% in più rispetto ad ottobre 2016 (dati Clal). «Ma soprattutto con un differenziale rispetto al Grana Padano che supera ormai i 3 euro, fattore di rischio che potrebbe ridurre le vendite» ha spiegato martedì sera a Poviglio Riccardo Deserti, direttore del Consorzio ospite della sera con allevatori e casari organizzata dal comune. La tentazione di produrre di più con prezzi alti è notoria, ma l’effetto bolla sembra essere dietro l’angolo qualora non si stia attenti. Almeno fino a fine anno il rischio dovrebbe essere controllato, in considerazione di una maggiore richiesta in vista delle festività natalizie.
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