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Anagrafe di Cutro, un rogo e carte d’identità gratuite

di Tiziano Soresina
Anagrafe di Cutro, un rogo e carte d’identità gratuite

Il pm Ronchi svela l’incendio, si indaga in Calabria sul forte “buco” in Comune

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REGGIO EMILIA. Un incendio e lo scandalo delle carte d’identità in pratica regalate agli utenti. Al centro di queste due vicende sempre il servizio anagrafe del Comune di Cutro.

LE FIAMME. A rivelare il rogo è stato – martedì – il pm Beatrice Ronchi, spiegando come abbia faticato («Compatibilmente con i vari danneggiamenti e incendi che hanno subìto gli uffici dell’anagrafe di Cutro») a ricostruire i rapporti di parentela di Maria Sergio (moglie del sindaco Luca Vecchi, dirigente all’urbanistica prima a Reggio Emilia per dieci anni ed ora in Comune a Modena) indicati dal pentito Antonio Valerio per alludere alle origini dell’ingegnere che proprio per questo – a suo dire – avrebbe fatto dei favori a degli imprenditori edili cutresi.

L’AMMANCO. Ma danni e fiamme non sono stati l’unico problema per l’anagrafe di Cutro perché, come “rimbalza” dalla Calabria, un processo è entrato nel vivo di quanto ha scoperto il commissario prefettizio Carolina Ippolito: mancavano circa 11mila euro di diritti segreteria per il rilascio delle carte d’identità nel periodo fra febbraio 2011 e dicembre 2014. Oltre 2.300 carte d’identità non pagate dai cutresi.

E sotto processo è finito un impiegato dell’ufficio anagrafe (per peculato), uscito però indenne perché era in atto un “andazzo” (confermato da non pochi testimoni), cioè che per le carte d’identità non si dovessero versare i cosiddetti diritti di segreteria (5,16 euro).

Come ha spiegato in aula l’avvocato difensore Luigi Colacino, le carte d’identità risultavano rilasciate tutte dallo stesso dipendente comunale in quanto su quell’unico computer del servizio accedevano, per comodità, tutti con la password della persona finita a processo. In udienza la giustificazione un po’ di tutti è stata quella che i diritti di segreteria non venivano chiesti ai meno abbienti, inoltre è emerso che amministratori e dirigenti del Comune avevano ottenuto l’esenzione.

Addirittura è stato appurato che a Cutro si era deciso di far pagare lo stesso diritto di segreteria sia per una nuova carta d’identità che per il rinnovo, mentre la legge prevede due costi diversi (5,16 euro per una nuova emissione, 10,32 euro per il rinnovo). Spunti testimoniali che hanno portato all’assoluzione dell’impiegato comunale.

NUOVE INDAGINI. Ma la vicenda – sul piano giudiziario – non è finita qui. Su richiesta del pm Gaetano Bono, è stata disposta la trasmissione degli atti alla Procura della Corte dei conti (per verificare l’esistenza di un danno erariale) e alla Procura di Crotone per verificare se vi siano responsabilità penali di dirigenti e responsabili di settore che avevano avallato questo “andazzo” uscito prepotentemente dal processo in tribunale a Crotone nel giugno scorso.

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