Dagli scavi a Canossa spunta la “Scala del Perdono”
Avviate le ricerche archeologiche ai piedi della rupe di Matilde. Emergono i muri dell’ingresso principale del castello
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CANOSSA. Dagli scavi ai piedi della storica rupe di Canossa, iniziati lunedì scorso, stanno venendo alla luce reperti importantissimi, tra cui opere murarie e, soprattutto, tracce di scalini che potrebbero rimandare alla celebre “Scala del Perdono”, percorsa dall'imperatore Enrico IV, quel sabato mattina innevato del 28 gennaio 1077, per essere ammesso al cospetto e perdonato da papa Gregorio VII nella sovrastante Chiesa di Sant’Apollonio.
La lunga discussione sul progetto, i protocolli d'intesa tra i vari enti, le richieste di autorizzazioni, i vari rinvii hanno finalmente lasciato il campo agli archeologi. Che, armati di antiche mappe e forti di lunghi studi di storia e di incessanti ricerche di archivio, finalmente hanno impugnato cazzuola e pennello per scoprire quelli che si ritengono i luoghi calpestati mille anni fa dalla storia di Matilde. E' un progetto grandioso che corona anni di crescente attenzione attorno al castello di Canossa, che ormai la storiografia mondiale considera cuore di Europa, spartiacque tra il Medioevo e la storia moderna.
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Il progetto, articolato in otto lustri, vanta autorevolissimi artefici: il Cai nazionale, il suo comitato scientifico, la sezione Cai di Reggio Emilia, l'Università Alma Mater Studiorum di Bologna e l'Università degli studi di Verona, con l'approvazione del ministero dei beni culturali e del Polo museale regionale, oltre ad autorevolissimi partner, a partire dal Comune di Canossa, dal Parco nazionale dell'Appennino tosto-emiliano Mab Unesco e la Società reggiana di archeologia, con il sostegno finanziario del Lions Club Ariosto di Albinea e del Lions Club Canossa Val d'Enza.
I lavori sul campo vedono la presenza di professori dell'Università di Bologna e di Verona e di un buon numero di studenti delle facoltà di Archeologia, tra i più preparati dei due atenei. Questi esperti sono poi supportati dai volontari del Cai di Reggio Emilia.
Gli scavi sono iniziati lunedì scorso ed è sorprendente come da subito, tolti rovi e il fitto sottobosco, siano apparse le prime strutture sul lato Est della rupe. Strutture di uelle che potrebbero essere l'originale portale d'accesso e il percorso di salita alla rupe matildica.
Affascinante e densa di emozione pare la localizzazione degli scalini e di quello che, con ogni probabilità, era l’ingresso principale del castello. Gli scavi proseguiranno sino alla fine di ottobre.
Già nelle mappe di centoquaranta anni fa, si fa riferimento alla Scala del Perdono, quando don Gaetano Chierici, a nome del Cai di Reggio Emilia e Parma, a partire dal 1877, avviò gli scavi alla sommità della rupe che portarono alla luce le strutture sepolte del castello matildico e determinarono successivamente l'istituzione dell'attuale museo nazionale Naborre Campanini.
Saranno gli sviluppi degli scavi, ma soprattutto le relazioni scientifiche dei ricercatori universitari, a confermare o meno le ipotesi sui reperti venuti alla luce in questi giorni, oppure a portare su altre ipotesi, probabilmente non meno affascinanti.
In tanti si stanno offrendo volontari per assistere ed aiutare gli archeologi negli scavi ai piedi della rupe di Canossa. A breve inizieranno anche le visite guidate al cantiere e le attività didattiche per le scuole.
L'occasione è ghiotta, anche perché Canossa è uno di quei luoghi dove si è fatta la Storia con la S maiuscola. Vivere in diretta l'emozione di scoprire più da vicino quei luoghi richiama antiche letture di Heinrich Schliemann negli scavi di Troia, il fascino della scoperta di nuove Domus a Pompei o di antichi edifici a Roma.
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